Blog della rivista Out, musica e arte visiva dal 1998 ;)

Raffica di Luglio ’15

Majakovic, “Il primo disco era meglio” (2014)

Majakovich - IL PRIMO DISCO ERA MEGLIO - coverIl brutto è che il disco prima non l’ho ascoltato, ma ho letto solo in giro di una certa delusione per questo: mah, resto dell’idea che i fanboy che vogliono ingabbiare in una forma un percorso artistico siano deleteri.

Mea culpa: ascolto i loro pezzoni potenti solo dopo un anno… ma in auto ormai a lavorare eravamo in quattro e mi sono dovuto negare molto RnR mattutino… rimedierò.

Risulta un evidente vantaggio ascoltare “Il primo disco era meglio”, perché nei suoi afflati sonici, post rock, richiama emozioni forti, forse fuori tempo per la carta d’identità (la mia), ma necessari, come la rabbia (“L’hype del cassintegrato”, “La verità (è che non la vuoi)”) o la tenacia serena della calma (“Prodezze”). Il disco scorre bene, ben suonato, e se gli altri erano meglio poco mi cale. Il salto nel rock all’italiana per me è ok.

https://www.facebook.com/majakovich?pnref=lhc

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Mumbles, “Geese my eyes” (2015) (WM APPROVED)

CIMG2722Ma da quale timpa sono usciti questi? Due che suonano, due che urlano: per me che ascolto “Concerto Grosso” dei New Trolls, sono uno shock. Escono per una giovane etichetta italo-qualcosa tape based (azz…), che ci farà tirare fuori il mangianastri molto spesso.

Sonici, punk, lo-fi ed irriverenti: dal flauto dolce di “Shave my eyes” ai coretti di “Marie” su chitarra scordata e beat poco più che primitivo. I Mubles sono sfacciati monellacci che azzeccano una track di intro davvero bellissima (“We are the rockstars”) nella sua essenzialità, componendo brogliacci di libertà e divertimento unici, con accenni finali di lirismo pop (“Nanananaaaa”) e autoironia dada (chiamare “Pling Pling” una canzone che fa pling pling è la cosa più meta dell’anno).

A noi piacciono ‘sti monellacci. Lunga vita ai Mumbles!

https://www.facebook.com/musicmumbles?ref=profile

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Super Dog Party, “Blues screen of death” (2015)

frontLiberate il Marshall, scatenate la Fender e via col blues’n’roll. Un trio interessante che fa musica “sudata” di rigida osservanza americana e nero-sudista. Una bella frustata questo EP, purtroppo breve, che mostra le potenzialità di un gruppo che compone su poche idee, ma molto chiare. Godibilità, danza ed energia = bei risultati subito; non vorrei mettere loro troppa ansia, ma un Lp richiederà molta ispirazione ed evoluzione, ma per ora le orecchie sono soddisfatte e il piede batte convinto.

https://www.facebook.com/superdogparty?fref=ts

EDIT: IN FREE DOWNLOAD, scaricatelo e gustatevelo.

