Blog della rivista Out, musica e arte visiva dal 1998 ;)

Raffica di Giugno ’15 (ambient… ambient…)

Tre dischi diversi e antimelodici, tre tappezzerie sonore che vorrebbero emergere dalle pareti. Che dire: ambient… ambient…

dedicato ad Alexia

dedicato ad Alexia

EvilTwin, “Ayin” (2015)

Gli ultimi a essere tornati dal Marocco, imbevuti di qualsiasi cosa erano questi signori qui, che provavano a fare “fusion”, ‘na bella world music da volerci tutti bene senza tirarsi le bombe in nome dello spirito mediterraneo, pure che i Tedeschi non hanno il Mediterraneo, ma vabè sorvoliamo. Musica Maestro:

AYIN coverI Dissidenten, che tempi! Pensavamo di essere felici, e i loro dischi non erano niente male.

Ora che le sponde del mare si sono allontanate e le distanze sono piene di pensieri di morte, è una bella idea vedere se si può fare ancora un giro altrove e ispirarsi. Ci provano gli Evil Twin, ma i territori sono quelli della trance elettronica, dei battiti e dei colpi baritonali dei campioni in cui il suono del Lud (“Jawa”) è un riverbero lontano di un sogno, non realtà pulsante. Un Maghreb subliminare e sognato, con quelle voci che fanno un po’ Enigma (“Incenso, pt I e II”), ma meno ruffiani.

Le edizioni Shit Music For Shit People ne azzeccano un’altra. Faccio prima ad abbonarmi a tutte le loro uscite: non sbagliano un disco, pazzesco.

PAGINA FACEBOOK: https://www.facebook.com/EvilTwinItaly?fref=ts

Cover

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Eon, “Low Key” (2014)

Parlare a me di “library music” è sfondare una porta aperta: quel pochino di beat strumentale, colonne sonore anni ’60 e musica da film, che mi è capitato di ascoltare e non possedere, mi manda ai matti. Avevamo fior di musicisti, arrangiatori, jazzisti, orchestre, gruppi che registravano nastri su nastri di musica da ripescare e riusare per sonorizzazioni, documentari e servizi giornalistici. Libertà assoluta e gemme assurde, dischi per addetti ai lavori, gente come Morricone e Umiliani che limava splendidi lavori misconosciuti.

Gli Eon partono da questa solida tradizione portando una sensibilità post-rock, fatta di laghi di suono e beats dilatati (“Seeds”, “Soon”), vaghissimi guizzi chopeniani (“I almost forgot”), compongono nuova musica per immagini possibili. Bene, bravi, bis. Attendo altro: w la library music!

SITO INTERNET: www.eonbeginning.com

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/Eonbeginning

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coverLilia, “Clepsydra” (2015)

La mia perplessità davanti a questo disco viene innanzitutto dalle premesse di questo “concept” elettronico, che si rifà un po’ a certe storie passate (“Felona e Sorona” delle Orme) figlie di un’altra cultura e di un’epoca in cui le metaforone erano ancora ammesse e produttive. La storia intergalattica del pianeta Clepsydra viene declinata prima su toni quasi drum’n’bass vagamente Lamb/Portishead, con almeno un paio di pezzi interessanti, con una acidità e evasività interessanti, per poi spostarsi in una sorta di synt-pop meno produttivo.

L’effetto iniziale scema e vien voglia di passare ad altro. Ciao.

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/liliamusic?fref=ts

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MetalRece: Velaverante, “My Dark Images” (EP, 2015)

by DOOM

My_Dark_Images_coverUff che caldo! Giornate afose, umide, appiccicose, collose. Gore di sudore che mi tappezzano la tshirt bianca dei Metallica. Un viscidume di aria! La stizza mi sprizza come un zampillio di una pompa che irriga i giardini! Sarà l’effetto serra a produrre questo clima patologico? Allora che faccio… che devo fare immerso in un catino di acqua cioè il mio corpo innaffiato dai pori mi accendo lo stereo e mi metto ad ascoltare i Velaverante per refrigerarmi.

