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Vita Romana: Alphonse Mucha al Vittoriano

Alphonse Mucha, Complesso del Vittoriano, Roma, 15-04-2016/11-09-2016

di Claudia Amantini

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14159961_1156647511069836_1489182229_nAlphonse Mucha, artista ceco, è considerato esponente di spicco, se non ideatore, dell’ Art Nouveau, pioniere di un nuovo linguaggio, quello stile liberty a cui anche Klimt deve molto. Le sue opere hanno segnato la storia della grafica moderna, hanno superano la “semplice decorazione” per approdare in territori più visionari&filosofici. Le sue Donne, dalle forme morbide e cariche di sensualità, celebrano la bellezza… E Roma non può far altro che spalancare le porte dedicandogli, per la prima volta, un’importante mostra. La personalità artistica di Mucha, fiorita nella Parigi della Belle Èpoque, esplode nelle sale del Vittoriano: manifesti, disegni, dipinti, lavori a pastello, gioielli e fotografie. Oltre duecento le opere esposte che compongono-percorrono la sua carriera artistica.

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14171810_1156644824403438_1900855560_nNon manca nulla, a iniziare dalle Donne, sorridenti e sinuose, coraggiose e fragili, forti e ambiziose, da Medea a Giovanna d’Arco; manifesti teatrali e pubblicitari che hanno portato alla creazione del caratteristico “stile Mucha”; lavori nati con la collaborazione di Georges Fouquet, celebre gioielliere francese, e il periodo americano caratterizzato dal teatro e dalle decorazioni; spiritualismo e filosofia in illustrazioni e pastelli; patriottismo che raccoglie i lavori eseguiti per il proprio paese prima e dopo la sua indipendenza; interessi umanitari rappresentati dal suo trittico (L’età della ragione, L’età della saggezza, L’età dell’amore), rimasto incompiuto, che chiude la mostra a mo’ di messaggio di pace universale.

La missione dell’arte è esprimere i valori estetici di ogni nazione seguendo la bellezza della sua anima. La missione dell’artista è insegnare alla gente ad amare questa bellezza.
(Alphonse Mucha)

Una bella mostra quella allestita a Roma, Complesso del Vittoriano, in collaborazione con la Fondazione Mucha per ricordare e far conoscere, per celebrare l’Arte, per testimoniare la bellezza.

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Recensione: Gli Ultimi Cosmonauti, “Sputnik1” (2015)

di Gaia Zangla

Sputnik1Ed eccomi qui a recensire un nuovo gruppo dopo mesi tra studio intensivo e troppe serie tv da recuperare. Durante la mia lunga pausa estiva, non avendo che fare, ho aperto la cartella sul desktop del mio computer rinominata “recensisci al più presto” e leggendo i tanti nomi dei gruppi da consultare, me n’è saltato agli occhi uno in particolare: Gli Ultimi Cosmonauti.

Devo ammettere che, ascoltando e riascoltando l’ep, il sound è la cosa che più mi ha colpito e piaciuto. Ho notato anche in qualche canzone qualche somiglianza con i Depeche Mode degli anni 2000, a maggior ragione per la presenza marcata della tastiera, e innanzitutto affinità con i Subsonica. La somiglianza con quest’ultimi si fa più radicata in “Tracce”, tanto è vero che è la canzone che preferisco in assoluto dell’ep, difatti credo che in questa “traccia” esca la vera anima cosmica del gruppo. Tuttavia, la canzone meno inerente al tema spaziale è “Emily”, dove il sound cambia enormemente nella maggior parte della canzone, fatto che ho gradito poco. Nel complesso, posso dire che i Cosmonauti hanno la mia benedizione.

Reload: In Memoriam

di Flavia Guidi

Domenica scorsa lo storico professore Aldo Baldini, docente di latino e greco al liceo classico Niccolini-Guerrazzi di Livorno dal 1986 al 2010, ci ha lasciati…E adesso noi ex alunni ci sentiamo un po’ orfani.

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L’ho sempre chiamato “professore”, ma nel mio cuore da anni era “Aldo”. Prima che un professore Aldo era un uomo: timido e tenero dietro i suoi principî fermi. Mentre ti faceva le.domande allinterrogazione a volte ti prendeva per mano per farti coraggio. Aveva fatto della saggezza degli antichi la sua filosofia di vita. Per me gli eroi esistono, sono quelli grandi nella loro humanitas… proprio come lui. Non amava farsi vedere in giro… apparire… ma è venuto a vedermi in teatro. Quando mi disse che facendo chimica non cancellavo cinque anni di studi umanistici, ma ne facevo solo il mio passato, ho capito… ho sentito che non volevo che le lettere fossero solo il mio passato. È grazie a lui se fra poco avrò la mia tesi su Petronio.Avrei voluto vederlo un’altra volta… per fargli almeno sapere che da chimica ero andata a lettere. Penso avrebbe scosso un po’ la testa per la mia incostanza, ma sorridendo e sogghignando, felice per la mia scelta.