MetalRece: Be Under Arms+Flares on Films

by DOOM

BE UNDER ARMS, “Locked and Bound” (EP, 2015)
GlobMetal Promotion

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L’amico Kostya della GlobMetal Promotion, ci annuncia che i russi Be Under Arms, si sono aggiunti alla sua scuderia, inviandoci via dropbox ‘Locked and Bound’, il loro nuovo EP uscito lo scorso aprile, Chiedendoci una bella recensione che faccia da trampolino alla band. Cerco di accontentarlo/i. Prima di iniziare un tantinello di conoscenza con i famigerati Be Under Arms è d’uopo. Allora, uffa che caldo, sei un bastardo Caronte! Il sestetto è originario di Mosca e sono attivi dal 2012. I moscoviti si presentano con un mescolato esplosivo altamente instabile di Groove Metal\Nu Metal\Alternative. Nel paniere contano già un EP ‘Way of the Bullet’, uscito nel 2013, un singolo ‘Panem et Circenses’ uscito sempre nel 2013 e ‘Let shots will be your Music’ il full-Lenght uscito nel 2014 inoltre nostri cattivi ragazzi in questi pochi anni di vita hanno messo ferro e fuoco i palchi di mezzo mondo. Adesso passiamo al suonato basta con queste noiose biografie. Il nuovo lavoro conta tre pezzi: Locked And Bound, Burn For This e Not My War. Un condensato di potenza e melodia che si mescolano, si intrecciano e si inseguano senza un attimo di tregua. Il sound della band porta nelle viscere il virus influenzale dei Slipknot, Stone Sour, Five Finger Death Punch. Il doppio cantato (Maschile/Femminile) completa l’uragano di riffs è dona ai pezzi maggior spessore e peculiarità. Trasportandoci sul dorso inquieto della melodia in desolate praterie bruciate dalla rabbia esplosa. La band si ispira, liricamente, alle atmosfere scaturite dai vecchi western combinati con lo Steampunk e il Modern Urbanized World. Per gli aficionados del Nu Metal!

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FLARES ON FILM, “Happy Endings” (2015)
Godz Records

front

Nooo Post Rock Electro Pop Post Ambient…nooo! Professore in che pasticcio mi hai infilato!

( :P, recensisci, su, su… ndWM).

Comunque voglio essere di vedute larghe anzi allargate, non mi tiro indietro lo recensisco lo stesso il disco, una sfida al mio animo da metallaro! Però, c’è un però: a me i Depeche Mode piacciono tanto (Venduto! La mia metà nera che si ribella.) e ascoltando Happy Endings dei baresi Flares On Film noto tra le tante influenze che impazzano su questo lavoro passaggi Depechemodiani in special modo nel pezzo più complesso e affascinante del lotto, Little Gale. Chi sono i Flares On Film? (sempre la mia metà oscura a parlare) Aspetta, nn mi confondere, che adesso vado nelle note biografiche. Allora sono di Bari, nati…boh! Happy Endings è il debutto…uscito a giugno correggetemi se sbaglio e stampato per i tipi della Godz Records…nessuno interviene a correggermi? Vado avanti! Il quintetto ama alla follia lo sperimentalismo mai troppo estremo inzuppandolo di elettronica pop per rendere il concetto di musica più accessibile. Gli otto pezzi che compongono questo suadente lavoro si muovono tra atmosfere torbide, arie malsane, scaricate electro pop, frustate synth, degenerazioni acustiche, plastici ritmi di batteria e le chitarre… poste in lontananza modellano riffs delicati e profondi che edificano un ambiente sonoro, intimo, misterioso, etereo, malinconico … i Flares On Film attingono e intingono la loro creatività nell’intingolo più succulento dei Beck, Nine Inch Nails, A. Badalamenti, Grizzly Bear, Little Dragons, Bon Iver, Radiohead, King Crimson, Depeche Mode… Un inizio promettente.

MetalRece: Flow! + Mist

by DOOM

Flow-cover

Flow! – Demo

(2015 – Autoprodotto)

Rock, alternative rock, grunge, post rock leggiadro delicato energico spontaneo naturale melodico melanconico atmosferico è la pasta sonora proposta dai giovani pugliesi Flow!.

Ci voleva proprio questa brezza di aria fresca e frizzante per stemperare il caldo torrido di questi giorni! Nati nel 2013 a Gioia del Colle – Bari è con all’attivo una serie di live ad alto livello professionale. La Demo autoprodotta è la prima prova su nastro ed è composta da tre brani: Don’t care, Trees e From above, tre gioielli intensi suadenti affascinanti estatici che ti fanno da guida nell’aperto dei cieli azzurri. Piccolo lotto di brani sufficienti a comprendere le capacità tecniche compositive del trio barese. Buona anche la produzione del demo. Un accenno di luce e speranza in questa itaglietta che ama i The Kolors (miei compaesani), Amici degli Amici, MTV, The Voice e plastica varia. Forme perfezionate e confezionate nei laboratorio del business music! Demo da gustare come antipasto prima che arrivi in tavola il piatto completo!

