Blog della rivista Out, musica e arte visiva dal 1998 ;)

Rrröööaaarrr: Diamond Head

by DOOM

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I Diamond Head si formarono nel 1976 a Stourbridge in Inghilterra, inserendosi assieme a Iron Maiden, Saxon, Angelwitch e tanti altri, nel filone del nascente metal inglese, denominato “New Wave Of British Heavy Metal”, inaugurato da Judas Priest e Rainbow. I DH erano però tra coloro che si rifacevano più all’hard-rock di Deep Purple e Led Zeppelin che agli eccessi di Judas Priest e Rainbow. Tra il 1977 e il 1979 pubblicano due demo autoprodotte che garantiscono alla band concerti di spalla a AC/DC ed Iron Maiden.

Tra le etichette discografiche comincia una lotta per assicurarsi la band, ma nessuna di loro arriva fino in fondo, così la band decide di cominciare a pubblicare i propri lavori attraverso la propria etichetta, la Happy Face Records. Nel 1980 i DH riescono a far uscire il debut album, intitolato Lightning to the Nations, in realtà il disco non ebbe ufficialmente un titolo e solo successivamente fu adottato il nome “Lightning to the Nations” mentre la copertina dell’album è completamente bianca e senza lista tracce, con in copertina solamente la firma di uno dei componenti, e inizialmente furono stampate solamente mille copie, vendute esclusivamente ai concerti o tramite mailorder al prezzo di 3,50 sterline. L’album fu nuovamente distribuito in altre mille copie, questa volta contenenti la tracklist, successivamente fu la Woolfe Records a ripubblicarlo con in copertina il disegno della Terra infuocata. Nel 2001 la Sanctuary Records lo ripubblicò per l’ennesima volta. Questo lavoro come il primo degli Iron Maiden, viene considerato uno dei dieci album più importanti della musica metal, perché i DH sono riusciti nella non facile impresa di scrivere 7 canzoni formidabili una dietro l’altra e di farlo nel pentagramma di quel metal che stava inventandosi.

Il successo del primo album porta la band a firmare il primo contratto con la MCA Records nel 1981, per la quale pubblicano l’EP Four Cuts, contenente classici come “Call Me” e “Dead Reckoning”. Il primo album per la nuova etichetta è Borrowed Time, che raggiunge la 24ª posizione della classifica inglese e permette alla band di imbarcarsi in un tour nelle arene inglesi. Il successo però fu breve a causa delle sperimentazioni di Canterbury. Uscito nel 1983, l’album sterza verso ambiti progressive, male accolti dai fans. Nello stesso anno la band apre il Monsters of Rock e comincia a lavorare al quarto album, intitolato “Flight East”. Il gruppo però viene scaricato dalla MCA, e Tatler ed Harris (i membri fondatori) decidono di lasciare a causa del negativo giudizio verso la scena metal che stava nascendo e verso bands come Metallica e Slayer. La band quindi si sciolse per la prima volta nel 1985.

L’aumento di popolarità dei Metallica e il loro continuo menzionare i Diamond Head come una delle più grandi influenze li fece tornare alla ribalta e portò alla ristampa del catalogo della band. Inevitabilmente nel 1991 Tatler e Harris riformarono il gruppo. La band pubblica anche un nuovo EP intitolato Rising Up, contenente le canzoni “Wild on the Streets” e “I can’t help myself”, reperibile solamente ai concerti o presso negozi specializzati. Due anni dopo il gruppo rilascia Death & Progress, con le collaborazioni di Tony Iommi dei Black Sabbath e di Dave Mustaine dei Megadeth. Comunque, la riunione fu di breve durata, e finì con la pubblicazione dell’album. Nel 1994 il gruppo si sciolse nuovamente per poi riformarsi sei anni più tardi. Nel 2000 Harris e Tatler tornano di nuovo insieme dopo una serie di concerti pubblicano nel 2005 All Will Be Revealed, con un cambio radicale nel sound rispetto ai loro primi album. Nel 2007 la Cargo Records ha pubblicato il sesto album What’s in Your Head? mentre nel 2016 la Dissonance Productions pubblica il settimo album intitolato semplicemente Diamond Head.