Spero che gli insegnanti del nostro Liceo Classico di Livorno conservino il suo ricordo e che col suo ricordo la nostra scuola sia in grado di risollevarsi facendo capire quanto sia importante lo studio dei classici. Classici che insegnano a vivere e a volersi bene come ho voluto bene al mio professore.

MetalRece: Komatsu+Pylon+Vinterbris

komatsu coverKOMATSU – Recipe for Murder One

Argonauta Records

Komatsu si sono formati nel 2010 ad Eindhoven, (Olanda) e propongono un mix di nocivo di sludge, stoner rock e metal. La band pubblica l’omonimo l’EP nel 2011 e nel 2013 rilascia il full length album “Manu Armata”. Nell’estate del 2015 registrarono il loro secondo album che sarà pubblicato dall’Argonauta Records il 23 settembre prossimo che si intitolerà ‘Recipe for Murder One’. Il delirante sound sciorinato dai quattro olandesi è fortemente influenzato dallo stile di bands come i Queens of Stone Age, Torche, Mastodon, Monster Magnet e Karma to Burn. Un incessante martellio che percuote disumanamente il ventre della terra con ritmiche tonanti e stordenti. Un pesante caterpillar lanciato a folle velocità giù per una pendio con la pompa dei freni sfondata. Nel terzo pezzo Lockdown troviamo a dar manforte Nick Oliveri che non ha bisogno di presentazioni. Lavoro adatto agli amanti di questo sottogenere dello stoner. Gli altri si tengono ben nascosti dietro ad una lastra d’acciaio di due metri di spessore!

COVER_DIGI_def_AL_webPYLON – A Lament

Quam Libet Records (Europe), Roxx Records (USA) / Against PR

I Pylon sono una band svizzera di Doom Metal cristiano. Il sound proposto è fortemente influenzato da artisti del calibro come: Black Sabbath, Candlemass, Saint Vitus e Trouble. Nati a nel 2002 ad Argovia ed hanno all’attivo sei album studio e due split. Il settimo lavoro in studio è uscito a luglio di quest’anno e porta il titolo A Lament. Il disco è una lenta e lamentata marcia funerea e mesta. Sonorità soporifere intrise di mestizia. Riffs afflittivi e lugubri che ammantano l’atmosfera dell’intero lavoro di tetri fantasmi in cerca di una via di uscita dall’opprimente mota sonora messo in atto dalla band. Che dire dopo l’ascolto di questo di soffocante lavoro? Adatto agli amanti di gite notturne in vecchi cimiteri abbandonati.

solace_artworkVINTERBRIS – Solace

Triton’s Orbit / Against PR

La musica dal Vinterbris è fortemente ispirata da bands come Primordial e Moonsorrow, pur mantenendo la sua personale atmosfera e originalità. Nati nel 2008 a Bergen (Norvegia) con all’attivo due album studio ed un EP. Dopo aver pubblicato il loro secondo album Solace nel 2014 attraverso Nordavind Records, la Triton’s Orbit lo ristampa, l’uscita è prevista per il 16 settembre corrente anno, e dà un nuovo volto a questo lavoro desolato e malinconico, con la spina dorsale del vero black metal norvegese. Una miscela di metallo scuro ben eseguito e strutturato, a volte meditativo, che garantirà quei brividi di vento freddo e agghiacciato che tira nei paesi scandinavi. I Vinterbris è una band di musicisti talentuosi che scrivono canzoni piene di atmosfere ancestrali dipinte di nero primario. Per i cultori del Dio freddo!

