Blog della rivista Out, musica e arte visiva dal 1998 ;)

Recensione: Betty Poison, “Jøy” (EP, 2015)

Betty Poison JoyVa’ be’, alzo le mani in segno di resa, come quando ho provato a configurare il dvr o ho provato a capire seriamente la differenza che intercorre fra rosa e fucsia. “Levo mani” direbbero da queste parti, perché la resa è il fine ultimo del rock dei Betty, che disegnano un mondo acre fatto di potenti e venefiche metafore, come la donna-Lamia che seduce fino all’annichilimento (“Viper Kills”) o il senso di vuoto totalizzante della vita che ti prende a mazzate più o meno metaforiche (“I’m getting my face kicked, che si apre a un tenero lirismo della sconfitta che non mi dispiace, zucchero nel tosco (“Like a beggar in the moonlight/ washing my face with bad juice”) in una semplice leggerezza di gesti che è anche un levare le mani).

Struggente il senso dell’addio in “Noone left”, struggente perché nella solitudine il vuoto e la geometrica distanza dal tutto si fa carne e sangue: la vera verità della solitudine è non è solo l’ultimo viaggio che ci stacca, ma ogni respiro e ogni epifania del vero avviene nella solitudine, che prelude all’ultimo distacco e per la quale è solo temporanea cura un temporaneo sogno senza sogni.

Il suono Betty fa un salto nel vuoto, si carica di lenta potenza nelle ballad ed esalta le qualità della cantante Lucia “Rehab” Conti, che ci provoca, fino a farci capitolare.

Alzo le mani stavolta, cari Betties: vi guardo dal basso raccattando qualche nota dalle casse, perché il viaggio vi ha proiettati oltre una soglia che fa paura attraversare, verso una consapevolezza atroce e magnifica che il vostro rock prestidigita con abilità, ma si rivela un Velo di Maya impossibile da sollevare.

Mi arrendo.

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MetalRece – Nota Amara, “Mediocrity” (2015, EP)

by Doom

Nota Amara - Mediocrity (2015, EP)I Nota Amara sono una band russa di Melodic/Progressive Metal proveniente da Novocherkassk, Rostov attivi dal 2011 ed ‘At the Line’ è il debutto del 2014. Non ci sono tracce di demo o altri nastri apripista. Quello ch’è manifesto di queste bands russe è la scarsa reperibilità di informazioni o di recensioni di precedenti lavoro per la dannazione mia! Comunque la coppia Alexander Bryl (guitars) e Natalia Kononova (vocals) coadiuvati da Dmitry Returns (dei Narwhal Tusk) hanno dato alle stampe questo nuovo Mediocrity, concept EP, che racconta della mediocrità umana e dello scarso ed inefficiente ruolo dell’uomo che dovrebbe essere al centro dell’universo, i quattro pezzi (ma gli EP che recensisco sono sempre di quattro pezzi?…mah…mica mi porterà male! Boh!) Allora…ritorno a fare il serio recensore, dicevo, quattro pezzi di classico ed energico Melodic/Progressive Metal ornato da influenze avant-garde metal, inserti orientaleggianti, preziosismi soul e sofisticherie jazz…ammazza che ammucchiata! Risulterà indigesto questo cumulo di stili all’ascoltatore? Però, c’è un però! Le tante influenze sono supportate da strutture sinfoniche che tentano di donare maestosità e ‘serena digeribilità’ spazzando via quella patina di monotonia che ammanta questo genere iper-spremuto, anche se a tratti il sound della band risulta troppo accademico e contiguo per ispirazione al symphonic metal proveniente dalla vicina Finlandia. Le idee, la creatività ci sono, basta impiantare quel chicco di originale spontanietà…a rendere tutto compatto ci pensa la voce di Natalia che incolla alla perfezione l’intrigata matassa stilistica che scaturisce dai solchi di questo egregio lavoro.

Senza Palore: Are You England?

are you england?

Recensione: Allan Glass, “Magikarp” (2014)

di Gustavo Tagliaferri

MagikarpStorie appartenenti ad un immaginario comune, la capacità di celare dietro tante illustrazioni molte caratteristiche del proprio io, ma soprattutto di un periodo come quello adolescenziale, per di più in nemmeno 25 minuti.

Un interessantissimo meltin’ pot di scuola prettamente 90’s i cui molteplici insegnamenti non sono cose da poco, quando si tratta di iniziare a fare strada. Però, specie dopo due E.P., Marco Matti e Jacopo Viale, ovvero gli Allan Glass, con un full length come questo “Magikarp”, non si fermano a questo.

