Blog della rivista Out, musica e arte visiva dal 1998 ;)

Raffica (stoner) di Gennaio ’15

di DOOM e Gaia Zangla

RETURN FROM THE GRAVE, “Three(p)” (Argonauta Records, 2015)

RFTG_CoverGli stoner doom metallers italiani RETURN FROM THE GRAVE sono ritornati…è chi sono questi lazzari resuscitati? Scavo nella mia materia grigia contenuta nella mia scatola cranica tenuta al caldo dal berretto per reperire ricordi biomusicali in merito… ma ho bisogno del supporto della rete per meglio illuminare il giusto pertugio per entrare nel mondo dei RFTG. Allora: questi quattro beccamorti provengono dalle lande sperdute vicino a Venezia e sono attivi dal 2011 ed hanno all’attivo un ep e due full lenght: Return from the Grave del 2011 e The Rebirth from the Last Breath del 2012 entrambi lavori autoprodotti mentre Gates of Nowhere è uscito per Argonauta Records. Quest’ultimo imperdibile per gli amanti di band come Orchid, In Solitude e Uncle Acid. Musicalmente influenzati, e in questi casi il vaccino è dispensato, da Black Sabbath, Pentagram, Orange Goblin, Electric Wizard, Jimi Hendrix.

Ora è il momento di sezionare alla meglio il nuovo lavoro. I brani da autopsizzare sono tre! Timelessness sfodera un sound stracarico di una tormentosa oppressione che cede presto il posto alla monolitica ripetitività! Soul’s Grime spicca per una maggiore intensità e variabilità sonora. Un reticolo di riff distorti accompagnano una voce lamentosa e saturata di riverbero, molto simile all’ Ozzy Osbourne dei tempi passati! Sough sguaina un lungo passaggio ipnotico, voce e synth in primo piano, che rimembra un certo rock psichedelico inglese, caro ai Porcupine Tree e Ozric Tentacles, ma il riffing angoscioso sembra sgorgare direttamente dagli amplificatori di Tony Iommi. La band dimostra di avere delle ottime potenzialità però soffocate in certi passaggi, dal desiderio di fotocopiare i vecchi Black Sabbath! Bisognerebbe, in futuro, spegnere la fotocopiatrice! Comunque se siete fanatici del doom stoner Three(p) non vi deluderà. (D.)

12074685_409344065929212_3191963975429818897_n

RUDHEN, “Imago Octopus” (2015)

Da appassionata di uno dei gruppi pioneri dell’heavy metal, i Black Sabbath, e ovviamente amante del genere e dei sottogeneri posso dire di aver apprezzato molto i Rudhen. Trovo che il loro suono sporco e pesante sia decisamente potente, con alternanze di riff di chitarra e basso che determinano a tutti gli effetti la loro interpretazione di stoner.

Ho inoltre trovato delle somiglianze come ad esempio nel ritornello di Rust ho notato una piacevole affinità con gli Alice in Chains. Le canzoni che ho più apprezzato sono: Rust e Lost, difatti danno il meglio di loro in quelle due per quanto riguarda le melodie, i riff e la voce roca che accompagna a meraviglia il loro stile. (G. Z.)

Rrröööaaarrr: Death SS

by DOOM

DeathSSlogo

I Death SS sono una band italiana di heavy metal, formatosi nel 1977 a Pesaro dall’incontro del cantante Steve Sylvester (pseudonimo di Stefano Silvestri) e del chitarrista e organista Paul Chain (Paolo Catena). La neonata formazione si fa subito notare per gli shockanti ed originali live-show. Dal palco allestito con materiale trafugato da cimiteri (lapidi, teschi umani, corone funerarie, ecc.), alle ‘performers’ che completamente nude, mimano complessi rituali di magia sessuale o sommergendo il pubblico con lanci di sangue, carne putrefatta, vermi e ossa. Dopo una serie di sfortunati eventi, la band si scioglie nel 1984. Nel 1987 Paul Chain pubblica l’antologia The Story of Death SS. 1977-1984. Che raccoglie il meglio della band e che, secondo le sue parole, voleva essere “la commemorazione di un gruppo avanguardistico per quegli anni”. I Death SS si riformano nel 1987 ad opera di Steve Sylvester che nel frattempo si era trasferito a Firenze. Il debutto ufficiale della nuova reincarnazione si intitola …in Death of Steve Sylvester del1988. L’album presenta classiche sonorità heavy metal spesso con elementi speed e doom metal, arricchite da tetri riff di chitarra e vari effetti sonori inquietanti. Le tematiche sono legate all’horror, come tipico della band. Quasi tutte le canzoni del disco sono ri-registrazioni di versioni precedenti risalenti agli anni ’70 e primi anni ’80.