Metalrece: Evil Spirit+Night Gaunt

by DOOM

Evil Spirit_Cauldron MessiahEvil Spirit – ‘Cauldron Messiah’ 2016 (Terror from Hell Records / Metaversus PR)

In questi giorni la Metaversus PR ci ha inviato molta roba tosta d’ascoltare e recensire. Ed io inizio col dissezionare i tedeschi Evil Spirit. Allora: Gli Evil Spirit si sono formati a Berlino in Germania nel 2010 con l’intento di elaborare una sorta di death, doom metal oscuro che racchiudesse tutte le loro varie influenze. La band ha rilasciato un demo nel 2012 su Iron BoneheadSempiternal Punishment’ molto apprezzato dalla stampa specializzata. Nel 2014 con una line-up stabile, i lugubri tedeschi, riescono ad incidere per la danese Horror Records il debutto Cauldron Messiah rilasciato in formato vinile e cassetta. Solo dopo aver siglato un contratto con l’italiana Terror from Hell Records il lavoro vede la luce su supporto CD. L’opera scura conta sette pezzi. Una colata di note in formato nero catrame, pregno di atmosfere disturbanti e orrorifiche. L’aurea torbida creata dai tre maligni è claustrofobica e malsana. Sebbene a prevalere, nei sette pezzi, siano le atmosfere pantanose e pachidermiche di matrice doom death, in essi vengono canalizzati anche riffs ascrivibili ai primordi del black/thrash. Il tutto filtrato attraverso ritmiche prepotenti con un approccio omicida. Le voce ruvida si inserisce nel cupo quadro con grande maestria e nelle parti più drammatiche si arriva su toni catacombali. Niente di nuovo sotto al sole ma da ascoltare attentamente!

NIGHTGAUNTEPFRONTENight Gaunt – Jupiter’s Fall 2016 (Temple of Misery Records/ Metaversus PR)

I Night Gaunt sono una band doom metal di Roma. Nati nel 2013 dalle ceneri degli Hypnos. La band propone un classico doom metal ispirato a Candlemass, Trouble, Solstice e Celtic Frost. Nel 2014 esce l’album omonimo, poi ristampato nel 2015 dall’italiana BloodRock Records in CD e dalla The Arcane Tapes su cassetta. Nel 2015 la band incide l’EP “Jupiter’s Fall”, pubblicato il 10 Agosto 2016 dalla canadese Temple of Mistery Records. Seguendo la tradizione classica del doom metal, le due tracce che compongono “Jupiter’s Fall” vogliono richiamare un senso di lutto e pesantezza. Jupiter’s Fall, più melodica e luttuosa, si rifà ad un racconto di Edgar Allan Poe (“Morella”), mentre Penance, più opprimente e monolitica, è un richiamo alla negazione e alla rabbia dovute al lutto. Un sette pollici succulento e funereo al punto giusto che non stanca e che non cade mai nel banale. Lontano dalle tante uscite doom che hanno un sapore di fritto rancido che ammorba l’aria con il puzzo del trito e ritrito!

Recensione: Distratta, “Esche Vive” (2015)

by WM

14012288_10209844147803864_1813702712_nIl cannone in cantina, gli occhi da pantera e il bel lato b della cubista, la gita e il motorino sempre in due: eh sì, il nuovo album dei cantori della provincia imbraccia le chitarre e gli 883 si dànno al college punk. Fermate le rotative!

No, aspetta… perché “Esche Vive” mi richiama quelli là? Non sparate al recensore, non è cattivo: lo disegnano così.

Per una volta uso gli 883 nel senso vikiano del termine (Vikk di Orrore a 33 giri): cantori di un’umanità giovanile dal linguaggio diretto ma non priva di poesia e sogni, convinta che la bellezza dell’adesso, colta in pieno nel bacio/incontro/scontro, poi porterà al ricordo eternante, alla nostalgia che dà un senso al nonsenso. Solo che qui chitarroni a lavare e punk con giri quasi metallici e melodie a volte stucchevoli (Real Gambero Killer), a volte veramente efficaci (Il Solito, la più ottotreesca). Bello l’approccio quasi in presa diretta: mi sembrano animali da palco, che dànno molto specie dal vivo.

12832360_242668332732817_4226007901478415088_nI Distratta sono un gruppo solido, le canzoni sono il meglio che abbia sfiorato l’autoradio dopo i Therapy questo mese; e se fate strade di collina, i Distratta vanno cantati a squarciagola dal finestrino, ma assicuratevi ad avere vent’anni, perché già alla terza traccia i vecchiacci devono chiamare l’otorino.

Approvo.