I Velaverante (dal latino “velare”, verbo “bendare”) vengono da Kirov, Russia. Il quintetto è attivo dal 2014 è propongono un poderoso e sinfonico Gothic Metal pieno di armonie incantate. Le melodie espressive, le atmosfere cupe e le immagini scure che permeano il lavoro sono tratteggiate con superba bravura. Un insieme di trame atmosferiche intessute per abbigliare la potente voce di Anna Egorova. Prima dell’EP che sto ascoltando My Dark Images, uscito a marzo di quest’anno i nostri sinfonici amici hanno pubblicato nel 2014 il singolo Jailed. Singolo ch’è incluso nei quattro pezzi che compongono l’EP. Il migliore del lotto per ispirazione ed esecuzione! Sembra uscito dalla penna magica dei Nightwish. Band musa ispiratrice insieme ai Within Temptation ed i Sentenced del sound dei Velaverante. L’idea cardine della band è il risveglio della fantasia. Il trasporto verso dimensioni incantate attraverso non solo armonie e note, ma e emozioni espresse in musica. Consigliato!

https://soundcloud.com/velaverante

Rrröööaaarrr: Slipknot

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by DOOM

Gli Slipknot sono una band di Nu Metal americana, nata a Des Moines (Iowa) nel 1995. La formazione iniziale risalente al 1993 non possedeva ancora un nome definitivo, da Ones, a Pyg System, a Meld, solo nel 1995 Slipknot (nodo scorsoio) diviene il nome ufficiale della band. Nel 1996 pubblicano il demo Mate. Feed. Kill. Repeat. un concentrato di violenza sia sonora che lirica poco apprezzato dai media per via delle liriche a limite dell’oltraggioso e dell’ indigesto sound. Un frullato di hardcore, industrial, rap, thrash, death e alternative metal. Nel 1998 arriva il secondo demo Slipknot Demo che viene inviato a numerose etichette e ottenne un grande successo su Internet. Successo che spinse il produttore Ross Robinson a far ottenere alla band un contratto con la Roadrunner Records. Il debutto omonimo esce nel 1999 ed è prodotto dallo stesso Robinson. In Slipknot c’è sostanza, quella ribollente e caotica miscela che brucia, difficile da descrivere come da incanalare sotto una singola etichetta. Chitarre a sette corde ultraribassate, batteria secca, vocals che alternano screaming a clean enfatizzate all’eccesso. Inoltre dal sound emergono influssi death metal e industrial, seppelliti da una sezione ritmica fittissima e strabordante. Nel 2001 è il turno di Iowa. Lavoro con una maggiore vena death metal. Difatti i riffs di chitarra presentano una marcata influenza di bands come: Slayer, Deicide, Fear Factory e Morbid Angel. Album che conferma tutte le premesse positive del primo full-length. Iowa, in sostanza, è la perfetta fusione delle due anime, melodica l’una, violenta l’altra. Nel 2004 viene pubblicato Vol. 3: (The Subliminal Verses). In Vol. 3 si trovano a convivere idee abbastanza diverse, ci sono pezzi estremamente duri e magari più tecnici e meno accessibili del “vecchio” standard della band, ma anche ballate acustiche che ricordano un po’ troppo i progetti solistici di Corey Taylor. All Hope Is Gone, è il quarto disco in studio della band che viene pubblicato nel 2008 dalla Roadrunner Records. Lavoro superiore al suo predecessore dove ne fanno da padrone serratissime ritmiche thrasheggianti condite d’assoli taglienti e sostenute da una sezione ritmica macina-tutto. Full-length che si fa ascoltare dall’inizio alla fine senza stufare mai. Il 24 maggio del 2010, in una stanza d’albergo a Urbandale nell’Iowa, viene ritrovato il corpo senza vita di Paul Gray bassista morto per un’overdose di morfina e di fentanyl. Dopo quattro anni di annunci e smentite di un imminente nuovo lavoro in studio, di interminabili cambi di line up e di adii pesanti nel 2014 esce il quinto album in studio .5: The Gray Chapter. .5: The Gray Chapter, è un buon disco: non raggiunge i fasti dei bei tempi andati, ma ci ripresenta comunque una band assolutamente credibile