Certo, c’è il power-pop sbarazzino di “Palloncini e pavoni” e inclusivo di drumming tribalistici per La tua, oppure una “È difficile” fatta di tinte emo, fuzz a iosa ed un vago sapore di psichedelia, ma anche la micro-suite dagli echi lo-fi “Plastic bubble in the mystic place”, la sferzata punk di “Betulle”, l’epitaffio electro di “Nell’ora della nostra morte” ed una “L’estate non conta” che è lo zenith del lotto, un viaggio interstellare dove ad un incrocio tra i My Bloody Valentine, gli Ash (!) degli albori ed una spruzzatina di hardcore melodico si sussegue una jam strumentale in presa diretta tendente al post-rock.

Per un bagaglio variegato come quello del duo un momento simile non può che essere spunto per una futura crescita. Perché, per quanto qualcosina vada sistemato, questa (ri)partenza è più che dignitosa e gli Allan Glass hanno tutto il tempo. Se lo meritano e non poco.

Pagina FB: https://www.facebook.com/allanglassrock?fref=ts

Recensione del precedente “Guzznag”

Rrröööaaarrr: The Dillinger Escape Plan

by DOOM

DEP

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The Dillinger Escape Plan sono una band di Mathcore metal americana. Formati a Morris Plains nel New Jersey nel 1996 dal chitarrista Ben Weinman. Nascono come band di hardcore punk col nome di Arcane però subito cambiato in The Dilinger Escape Plan (Il nome del gruppo si riferisce al criminale John Dillinger, di cui, nei loro primissimi concerti, venivano fatti sentire dei sample con la sua voce) per evitare l’omonimia con la band di speed thrash americana Arcane. Grazie al manager ed amico Tom Apostolopoulos, la band registra l’EP omonimo nel 1997 per la Now or Never Records (Ristampato Nel 2000 con l’aggiunta di alcune bonus track). Vengono notati, grazie all’EP e le performance live ad alto tasso adrenalinico, dal boss della Relapse Records che, immediatamente dopo un concerto, fa firmare al gruppo un contratto per la produzione di diversi dischi. Under the Running Board l’EP del 1998 è il primo parto di questo sposalizio seguito dal più ribelle e cattivo primo full-length, Calculating Infinity (1999). 33 minuti di impatto micidiale. Missili ad alta velocità che chiariscono che questa musica è basata sul grindcore, sebbene si evolva nel suo organismo biologico. Le urla di Dimitri Minakakis dipingono un ritratto terribile del mondo in cui vive. Una vera pietra miliare che ha contribuito fortemente all’innovazione del metal odierno. Nel marzo del 2002 la band pubblica ‘Irony Is a Dead Scene’, l’EP è cantato da Mike Patton (Faith No More) per la Epitaph Records. Miss Machine è secondo disco in studio della band ed esce nel 2004. Lavoro totalmente incandescente, denso di razionale irrazionalità. Colpisce in particolare la maggiore cura ed attenzione alle parti d’atmosfera nell’arrangiamento ed il livello notevole della performance vocale di Greg Puciato, (subentrato al defezionario Dimitri Minakakis) capace di aggiungere alla sua carica di screaming corrosivo una mole di sfumature che forse neanche i fan più affezionati avrebbero osato aspettarsi.

L’assortimento dei brani è la “prova provata” dell’eclettismo di questa band ormai indefinibile, che passa dal riffing “magmatico” alle melodie sintetiche. Ire Works è del 2007 ed è una fucina sonora, che comprende tutti i colori dello spettro, eppure non risulta mai confusa. Una produzione ricca e allo stesso tempo cristallina, che, spiace dirlo, ancor oggi sembra possibile ottenere, almeno per questi generi musicali, solo al di là dell’oceano. Option Paralysis esce nel 2010. Lavoro, che va ascoltato più e più volte prima di derivarne un giudizio. La band ha saputo mitigare nel corso degli anni la potenza sonora espressa agli albori con altre espressioni e stili musicali arricchendo ed ampliando il proprio spettro sonoro. One Of Us Is The Killer è l’ultima fatica in studio uscita nel 2013 che non tradisce le attese. Ennesima creazione di genuinità schizoide. I DEP sono considerati dagli addetti ai lavori la miglior live band sul pianeta (io aggiungerei anche gli Slayer).

Il mathcore è un sottogenere del Heavy Metal che unisce l’aggressività del grindcore con l’hardcore punk, il progressive metal, il free jazz, l’elettronica e l’experimental rock con diverse variazioni nei tempi e un uso della chitarra ispirato direttamente al jazz.