Pagina FB: https://www.facebook.com/DISTRATTA-186081738391477/?fref=ts

Rrröööaaarrr: Strana Officina

by DOOM

band_logoGli Strana Officina sono una band di heavy metal italiana. Formata a Livorno nel 1975 dai fratelli Cappanera, Fabio (chitarra), Roberto (batteria) ed Enzo Mascolo al basso. Dopo un periodo iniziale, nel quale lo stesso Fabio si occupa delle parti vocali, si aggiunge Johnny Salani alla voce che poi lascerà la band nel 1982. Sempre nel 1982 si aggiungono Daniele “Bud” Ancillotti alla voce e Marcello Masi alla seconda chitarra, entrambi ex Bud Blues Band. Con questa formazione pubblicano la saxoniana “Non Sei Normale” per la prima compilation di metal italiano HM Eruption, per molti l’inizio di tutto il movimento heavy metal in Italia. Nel 1984 stampano il loro primo lavoro in vinile ovvero il 12″ EP “Strana Officina” per la Minotauro Records, che contiene quattro canzoni cantate in italiano. All’interno del disco compaiono tracce simbolo come “Viaggio in Inghilterra” e “Piccolo Uccello Bianco”. L’EP ha una grande valenza tecnica esecutiva, con quattro brani abbastanza rappresentativi, anche se forse la ricerca della definizione del suono, compatibilmente con i mezzi a disposizione dell’epoca, ha un po’ smorzato l’impatto delle songs, che dal vivo raggiungevano una resa sonora ben più intensa ed aggressiva. Nel 1987 esce per la LM Records il 12″ EP “The Ritual” che può contare su una produzione migliore dell’esordio è una manciata di pezzi che profumano tanto di cantina anni 80, semplici, diretti veraci e sanguigni senza ornamenti superflui!

7871_photoNel 1988, all’interno della compilation Metal Maniac la Strana Officina appare con la canzone “Metal Brigade, mentre per la Metal Master Records esce nel 1989 “Rock ‘n’ Roll Prisoners”. Lavoro fondamentale per l’heavy italiano, anche se leggermente esasperato dalla ricerca di una dimensione transnazionale tramite l’inglese e l’uso moderato delle tastiere, Rock’n’Roll Prisoners era un album in grado di competere con i migliori prodotti heavy degli anni 80, la cui diffusione e risonanza vennero limitati solo dalla fama della nazione di provenienza e dal suo ritardo di pubblicazione rispetto alle varie derive più moderne seguite dalla musica pesante, che in quell’ormai lontano 1989, aveva già prodotto molte novità. Anche questo per colpa di un panorama nazionale asfittico ed ostile a certe realtà musicali, che solo molto raramente riuscivano a pubblicare i loro dischi quando era opportuno farlo. Ciò però non inficia la qualità assoluta del disco, che va in ogni caso considerato tra le gemme del periodo.

Il 23 luglio 1993 la band subisce un duro colpo: muoiono in un incidente stradale i due fratelli Fabio e Roberto Cappanera, tragico evento che porterà allo scioglimento del gruppo. Tuttavia dall’autunno 1993 fino al 1995, la band terrà concerti con Dario Cappanera (nipote dei fratelli Cappanera) alla chitarra, e Rolando Cappanera (figlio di Roberto) alla batteria. Nel 1995 esce il postumo “Una Vita per il Rock”, dove viene concentrata tutta la produzione della Strana Officina (con l’esclusione di Burnin’ Wings, la versione inglese di Piccolo Uccello Bianco). Nel 2006 la band si riunisce per un solo concerto e il posto dei compianti fratelli Fabio e Roberto Cappanera viene ufficialmente preso dal nipote Dario e dal figlio di Roberto, Rolando Cappanera. Il riformato gruppo suona nella giornata italiana del Gods of Metal. Nel giugno 2007 esce la raccolta “The Faith” per la My Graveyard Productions, contenente le ri-registrazioni di vecchi classici della band insieme a due pezzi inediti.

Il 21 marzo 2010 viene pubblicato sempre per l’etichetta My Graveyard Productions l’album “Rising to the Call”, il primo disco di inediti che vede la formazione composta dai due veterani Daniele “Bud” Ancillotti (voce) ed Enzo Mascolo (basso, solo in due brani) al fianco dei giovani Dario “K” Cappanera (chitarra) e Rolando Cappanera (batteria). Nel 2014 la Jolly Roger Records riedita in versione rimasterizzata e con l’aggiunta di bonus tracks i primi 2 EP “Strana Officina” e “The Ritual”, l’album “Rock & Roll Prisoners” e la compilation “Rare & Unreleased – 1979-1989”. Sono considerati i veri fondatori dell’Italian Way of Heavy Metal. Autori di lavori senza tempo, capaci di scrivere episodi intramontabili anche in lingua madre. Una vera leggenda che risponde al nome di Strana Officina.

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