Blog della rivista Out, musica e arte visiva dal 1998 ;)

Out e la Fanzinoteca

settembre 13, 2016 1 commento

di Claudia Amantini

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Out è nato nel ’98, grazie a sinergie di persone con passioni comuni, si è evoluto, si è esteso, si è modificato… ma da principio era carta, era Fanzine. L’incontro con Gianluca Umiliacchi cosa quasi scontata quanto casuale.

Oggi, dopo anni, Out si veste solo di blog, abbraccia più la Musica, frulla&rimastica e rimugina. L’idea di tornare Rivista, magari Pdf, aleggia (e concretizziamo! ndWM). E intanto il tutto prosegue, di mezzo nascon cose. La più recente la maglietta Out ideata da Mastro Flok. Autocelebrazione forse, ma di tanto in tanto serve anche quella. E poi Gianluca, per tutti “Bastian Contrario”, che dapprima crea l’Archivio Nazionale Fanzine Italiane (1999), un archivio con più di seimila pezzi di Fanzine dagli anni ’60 ad oggi, poi l’Associazione Fanzine Italiane (2005), unica nel suo genere, e da lì riesce a dar vita alla Fanzinoteca d’Italia (2010), altra realtà unica. La Fanzinoteca raccoglie l’Archivio dell’Associazione, una miriade di Fanzine, una struttura vera e propria con sede in via Curiel a Forlì. Una biblioteca di Fanzine.

Le strade di Out e di Gianluca si sono spesso incrociate, strade ricche di passione e di divertimento, mostre, collettive, progetti. Strade che senza appuntamento si rincrociano spesso. E chissà cosa potrà poi nascere.

Music Report: Cat Power (Cesena, 6 Settembre)

settembre 12, 2016 Lascia un commento

di Claudia Amantini

Il panorama musicale è ricco di splendidi voci, ma poche veramente sanno far “tremare”. Chan Marshall, in arte Cat Power, rientra sicuramente tra queste. Incontri casuali come per “What Would The Community Think?”, un concerto di anni fa a Roma (molti, molti anni fa), una vena dark-folk che batte forte e ti entra sottopelle. E poi arriva Cesena, finisce l’estate, al posto del sole pioggia, al posto della splendida cornice, la Rocca Malatestiana, ci si rifugia ad un posto al chiuso, Teatro Verdi, che a suo modo sa creare quell’atmosfera d’intimità.

14249271_1163635090371078_280993764_nPerché di concerto intimo si è trattato. Un concerto in solo, lei che il palco lo sa tenere. Divisa tra chitarra e piano. Segni al fonico che non recepiva, il “scusate” rivolto al pubblico, le ballate malinconiche, i sorrisi genuini e imbarazzati. Emotività che scivola via in un mix di canzoni magnetiche, cupe, delicate, penetranti. Il suo ultimo lavoro, Sun, risale al 2012 e in attesa del nuovo il tour che passa anche dall’Italia… E Cesena con la sua rassegna Acieloaperto, tappa inconsueta, ha saputo accogliere nei migliori dei modi quella che, a merito, rientra tra le cantautrici al femminile, un outsider dei suoi tempi. Due ore intense, una canzone dietro l’altra, senza soste, senza bis. L’uscita di scena con un brano cantato a sola voce e un abbraccio simbolico rivolto al pubblico. Questa la Chan Marshall dell’età matura, con echi della Cat Power più timida e introversa.

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Rrröööaaarrr: Corrosion of Conformity