Crazy Diamonds, “Hang Me, oh, Hang Me”

Un tradizionale americano, parte della colonna sonora di “Inside Llewyn Davis” dei fratelli Coen, tradotto e spolpato.
Il film, secco e spietato al solito, mi ha spazzato la testa come vento di Borea, mentre la colonna sonora (al solito, punto fermo nei film dei Coen) mi ha al solito rapito e portato via, perché l’incredibile capacità di sintesi della musica popolare americana ha una forza che trascende ogni barriera e spezza le nostre resistenze: cosa possiamo opporle, col nostro patrimonio ormai buttato alle ortiche?

Il pezzo è “Hang Me, oh Hang Me”, interpretato da Oscar Isaac, che riprende la versione di Dave Van Ronk, folksinger e ispiratore delle vicende del film.

Ogni suggerimento sulla tradizione è ben accetto. (TESTO ORIGINALE)

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(RIT.) Impiccami pure,
impiccami, tanto morirò presto
e non mi dispiacerà di pendere su una forca,
ma di giacere nella tomba, ragazzo mio:
in lungo e largo ho viaggiato…

Sono stato a Cape Girardeau, dalle parti dell’Arkansas,
avevo una fame dannata
che potevo nascondermi dietro una pagliuzza,
in lungo e largo ho viaggiato…

Salii in montagna,
feci lì la mia tana
fucile in spalla e un coltello in mano, ragazzo mio:
in lungo e largo ho viaggiato…

(RIT.) Impiccami pure…

Mettimi la corda al collo,
fammi penzolare in alto.
Le ultime parole che udii da loro:
“Non ci vorrà molto prima che tu muoia”.
Ragazzo mio:
in lungo e largo ho viaggiato…

Raffica di Luglio ’15

Majakovic, “Il primo disco era meglio” (2014)

Majakovich - IL PRIMO DISCO ERA MEGLIO - coverIl brutto è che il disco prima non l’ho ascoltato, ma ho letto solo in giro di una certa delusione per questo: mah, resto dell’idea che i fanboy che vogliono ingabbiare in una forma un percorso artistico siano deleteri.

Mea culpa: ascolto i loro pezzoni potenti solo dopo un anno… ma in auto ormai a lavorare eravamo in quattro e mi sono dovuto negare molto RnR mattutino… rimedierò.

Risulta un evidente vantaggio ascoltare “Il primo disco era meglio”, perché nei suoi afflati sonici, post rock, richiama emozioni forti, forse fuori tempo per la carta d’identità (la mia), ma necessari, come la rabbia (“L’hype del cassintegrato”, “La verità (è che non la vuoi)”) o la tenacia serena della calma (“Prodezze”). Il disco scorre bene, ben suonato, e se gli altri erano meglio poco mi cale. Il salto nel rock all’italiana per me è ok.

https://www.facebook.com/majakovich?pnref=lhc

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Mumbles, “Geese my eyes” (2015) (WM APPROVED)

CIMG2722Ma da quale timpa sono usciti questi? Due che suonano, due che urlano: per me che ascolto “Concerto Grosso” dei New Trolls, sono uno shock. Escono per una giovane etichetta italo-qualcosa tape based (azz…), che ci farà tirare fuori il mangianastri molto spesso.

Sonici, punk, lo-fi ed irriverenti: dal flauto dolce di “Shave my eyes” ai coretti di “Marie” su chitarra scordata e beat poco più che primitivo. I Mubles sono sfacciati monellacci che azzeccano una track di intro davvero bellissima (“We are the rockstars”) nella sua essenzialità, componendo brogliacci di libertà e divertimento unici, con accenni finali di lirismo pop (“Nanananaaaa”) e autoironia dada (chiamare “Pling Pling” una canzone che fa pling pling è la cosa più meta dell’anno).

A noi piacciono ‘sti monellacci. Lunga vita ai Mumbles!

https://www.facebook.com/musicmumbles?ref=profile

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Super Dog Party, “Blues screen of death” (2015)

frontLiberate il Marshall, scatenate la Fender e via col blues’n’roll. Un trio interessante che fa musica “sudata” di rigida osservanza americana e nero-sudista. Una bella frustata questo EP, purtroppo breve, che mostra le potenzialità di un gruppo che compone su poche idee, ma molto chiare. Godibilità, danza ed energia = bei risultati subito; non vorrei mettere loro troppa ansia, ma un Lp richiederà molta ispirazione ed evoluzione, ma per ora le orecchie sono soddisfatte e il piede batte convinto.

https://www.facebook.com/superdogparty?fref=ts

EDIT: IN FREE DOWNLOAD, scaricatelo e gustatevelo.

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