Puoi ascoltare la demo a questo indirizzo

(https://soundcloud.com/giorgio-cuscito/sets/flow-demo)

 

Mist-coverMist – Inan’

(E.P. 2015 / Soulseller Records)

Le Mist sono una band di doom metal Slovena nata nel 2012 a Ljubljana, alla prima line-up ‘all female’ si è aggiunto il chitarrista solista Blaž Tanšek il cui contributo tecnico va ad impreziosire quanto già di buono espresso nelle prime registrazioni demo della band. Demo uscito nel 2013 seguito a due anni di distanza da Inan’. EP in analisi nel mio laboratorio diagnostico uscito l’8 maggio scorso per i cattivi della Soulseller Records. Inan’ contiene quattro brani, tre nuovi (Inan’, Fronzen Velvet, Under The Night Sky) più ‘Phobia’ presente nel demo di debutto interamente ri-registrata. Lavoro intriso di sinistro e tradizionale doom appartenente per diritto ai primi anni ’70 vedi Balck Sabbath, Pentagram, Candlemass, Coven, Saint Vitus e mortiferià varia. Inan’ è un buon debutto e lascia presagire un ‘Oscuro’ futuro musicale per le Mist, soprattutto se la band sarà in grado di evolversi progredire maturarsi impreziosendo arricchendo e personalizzando la proposta musicale con sfumature che azzerino le influenze al momento ereditate dagli indiscussi maestri del genere. Gli ingredienti ci sono tutti ma manca l’elemento in più che rende il tutto più saporito. Bellissima la copertina disegnata dalla batterista Mihaela Žitko. Da ascoltare in una notte di luna piena!

http://mistdoom.bandcamp.com/

https://www.facebook.com/mist.doom

https://soundcloud.com/mist-doom

http://mistdoom.tumblr.com/

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Gommalacca 09: i Mostri!

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I Mostri…. buuuhhh!
C’è gente che quando imbraccia lo strumento ci travolge di virtuosismi o ci incanta di magia, donandoci gioia e divertimento. È proprio questo senso ludico del folk che vien fuori prepotentemente quando parlamo dei mostri di bravura, e noi ne abbiamo riuniti un bel po’ per farvi ballare e ascoltare qualcosa che non sia il solito hip hop per dodicenni.

CLICCA QUI PER ASCOLTARE

Playlist

Phil e Johnny Cunningham, Fairy Dance, Live alla BBC Scozzese del 1992
The DIllards, Dueling Banjos
The Chieftains (feat. Carlos Núñez), Dueling Chanters
Whisky Trail, Eiri na greine
Blowzabella, In Continental Mood/The Old Queen/Flatworld
Aa.vv. – Petrynino Horo

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Raffica di Giugno ’15 (ambient… ambient…)

Tre dischi diversi e antimelodici, tre tappezzerie sonore che vorrebbero emergere dalle pareti. Che dire: ambient… ambient…

dedicato ad Alexia

dedicato ad Alexia

EvilTwin, “Ayin” (2015)

Gli ultimi a essere tornati dal Marocco, imbevuti di qualsiasi cosa erano questi signori qui, che provavano a fare “fusion”, ‘na bella world music da volerci tutti bene senza tirarsi le bombe in nome dello spirito mediterraneo, pure che i Tedeschi non hanno il Mediterraneo, ma vabè sorvoliamo. Musica Maestro:

AYIN coverI Dissidenten, che tempi! Pensavamo di essere felici, e i loro dischi non erano niente male.

Ora che le sponde del mare si sono allontanate e le distanze sono piene di pensieri di morte, è una bella idea vedere se si può fare ancora un giro altrove e ispirarsi. Ci provano gli Evil Twin, ma i territori sono quelli della trance elettronica, dei battiti e dei colpi baritonali dei campioni in cui il suono del Lud (“Jawa”) è un riverbero lontano di un sogno, non realtà pulsante. Un Maghreb subliminare e sognato, con quelle voci che fanno un po’ Enigma (“Incenso, pt I e II”), ma meno ruffiani.