DeatSSbandNel 1989 i Death SS si ripresentarono sul mercato con Black Mass, un lavoro unico, compatto, il più oscuro della loro discografia. L’album è considerato una pietra miliare del metallo italiano. Heavy Demons è il quarto album dei Death SS pubblicato nel 1991 dalla Contempo Records. Lo stile si discosta parzialmente da quello degli album precedenti, e le sonorità sono più vicine al metal classico. Dopo alterne vicende contrattuali, il gruppo approda nel 1996 ad un accordo con la Self Distribuzione Spa, assieme alla quale Steve Sylvester fonda la Lucifer Rising Records. Da questo nuovo sodalizio esce nel 1997 Do What Thou Wilt, una mistura di riff granitici ed elementi gotici, arricchita da effetti horror campionati e voci femminili. I testi sono una sorta di concept sull’opera magico-sessuale di Aleister Crowley. Con Panic del 2000, i Death SS ritornano a quel genere horror music da loro stessi inventato, attingendo dalle atmosfere dei vecchi film e fumetti del terrore, miscelandole a riferimenti etnico-esoterici e moderna tecnologia “industriale”. Altro fiore all’occhiello del nuovo lavoro è la presenza del regista/poeta cileno Alejandro Jodorowsky, autore, che partecipa in qualità di autore ed interprete alla intro e alla outro del disco. Mentre con Humanomalies del 2002, gli elementi di elettronica e industrial presenti nelle produzioni precedenti vengono sviluppati in questo album in maniera massiccia, tanto da sfiorare in alcuni casi, come nel singolo “Pain”, sonorità di matrice dance. The Seventh Seal, l’album, a livello sonoro, mantiene sempre le influenze gotiche, dance elettroniche e industriali, ma in modo meno marcato rispetto l’album precedente. In alcuni frangenti è possibile notare una certa aria debitrice degli anni ’70. Lavoro che rappresenta un ponte ideale tra il passato e il presente. Resurrection, pubblicato nel 2013 dalla Lucifer Rising Records, interrompe un silenzio discografico che durava dal precedente The Seventh Seal del (2006). L’album contiene un mix di canzoni scritte appositamente e altre recuperate dai vari progetti solisti e non del cantante Steve Sylvester.

Il nome della band non ha originariamente un significato preciso; anni dopo comincerà a essere ufficialmente inteso come un’abbreviazione di “In Death of Steve Sylvester”, che significa “in morte di Steve Sylvester”. La particolarità peculiare del gruppo è l’interesse verso i temi dell’occulto, del satanismo e dell’orrore mutuato anche dal vasto immaginario prodotto da cinema e letteratura gotica ed applicato “visivamente” ai componenti del gruppo. I membri della band, infatti, rivestono ognuno il ruolo di un personaggio ispirato a storie di terrore (il vampiro, la morte, il negromante, il licantropo, lo zombie, la mummia) e tutte queste particolarità varranno al genere proposto dai Death SS l’appellativo di “horror music” o anche “horror metal”.

 

Einaudi e gli altri

“Ascolti questo”.

Quando mi allungano il biglietto, leggo il nome di Ludovico Einaudi e penso che stavolta mi dovrò decidere a pensarne qualcosa, a fare i conti con l’easy listening pianistico e la “classica contemporanea”. In fondo, anche da bambino criticavo Stephen Schlaks, ma non è che ascoltassi cose molto più beethoveniane, e per pigrizia nel pianismo pianissimo e cinguettante dei moderni mi sono un po’ baloccato e ho preferito non pensarci troppo: forse mi vergognavo come se fossi un fan di Michele Pecora (ah, a pensarci bene lo sono stato) e mettevo questi dischi facili dietro i Pink Floyd e i Genesis, che non si sa mai se qualcuno li vede.