L’alternative metal suonato dalla band include molti elementi rap metal e nu metal e si caratterizza per le influenze death e thrash metal, tuttavia molte canzoni risentono anche di influenze melodiche. Mentre i testi trattano argomenti come il nichilismo, la psicosi, la misantropia, l’oscurità, l’ira, l’odio e l’amore.

L’iconografia scenica degli Slipknot fu un’idea di Shawn Crahan, iconografia fatta di tute da lavoro, volti coperti da maschere macabre, grottesche e raccapriccianti, identificati esclusivamente da un numero da 0 a 8. Crahan decise anche che la band doveva avere tre percussionisti per ‘creare un vero e proprio muro sonoro’ arrivando così a nove elementi. Sono ritenuti uno dei gruppi più popolari della scena nu metal mondiale, nonostante i componenti non amano essere definiti come tali e si autodefiniscono semplicemente metal.

Doom

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C’era una volta il cartaceo…

Ebbene sì, Out era una fanzine, di quelle fotocopiate bene e impaginate meglio, di quelle piene di disegni sporchi e sperimentazioni a lavare; ogni tanto rifà capolino l’idea di rifarla, ma mancano alcuni tasselli e l’idea di distribuirla in PDF a noi puristi proprio non scende giù. Out aveva un suo pubblico e anche degli estimatori: primo fra tutti Gianluca Umiliacchi, che ha sempre lodato e difeso sia il prodotto che lo spirito che animava le pagine, fatte di libertà assoluta, anche quella di dire le cose più cupe e insolite, miste a qualche momento di tenerezza.

L’ottimo Gianluca, che ogni tanto fa capolino qui sul blog con le novità della Fanzinoteca d’Italia, ci manda una sua intervista alla fanzine Nuovemani sul mondo “alla ricerca di un proprio centro di gravità, non particolarmente permanente” delle produzioni amatoriali italiane di cui è indiscusso esperto e, facendoci arrossire fino agli alluci, dedica alcuni passaggi anche ad Out fanzine.

Il link per scaricare Nuovemani è questo (http://www.fanzineitaliane.it/nuovemani/index.php?lng=it&mod=download&pg=indice&c=2) ma per nostra vanità ne riportiamo sotto alcuni stralci. Grazie Gianluca!

Articolo-Fanzine-NUOVEMANI-14-2015-2

Recensione: Bobby Soul & The Bonobos, “L’insostenibile leggerezza del Funk” (2015)

indexIl libro feticcio di Kundera, un inizio lento, domande, dubbi: alto=bene/basso=male? E così via: luce è il bene, contro il male che è buio? E per caldo/freddo non siamo forse sicuri che sia il primo ad esser buono, non il secondo?

Con leggerezza e pesantezza come ci regoliamo? È la leggerezza che tende verso l’alto e l’infinito ad essere il bene o è migliore la pesantezza che ci fa vivere saldamente ancorati alla terra? Alla fine di quelle pagine sarà la seriosa forza dell’amore di Tereza a vincere sul libertinismo di Tomáš e sul suo essere più leggero dell’aria, ma in musica vince chi fugge nell’aria o no?