Le edizioni Shit Music For Shit People ne azzeccano un’altra. Faccio prima ad abbonarmi a tutte le loro uscite: non sbagliano un disco, pazzesco.

PAGINA FACEBOOK: https://www.facebook.com/EvilTwinItaly?fref=ts

Cover

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Eon, “Low Key” (2014)

Parlare a me di “library music” è sfondare una porta aperta: quel pochino di beat strumentale, colonne sonore anni ’60 e musica da film, che mi è capitato di ascoltare e non possedere, mi manda ai matti. Avevamo fior di musicisti, arrangiatori, jazzisti, orchestre, gruppi che registravano nastri su nastri di musica da ripescare e riusare per sonorizzazioni, documentari e servizi giornalistici. Libertà assoluta e gemme assurde, dischi per addetti ai lavori, gente come Morricone e Umiliani che limava splendidi lavori misconosciuti.

Gli Eon partono da questa solida tradizione portando una sensibilità post-rock, fatta di laghi di suono e beats dilatati (“Seeds”, “Soon”), vaghissimi guizzi chopeniani (“I almost forgot”), compongono nuova musica per immagini possibili. Bene, bravi, bis. Attendo altro: w la library music!

SITO INTERNET: www.eonbeginning.com

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/Eonbeginning

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coverLilia, “Clepsydra” (2015)

La mia perplessità davanti a questo disco viene innanzitutto dalle premesse di questo “concept” elettronico, che si rifà un po’ a certe storie passate (“Felona e Sorona” delle Orme) figlie di un’altra cultura e di un’epoca in cui le metaforone erano ancora ammesse e produttive. La storia intergalattica del pianeta Clepsydra viene declinata prima su toni quasi drum’n’bass vagamente Lamb/Portishead, con almeno un paio di pezzi interessanti, con una acidità e evasività interessanti, per poi spostarsi in una sorta di synt-pop meno produttivo.

L’effetto iniziale scema e vien voglia di passare ad altro. Ciao.

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/liliamusic?fref=ts

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MetalRece: Velaverante, “My Dark Images” (EP, 2015)

by DOOM

My_Dark_Images_coverUff che caldo! Giornate afose, umide, appiccicose, collose. Gore di sudore che mi tappezzano la tshirt bianca dei Metallica. Un viscidume di aria! La stizza mi sprizza come un zampillio di una pompa che irriga i giardini! Sarà l’effetto serra a produrre questo clima patologico? Allora che faccio… che devo fare immerso in un catino di acqua cioè il mio corpo innaffiato dai pori mi accendo lo stereo e mi metto ad ascoltare i Velaverante per refrigerarmi.

I Velaverante (dal latino “velare”, verbo “bendare”) vengono da Kirov, Russia. Il quintetto è attivo dal 2014 è propongono un poderoso e sinfonico Gothic Metal pieno di armonie incantate. Le melodie espressive, le atmosfere cupe e le immagini scure che permeano il lavoro sono tratteggiate con superba bravura. Un insieme di trame atmosferiche intessute per abbigliare la potente voce di Anna Egorova. Prima dell’EP che sto ascoltando My Dark Images, uscito a marzo di quest’anno i nostri sinfonici amici hanno pubblicato nel 2014 il singolo Jailed. Singolo ch’è incluso nei quattro pezzi che compongono l’EP. Il migliore del lotto per ispirazione ed esecuzione! Sembra uscito dalla penna magica dei Nightwish. Band musa ispiratrice insieme ai Within Temptation ed i Sentenced del sound dei Velaverante. L’idea cardine della band è il risveglio della fantasia. Il trasporto verso dimensioni incantate attraverso non solo armonie e note, ma e emozioni espresse in musica. Consigliato!