settembre 12, 2016 Lascia un commento

by DOOM

cocI Corrosion of Conformity (conosciuti anche con l’acronimo C.O.C.) sono una band di crossover punk metal formato a Raleigh nella Carolina del Nord nel 1983 per merito di Mike Dean (basso/voce), Woody Weatherman (chitarra) e Reed Mullin (batteria). Il loro primo album studio, Eye for an Eye, esce dopo i due split No Core 1982 / Why Are We Here? 1983 e la Demo ’84, ed è orientato verso sonorità hardcore punk, pubblicato nel 1983 da Caroline Records, per poi essere ripubblicato nel 1990. Poco dopo il cantante originario Eycke lascia la band e i C.O.C. non lo sostituiscono, e Dean e Mullin si alternano alla voce nel successivo Animosity 1985 Death Records. L’album presenta maggiori influenze thrash metal rispetto al suo predecessore, oltre ad una produzione più accurata, tuttavia i testi mantengono la loro aggressività politica. Nel 1987 i C.O.C ingaggiano Simon Bob Sinister (Ugly Americans) alla voce. Il primo album con il nuovo vocalist è l’EP Technocracy, uscito nel 1987 su Combat Records. Nel 1991 con l’album Blind la band si orienta definitivamente verso il metal. Definito come uno dei più importanti album heavy metal degli anni ’90. Dopo il successo commerciale di Blind i COC firmano per la Columbia Records, e la pubblicazione di Deliverance (1994) sancisce il definitivo abbandono delle radici hardcore punk e un deciso spostamento verso lo sludge metal, con molte tracce in power chord.

La band proseguì nell’esplorazione del nuovo sound nei successivi Wiseblood (1996) Columbia Records / America’s Volume Dealer, (2000) Sanctuary Records, l’album più commerciale della band, con una produzione più pulita e un sound generalmente più melodico. Nel 2005 i C.O.C pubblicano In the Arms of God sempre su Sanctuary Records. L’album presenta in parte un ritorno alle origini, con una rivisitazione in chiave modernista del punk metal. Dopo una pausa lunga sette anni esce Corrosion of Conformity (2012) per la Candlelight Records USA. Nell’album convivono un coacervo di stili e ispirazioni in certi fraseggi la band tenta il recupero delle origini hardcore punk della band, che però risulta tuttavia piuttosto blando. Sempre per la Candlelight Records USA nel 2014 rilasciano IX. Un lavoro che sicuramente piacerà a chi ama e ha amato la band per tanti anni, ma che in un contesto più ampio funziona e convince poco. I C.O.C nei trent’anni e passa di carriera hanno cambiato più volte il proprio stile musicale, passando dal crossover thrash degli inizi al thrash metal e poi allo sludge metal negli anni novanta, in una direzione maggiormente commerciale. In ogni modo sono considerati fra i padri fondatori del crossover thrash, ibrido tra hardcore punk e thrash metal. Le influenze principali della band provengono prevalentemente dall’hardcore punk e dal thrash metal: Black Flag, Slayer, Motörhead, Metallica, The Stooges e Black Sabbath. Mentre le tematiche espresse dai testi dei C.O.C. sono rimaste pressoché inalterate nel corso degli anni protesta sociale, consapevolezza politica, individualismo, rifiuto della guerra e critica a capitalismo come modello economico.

Tra le band influenzate dai C.O.C troviamo invece Crowbar, Eyehategod, Backdraft e Raised Fist.

 

Metalrece: Riti Occulti+Paul Chain

settembre 9, 2016 Lascia un commento

by Doom

riti_occulti_hi_res_1tRITI OCCULTI – Tetragrammaton 2016
Nordavind Records & Triton’s Orbit / Against PR

Riti Occulti sono ritornati con il terzo album in studio intitolato “Tetragrammaton”, che uscirà il 7 ottobre 2016 per  la Nordavind Records & Triton’s Orbit. Concept album incentrato sul tetragramma biblico ch’è la sequenza delle quattro lettere ebraiche che compongono il nome proprio di Dio descritto nel Tanakh: in ebraico: יהוה? (yod, he, waw, he, da leggersi da destra a sinistra).
Gli RO nascono a Roma nel 2011 da un’idea di Niccolò Tricarico e Ivano Mandola. Partendo dal duo basso/batteria, la band prende la sua impronta originale con l’apporto dei sintetizzatori di Luciano Lamanna e l’ingresso in formazione delle due cantanti, Serena Mastracco ed Elisabetta Marchetti. Il primo full length omonimo è una massa di riff monolitici che inghiottisce l’ascoltatore in un abisso di psichedelia orrorifica e di atmosfere ritualistiche. Una proposta musicale, quella dei Riti Occulti, incentrata su alcuni generi di riferimento quali il doom, il black metal e la psichedelia degli anni ‘70: una miscellanea di suoni ipnotici e di tematiche esoteriche. Nel 2012 esce “SECTA”, concept album sull’Alchimia nel quale ogni canzone è dedicata ad un elemento alchemico. Negli anni la band ha affinato e migliorato il proprio sound, diventando più ritualistico, psichedelico e greve, arricchito da massicce dosi liturgiche ed etniche. Tutta questa ricerca-maturazione la si può ascoltare nel nuovo Tetragrammaton che tutto sommato è un lungo ed affascinante viaggio nel ventre della bestia nera. Ho detto bene?