E come potevamo noi sperare che il soul e il funk potessero essere presi sul serio dell’Italia delle Locomotive proletarie poi rinnegate, dei cantautori barboni che poi han flirtato con i rasoi. Bobby Soul, a.k.a. Rag. De Benedetti, narra sul social come quando ai tempi dei Blindosbarra parlare di Funk, della leggerezza del ritmo “nero”, era reazionario e da denuncia al Comitato Centrale delle Anime Belle, un tradimento della pesantezza dei “compagni dai campi e dalle officine”, della chitarra e del romanesco o emiliano biascicato in nome del Popolo. Guai alla leggerezza, guai al Funk: James Brown era il cantante di Rocky e dei mutandoni a stelle e strisce. Ma guardatelo qui, guardate che pesante leggerezza…

Mi fa piacere che di certa attrezzatura ideologica ci si sia liberati con fastidio, altrettanto piacere che Youtube mi affranchi da anni di embargo e di pesantezze, e non si offenda l’ottimo Kundera, di leggerezza abbiamo bisogno come il pane e i Beatles.

Credere alle metafore è roba da liceali, perché è meglio affidarsi alle orecchie e ai neuroni, ma la “Donna Davanzale” dell’intro ci titilla col suo riposo sentimentale e il “Mi Muove” ci sposta i sentimenti e le gambe come i mobili nei traslochi; “Dacci dentro” stipula un contratto ludico col pubblico di dieci o trecento, a prescindere dai numeri, dai piedi che danzano; altrove Bobby souleggia e si fa confidenziale.

Un disco bello e mai banale questa sostenibilissima leggerezza del funk del Genovese De Benedetti, che fonde Ammerega e grande tradizione autoriale ligure (non so perché, ma mi scattano dentro certe canzoni del miglior Endrigo).

Kundera non se ne abbia a male: qui la leggerezza vince.

PAGINA FB

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MetalRece: SaturninE, “Mors Vocat” (2015)

by DOOM

COVER_SaturninE - Mors VocatTerror from Hell Records/ Elektroplasma Musik Records

I SaturninE cioè le SaturninE sono cinque ferali e fatali ragazze bolognese dedite al culto del doom metal sludge più scostumato e sudicio. Nate nel 2010 con all’attivo prima del debutto Mors Vacant uscito quest’anno (pubblicazione che ha avuto due vite: la prima nel 2014 in formato CD e nel 2015 in formato vinile) una demo uscita nel 2012. Demo molta apprezzata da Fenriz, guru del black metal made in Norge e capobastone dei temibili Darkthrone. Dopo la breve presentazione passiamo al sodo! Mi faccio coraggio e via per le vie malagevoli del nebuloso antro musicale delle SaturninE. Sei pezzi più una intro di acida cattiveria. Quaranta minuti tetri e agghiaccianti. Un rituale sabbatico, solforoso e mortifero. Sorretto da ritmiche catacombali che ti scaricano in faccia bordate rude e moleste ma non manca qualche passaggio prettamente psichedelico che cerca di stemperare il muro di soffocamento creato dalla voce in via di putrefazione della cantante Laura e dal suono pieno di fango che si sprigiona dagli incandescenti amplificatori della band. Anche la produzione è quella primigenia del genere: ultracompressa e limosa! Moloch, Fangs in the Flesh, Bones and Regrets e Crimson Sand è un quartetto d’attacco favoloso che lascia asfaltato la debole difesa dello scalognato ascoltatore! Lavoro viscerale. Abrasivo! Sempre convincente e coriaceo che puzza di sudore ascellare, di aria stantia, di passione e fede. Lavoro consigliato agli amanti dell’oscuro!

Il titolo è preso da una frase del poeta latino Ovidio, il quale in uno dei suoi componimenti scrive “Omnia sub leges mors vocat atra suas”, frase che viene ripetuta anche nell’intro dell’album, il cui significato in italiano è “La tenebrosa morte chiama tutte le cose sotto le sue leggi”.