Ricordo ancora quando leggevo su “Hi, Folks!” che George Winston era un Keith Jarrett a cui avevano fatto una lobotomia prefrontale (e mi stupisco che a 15 anni sapessi cos’è una lobotomia prefrontale, e conoscevo pure George Winston…): eppure ritengo Autumn un grande album perché… è stato il mio primo CD, mi è costato una cifra e l’ho consumato di ascolti, e i CD della Windham Hill erano registrati splendidamente: Winston è figlio del suo mondo, di quegli anni ’80 che sognavano la pace e l’Era dell’Acquario, di quello studio di legno dove la prima volta fu suonato, dove premetti il play. Lì resta, eterno.

Nyman invece lo giustificato in quanto colonna sonora, e in fondo Lezioni di Piano era un bel film, il disco l’ho preso usato a poco e citare un film con Harvey Keitel faceva proprio figo. Nyman 1 – Sensi di Colpa 0.

Wim Mertens e Philip Glass, musicisti difficili e fuori concorso, ma molti li mettono nel mucchio. Li tiro fuori io: la storia dirà tutto il bene possibile di loro, anche se molti li legherebbero come soppressate in cantina calabrese. Allevi, invece, lo lascio nelle nebbie dell’ignoranza: appena si deciderà di non attentare alla salute del pianeta laccandosi i capelli, avrà tutta la mia attenzione.

Poi è arrivato Einaudi: è arrivato in un enorme dvd-rom con tutto Michael Petrucciani, i concerti di Keith Jarrett e altri due tre mostri sacri del pianismo jazz. È un bel signore Ludovico, dalla faccia educata senza il grugno di Glass o la tamarraggine hippie di Winston; fa melodie delicate e vagamente chopeniane, figlie di un Nyman minore, che richiedono irragionevole estasi, chiedono di smontare ogni necessità di architettura sonora alla ricerca della melodia da trillo, dal fischiettio soave del passero.

Ma qualcosa non va: sembra una ricerca di atemporalità melodica, votata alla fruizione estatica da cuori gentili e anime belle, musica che esprime una Zeitgeist francamente preoccupante, fatta di un dinamismo senza costruzione intellettuale. Non distinguo un pezzo dall’altro: mi sento un vecchiume fuori dallo spirito del tempo così abilmente rappresentato.

Poi c’è questo Elements del ’15: forse uno spiraglio? I “difetti” einaudiani ci sono tutti, gli omaggi tarantiniani ai maestri, le concessioni al pop. Solo per un attimo l’attacco minimalista di “Petricor” mi scuote, mantenendo una bella tensione in un pezzo registrato magnificamente che forse aprirà strade nuove. Ascolto il resto abbastanza alla rinfusa, non ritrovo tutti i pezzi: presi alla rinfusa sembrano tutti gatti neri la notte: “Night”, “Drop” e le altre tracce come replicanti autoclonatisi.

Conclusione? Non concludo: il pianismo easy listening mi è piaciuto quando i tempi mi stavano piacendo, e sarà proprio per questo che ascolto con disagio; in questi tempi barbari e feroci (ove s’appendon i ladri insù le croci) la melensa intenzione consolatoria in un melò che non esplode davvero,  il lirismo appena accennato di melodie fischiettabili, l’estasi irrazionale mi sembrano non dionisiaco abbandono, ma figli di un’epoca dalla testa vuota che ama farsi cullare mentre fuori piove e la gente che non sei tu ha freddo.

ps. Probabilmente non ti piacerà, ma grazie dello spunto per l’articolo, Giorgia.

Vita Romana: Echaurren allo GNAM

di Claudia Amantini

Contropittura, Pablo Echaurren. GNAM, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, dal 20 Novembre 2015 al 3 Aprile 2016.

1.jpg

7 paperino5La Galleria Nazionale d’Arte Moderna dedica una grande mostra a Pablo Echaurren con 200 opere che ripercorrono l’intera produzione dell’artista: fumetti, collage, quadri. Una “Contropittura” che nasce dall’esigenza di impegno politico, sociale e ricerca. Lavori d’esordio (quadratini, smalti,…), l’esperienza dei cosidetti “Indiani Metropolitani” (fumetti, collage), eventi contemporanei (grandi tele e manifesti), un percorso che ci porta dagli anni ’70 ad oggi.