2013-1dPAUL CHAIN – Alkahest 2016
Minotauro Records / Against PR

Alkahest uscì nel 1995 per la Godhead Recordings sotto-etichetta della Flying Records e doveva rappresentare il tanto atteso salto di qualità che avrebbe permesso il realizzarsi delle aspettative di uno dei più promettenti protagonisti della scena italiana: ad accrescere il lustro del platter in questione c’era persino la prestigiosa ugola del grande Lee Dorrian (ex-Napalm Death, ex-Cathedral). Eppure l’impresa fatalmente fallì a causa dell’inaspettato fallimento della Flying. Per riportare alla luce questo monile del doom metal italiano ed internazionale, seppellito sotto una coperta di polvere e detriti causati dal cedimento strutturale della etichetta che doveva dare lo spintone giusto per proiettarlo nel firmamento della cult band, ci ha pensato la Minotauro Records, vecchia etichetta del Chain, con una prima ristampa nel  2013 e con la seconda a giugno scorso. ‘Alkahest’, uno dei lavori più completi ed emozionanti della discografia di Paul Chain.
“Alkahest”, che secondo gli alchimisti del Medioevo e del Rinascimento era la sostanza in grado di sciogliere qualsiasi materiale, compreso l’oro, pare aver paradossalmente dissolto con la sua uscita, oltre a un’intera casa discografica, anche quella che doveva essere una delle più grandi occasioni di Paul Chain. Siate buoni e tuffatevi nel cuore pulsante di questo lavoro senza maschera e boccaglio.

Pillole Settembre ’16

settembre 9, 2016 Lascia un commento

di Claudia Amantini

Luca Burgio e Maison Pigalle –“Vizi, Peccati e Debolezze” (New Model Label, 2016)
L’album di debutto di Luca Burgio nasce tra Sicilia e Spagna, omaggia Oscar Wilde, l’alcool e il fumo di sigarette, la notte e il gipsy jazz. “Vizi, Peccati e Debolezze”, trasuda jazz&folk, s’impregna di fisarmonica, assorbe fiati, sputa chitarre. Anche i testi sembrano nutrirsi della stessa atmosfera notturna, diretti ed espliciti, normalità e moralità concetti fumosi come i sogni dei poeti squattrinati… I riferimenti sonori abbracciano lo swing e il jazz dei club, la “Maison Pigalle” si occupa degli arrangiamenti e l’occhio strizza all’America disintegrata di Bukowski, alla Russia clandestina di Vysostky e alla Milano notturna di Capossela. Un album ricco di suoni&emozioni, immagini&parole… Sognatori senza patria, dimenticata per strada.

Night Gaunt – Jupiter’s Fall (Temple of Misery Records, 2016, 7”)

14202884_1159260607475193_505616790_oI Night Gaunt sono una band doom metal di Roma. Nati nel 2013 dalle ceneri degli Hypnos, il gruppo propone un doom tradizionale ispirato a Candlemass, Trouble e Solstice contaminato dall’oscurità e dalla violenza dei Celtic Frost. Tra il 2014 e il 2016 tante date live, un album omonimo ed ora  “Jupiter’s Fall”, Ep di due brani pubblicato sotto forma di singolo in vinile in edizione limitata. Le due tracce richiamano lutto e pesantezza, la prima (Jupiter’s Fall), più “melodica”, si rifà ad un racconto di Edgar Allan Poe (Morella); la seconda (Penance) calza in maniera più opprimente, trasuda rabbia e negazione. Un gruppo da tenere d’occhio. In Italia  la band aprirà il minitour dei Cauchemar (Can), qui le date:
26 ottobre – 360°, Roma
27 ottobre – Circus Club, Firenze
28 ottobre – 
14162761_1159260524141868_1097519444_nDel Toro – Storie di Schiavi e Sante (Diavoletto Netlabel, 2016)
Da Napoli a Bologna, in valigia rock Seventies e grunge anni ’90. La “grassa” Emilia che accoglie e nasce il loro primo Lp, Storie di Schiavi e Sante. Sonorità tipicamente rock, distorsioni e melodie, suoni “sporchi” ed emozioni. Come da titolo ogni brano racconta una storia, protagonisti la gente comune coi loro sogni, aspettative, desideri,… La fiducia nel futuro nonostante tutto. Ad aprire le danze Cenere, che è anche il primo singolo e come tale racchiude lo spirito dell’intero album.