https://soundcloud.com/velaverante

Rrröööaaarrr: Slipknot

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by DOOM

Gli Slipknot sono una band di Nu Metal americana, nata a Des Moines (Iowa) nel 1995. La formazione iniziale risalente al 1993 non possedeva ancora un nome definitivo, da Ones, a Pyg System, a Meld, solo nel 1995 Slipknot (nodo scorsoio) diviene il nome ufficiale della band. Nel 1996 pubblicano il demo Mate. Feed. Kill. Repeat. un concentrato di violenza sia sonora che lirica poco apprezzato dai media per via delle liriche a limite dell’oltraggioso e dell’ indigesto sound. Un frullato di hardcore, industrial, rap, thrash, death e alternative metal. Nel 1998 arriva il secondo demo Slipknot Demo che viene inviato a numerose etichette e ottenne un grande successo su Internet. Successo che spinse il produttore Ross Robinson a far ottenere alla band un contratto con la Roadrunner Records. Il debutto omonimo esce nel 1999 ed è prodotto dallo stesso Robinson. In Slipknot c’è sostanza, quella ribollente e caotica miscela che brucia, difficile da descrivere come da incanalare sotto una singola etichetta. Chitarre a sette corde ultraribassate, batteria secca, vocals che alternano screaming a clean enfatizzate all’eccesso. Inoltre dal sound emergono influssi death metal e industrial, seppelliti da una sezione ritmica fittissima e strabordante. Nel 2001 è il turno di Iowa. Lavoro con una maggiore vena death metal. Difatti i riffs di chitarra presentano una marcata influenza di bands come: Slayer, Deicide, Fear Factory e Morbid Angel. Album che conferma tutte le premesse positive del primo full-length. Iowa, in sostanza, è la perfetta fusione delle due anime, melodica l’una, violenta l’altra. Nel 2004 viene pubblicato Vol. 3: (The Subliminal Verses). In Vol. 3 si trovano a convivere idee abbastanza diverse, ci sono pezzi estremamente duri e magari più tecnici e meno accessibili del “vecchio” standard della band, ma anche ballate acustiche che ricordano un po’ troppo i progetti solistici di Corey Taylor. All Hope Is Gone, è il quarto disco in studio della band che viene pubblicato nel 2008 dalla Roadrunner Records. Lavoro superiore al suo predecessore dove ne fanno da padrone serratissime ritmiche thrasheggianti condite d’assoli taglienti e sostenute da una sezione ritmica macina-tutto. Full-length che si fa ascoltare dall’inizio alla fine senza stufare mai. Il 24 maggio del 2010, in una stanza d’albergo a Urbandale nell’Iowa, viene ritrovato il corpo senza vita di Paul Gray bassista morto per un’overdose di morfina e di fentanyl. Dopo quattro anni di annunci e smentite di un imminente nuovo lavoro in studio, di interminabili cambi di line up e di adii pesanti nel 2014 esce il quinto album in studio .5: The Gray Chapter. .5: The Gray Chapter, è un buon disco: non raggiunge i fasti dei bei tempi andati, ma ci ripresenta comunque una band assolutamente credibile

L’alternative metal suonato dalla band include molti elementi rap metal e nu metal e si caratterizza per le influenze death e thrash metal, tuttavia molte canzoni risentono anche di influenze melodiche. Mentre i testi trattano argomenti come il nichilismo, la psicosi, la misantropia, l’oscurità, l’ira, l’odio e l’amore.

L’iconografia scenica degli Slipknot fu un’idea di Shawn Crahan, iconografia fatta di tute da lavoro, volti coperti da maschere macabre, grottesche e raccapriccianti, identificati esclusivamente da un numero da 0 a 8. Crahan decise anche che la band doveva avere tre percussionisti per ‘creare un vero e proprio muro sonoro’ arrivando così a nove elementi. Sono ritenuti uno dei gruppi più popolari della scena nu metal mondiale, nonostante i componenti non amano essere definiti come tali e si autodefiniscono semplicemente metal.

Doom

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