43

Echaurren, figlio d’arte, rinuncia alla pittura per l’impegno politico, si dedica ai fumetti (Linus, Alter Alter, Frigidaire), anzi a controfumetti d’avanguardia. Dello stesso periodo la copertina del libro di Marco Lombardo Radice & Lidia Ravera, quel “Porci con le ali” che fece scandalo e la copertina contribuì non poco.

2Arte e arti applicate. L’amore per il movimento futurista e i collage ad esso ispirati. Il ritorno alla pittura. Ironia, rottura, tensione. Arte moltiplicata. E nelle stanze del museo uno schermo dal quale il Pablo si racconta, indossando la maglia dei Ramones.

Out segnala… GlobMetal News

I nostri metallari preferiti, ospiti delle metalrece di Doom, hanno di recente arricchito il loro roster acquisendo tutta una serie di rumorosissime band metalliche… andiamole a scoprire.

Crafting the Conspiracy (Melodic Death Metal / MetalCore)

Texani di Odessa, gruppo spalla dei grandissimi Soulfly. Qui un loro video:

12431724_10154654122983538_422236476_nAzerine (Death Metal)

Altra band statunitense dall’Arizona. Qui il loro Bandcamp

https://azerineblackmetal.bandcamp.com/

HJU9f81njpcSpiraller

Dalla Russia con furore, nuovo singolo disponibile su Soundcloud.

https://soundcloud.com/spiraller/spiraller-3

Out-shirt!

10689474_10153775173875539_874999853215535450_n

CLICCA QUI PER ACQUISTARE LA MAGLIETTA O LA FELPA

Non aspettavate altro, no? ok, no! ma vuoi mettere la grafica del grande Mastro Antonio “Flok” Flocco su una maggliettazza/felpa per celebrare i quasi venti anni di Out? e sì signori: se gli embrioni del progetto erano già covati in fanzine precenti (“Manga”, “Jam”, collaborazioni varie sparse), dal 1998 Out, più o meno disciolto e sotterraneo, cova uova di futuro.
E su un testo della Clà, proclamiamo senza immodestia e nella totale impudicizia, la bellezza di aver lavorato insieme, riso di fronte alle email e qualche volta libato davanti a una buona birra, parlando di rock/fumetti/quelchecipare.

Grazie Out

(Fra)

Pillole di Dicembre ’15

dicembre 21, 2015 Lascia un commento

di Claudia Amantini

Colonelli – Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (2015, (R)esisto Distribuzione)

Anticipato da due singoli (“Masticacuore” e “Combustione Interna”), a dicembre è uscito il nuovo (primo) album dei Colonelli, trio della provincia di Grosseto. Sarà per il titolo dell’album, sarà per l’inclinazione metal, ma le 11 tracce sbordano di rabbia e potenza. Miscela pressante, sonorità alla Motorhead con occhiolino ai Metallica, canzoni cantate in italiano con riferimenti a morte, vendetta, riscatto. Una sottile linea di disperazione che non sarebbe dispiaciuta neanche al Cesare Pavese tirato in ballo nel titolo dell’album…

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.

La Via degli Astronauti – Dietro ogni memoria (2016, V4V Records)

Uscirà a gennaio il primo lp de La Via degli Astronauti, a cinque anni di distanza dall’ep Storie. Di mezzo un’intensa attività live, cambio di line-up, voglia di documentare in stile punk successi e delusioni, sbornie e notti bianche, amori e litigi, da qui le “memorie” che fanno riferimento al titolo dell’album. Band che nasce vicino a Napoli, da uno scantinato, con voglia di suonare e andare avanti. Un’incrocio che potrebbe far fondere Negazione e Massimo Volume,“Dal Pozzo” è il primo estratto, ascoltabile:

The Public Radar – A New Sunrise (2015, RBL Music Italia)

The Public Radar si formano nel 2012, un ep omonimo nel 2013 ed ora A New Sunrise, il loro primo album che condensa sonorità anni ’80 alla sperimentazione electro-shoegaze. Nove tracce originali firmate da quella che si può definire unione di rappresentanti della scena rock, electro e pop di Roma (dai Klimt 1918 a Growing Concern).

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 41 follower