Vita Romana: Alphonse Mucha al Vittoriano

Alphonse Mucha, Complesso del Vittoriano, Roma, 15-04-2016/11-09-2016

di Claudia Amantini

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14159961_1156647511069836_1489182229_nAlphonse Mucha, artista ceco, è considerato esponente di spicco, se non ideatore, dell’ Art Nouveau, pioniere di un nuovo linguaggio, quello stile liberty a cui anche Klimt deve molto. Le sue opere hanno segnato la storia della grafica moderna, hanno superano la “semplice decorazione” per approdare in territori più visionari&filosofici. Le sue Donne, dalle forme morbide e cariche di sensualità, celebrano la bellezza… E Roma non può far altro che spalancare le porte dedicandogli, per la prima volta, un’importante mostra. La personalità artistica di Mucha, fiorita nella Parigi della Belle Èpoque, esplode nelle sale del Vittoriano: manifesti, disegni, dipinti, lavori a pastello, gioielli e fotografie. Oltre duecento le opere esposte che compongono-percorrono la sua carriera artistica.

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14171810_1156644824403438_1900855560_nNon manca nulla, a iniziare dalle Donne, sorridenti e sinuose, coraggiose e fragili, forti e ambiziose, da Medea a Giovanna d’Arco; manifesti teatrali e pubblicitari che hanno portato alla creazione del caratteristico “stile Mucha”; lavori nati con la collaborazione di Georges Fouquet, celebre gioielliere francese, e il periodo americano caratterizzato dal teatro e dalle decorazioni; spiritualismo e filosofia in illustrazioni e pastelli; patriottismo che raccoglie i lavori eseguiti per il proprio paese prima e dopo la sua indipendenza; interessi umanitari rappresentati dal suo trittico (L’età della ragione, L’età della saggezza, L’età dell’amore), rimasto incompiuto, che chiude la mostra a mo’ di messaggio di pace universale.

La missione dell’arte è esprimere i valori estetici di ogni nazione seguendo la bellezza della sua anima. La missione dell’artista è insegnare alla gente ad amare questa bellezza.
(Alphonse Mucha)

Una bella mostra quella allestita a Roma, Complesso del Vittoriano, in collaborazione con la Fondazione Mucha per ricordare e far conoscere, per celebrare l’Arte, per testimoniare la bellezza.

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Recensione: Gli Ultimi Cosmonauti, “Sputnik1” (2015)

di Gaia Zangla

Sputnik1Ed eccomi qui a recensire un nuovo gruppo dopo mesi tra studio intensivo e troppe serie tv da recuperare. Durante la mia lunga pausa estiva, non avendo che fare, ho aperto la cartella sul desktop del mio computer rinominata “recensisci al più presto” e leggendo i tanti nomi dei gruppi da consultare, me n’è saltato agli occhi uno in particolare: Gli Ultimi Cosmonauti.

Devo ammettere che, ascoltando e riascoltando l’ep, il sound è la cosa che più mi ha colpito e piaciuto. Ho notato anche in qualche canzone qualche somiglianza con i Depeche Mode degli anni 2000, a maggior ragione per la presenza marcata della tastiera, e innanzitutto affinità con i Subsonica. La somiglianza con quest’ultimi si fa più radicata in “Tracce”, tanto è vero che è la canzone che preferisco in assoluto dell’ep, difatti credo che in questa “traccia” esca la vera anima cosmica del gruppo. Tuttavia, la canzone meno inerente al tema spaziale è “Emily”, dove il sound cambia enormemente nella maggior parte della canzone, fatto che ho gradito poco. Nel complesso, posso dire che i Cosmonauti hanno la mia benedizione.