Link

https://www.facebook.com/pages/SaturninE/122895697798357

https://saturninewitches.bandcamp.com/

https://www.facebook.com/ElektroplasmaMusik

http://www.elektroplasmamusik.eu/index.php/elektroplasma-news.html

Rrröööaaarrr: Killing Joke

by DOOM

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I Killing Joke sono una band di industrial metal inglese. La band viene formata nel 1979 dal cantante Jaz Coleman, dal batterista Paul Ferguson, dal chitarrista Geordie e dal bassista Martin “Youth” Glover. Seguaci dell’art rock nevrotico dei Pere Ubu, ma anche del dark-punk spettrale di Siouxsie and The Banshees, i Killing Joke danno vita a tre singoli dirompenti, che li portano alla ribalta nella scena underground britannica. “Are You Receiving” risente ancora dell’onda lunga del punk, mentre l’ossessiva “Requiem” e la robotica “Wardance” mettono subito in luce la peculiarità del loro sound. Un sound da incubo post-industriale, costruito su tessuti elettronici distorti, sulla cadenza meccanica del basso e sul canto gridato e angosciante di Coleman. Liriche profetiche, funeree e desolate completano il quadro. L’album d’esordio Killing Joke (1980) è la idealizzazione di questo stile, in bilico tra hard-rock e new wave, punk e gothic-rock. La sua violenza nasce da un connubio tra martellanti suoni dance, strati di puro rumore industriale e punk metallico, scossi da feroci percussioni tribali e combinati con melodie semplici, nello stile della new wave più classica. Il secondo album, What’s This For (1981) propone un pugno di brani distorti, che si snodano su basi elettroniche e battiti tribali. Le sonorità violente e metalliche degli esordi si stemperano progressivamente in canzoni pop-dark con cadenze sempre più ballabili, seppur immerse sempre in atmosfere gelide e depresse. Revelations (1982) e Fire Dances (1983), due nuovi lavori dove i toni selvaggi vengono ulteriormente addomesticati. Con Night Time (1985) si completa l’addomesticazione: la violenza si dissolve in un clima di malinconica tristezza. Il nuovo corso prosegue con il sofisticato Brighter Than a Thousand Suns del 1986, che mescola pop melodico e ambientazioni onirico-spettrali. I Killing Joke ritrovano nuova linfa, grazie all’arrivo del batterista Martin Atkins con il nuovo innesto in formazione i KJ incidono nel 1990 Extremities, Dirt & Various Repressed Emotions. Atkins porta in dote il caos ritmico e il senso di smarrimento tipici dei Pil, marcando la tragicità già insita in brani. Con Murder Inc (1992), i KJ orfani di Coleman, tendono di aggiornare il funk e l’hip-hop in chiave rock. Il cantante torna invece su Pandemonium (1994), album incerto che non sa decidersi tra elettronica rarefatta dei Tangerine Dream o l’hard-rock dei Led Zeppelin. Democracy (1996) il nuovo lavoro rivela a tratti qualche lampo degli anni d’oro. Di nuovo sulle scene dopo sette anni di silenzio, i KJ sfornano Killing Joke nel 2003, disco ammantato di sonorità moderne, ma con una inconfondibile matrice anni Ottanta che attizza vecchie nostalgie represse nei fan degli Eighties. Hosannas From The Basements Of Hell (2006) è un’inaspettata prova di vitalità. I nostri industriali sfornano una massiccia raccolta di 62 minuti piena di inni da battaglia urbana come solo loro sanno confezionare. Confermando un ritrovato stato di forma e una urgenza espressiva che affonda le radici nella carne violenta del degrado sociale e politico. Nel 2010 è la volta di Absolute Dissent. L’impatto del lavoro è senza dubbio gradevole nel complesso. Lavoro che marca l’assenza di partiture industrial realmente incisive e la ridotta impulsività punk ed evidenzia l’ardito ancoraggio della band alle partiture post/thrash. Nel 2012 esce MMXI, lavoro composto da brani monolitici di rock pesante virato al post/thrash.

I KJ con il loro ibrido di veemenza hardcore/post-thrash e desolazione dark, fatto di ritmi tribali, suoni meccanici ed elettronica distorta hanno posto le basi per la nascita della musica industrial influenzando bands come: Nirvana, Ministry, Nine Inch Nails, Napalm Death, Big Black, Tool, Prong, Metallica, Primus, Jane’s Addiction, Soundgarden, Faith No More, Deftones, Voivod, Korn e Helmet.

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