I Diamond Head sono più un caso antropologico che musicale. Nessun altro nella storia del rock è riuscito a essere così influente con una produzione tanto esigua ma anche grazie alla popolarità dei Metallica ch’è stata per i Diamond Head una vera e propria manna dal cielo. Nel 1998 i Metallica inserirono nel loro album di cover Garage Inc. ben 4 brani dei Diamond Head: It’s Electric, Helpless, The Prince e Am I Evil?.

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Reload: Lavia, “Se vuoi essere moderno leggi i classici”

settembre 1, 2017 Lascia un commento

Lunedì 7 agosto Gabriele Lavia è stato ospite del Caffè della Versiliana per presentare il suo libro: “Se vuoi essere contemporaneo leggi i classici”. Ecco il report della nostra Flavia.

di Flavia Guidi

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Gabriele Lavia sono un nome e cognome che dicono sempre qualcosa. L’attore e regista ha raccontato di come è nato il libro: “Alcune signore sono venute da me chiedendo di scrivere un libro sui classici dal titolo Se vuoi essere moderno leggi i classici. Per me se vuoi essere moderno non devi leggere i classici, o meglio, non leggere”. Lavia continua dicendo che non facciamo caso al fatto che quando si parla di tempo si pensa al passato come a qualcosa che ci sta alle spalle, mentre “noi di fronte abbiamo solo il passato, ed è solo il passato che dovremmo guardare. Il futuro ci sorprende alle spalle solo se noi abbiamo la capacità di guardare coraggiosamente il passato”. Possiamo così, attraverso ciò che ci precede, prevedere quello che può essere davanti a noi. Solo il passato è contemporaneo, ed è per questo che Gabriele Lavia ha deciso di sostituire per il titolo del suo libro moderno con contemporaneo.
La contemporaneità dei classici è la pienezza del tempo: “Rendiamo contemporanea l’Iliade solo perché la si legge…Ma a che cosa serve? Noi ci rispecchiamo, siamo riflessi da quella storia e da quel personaggio, anche se non c’è nulla nella storia, per esempio, di Edipo che assomigli alla nostra vita”. Lavia passa così a un altro concetto, quello della sostanzialità della presenza di due poli: interprete e spettatore, autore e lettore.
Il conduttore della serata, Marco Ventura, ricorda poi che il libro di Gabriele Lavia si apre con l’inizio della Repubblica di Platone: “Ieri scesi al Pireo”. Per il regista questo incipit è il denominatore comune di tutte le grandi opere d’arte. La caduta, la catarsi (dal verbo greco katàiro, scendere, dal significato simile al verbo usato da Platone: katabàino), è l’immagine che rappresenta profondamente il pensiero di Platone: il filosofo si precipita giù, al porto, nel luogo più violento. Così la catarsi non è il “sentirsi più buoni”, ma il cadere dello spettatore così come cade il personaggio. Lavia accosta Edipo al protagonista dostoevskijano di Memorie dal sottosuolo, al Dante della Commedia e a Pinocchio. Gabriele Lavia, dicendo di essere un esperto di cartoni animati perché da ragazzo voleva disegnare per l’animazione, racconta come originariamente Pinocchio per Collodi doveva morire da burattino, impiccato. Gli editori, indignati, fecero sì che lo scrittore toscano concludesse il suo romanzo con il burattino che diventa un “bambino vero”: “Cosa ci può essere di peggio di impiccarsi per un burattino? Diventare uomo, condannato alla morte vera. Da burattino può solo rappresentare la morte. Pinocchio: che orrore! Diventa bambino!”.
Tornando a Edipo Lavia dice che il personaggio sofocleo rappresenta più di ogni altro la ricerca di sé, della verità: trovando la madre morta impiccata e non potendo quindi sapere da lei la verità egli decide di accecarsi. “La tragedia di Edipo non è esser figlio della sua sposa, ma il fatto che non sa. Se con gli occhi non posso sapere, l’unico modo per sapere è accecarmi”.
E legato al vedere è anche il teatro: la parola teatro significa “luogo dello sguardo”, sguardo che è possibile solo se presenti i due poli di cui Lavia aveva già parlato, lo spettatore e l’attore.
Gabriele Lavia ha chiuso l’intervista parlando di Moby Dick, romanzo a lui caro, che spiega molto bene quella caduta e quella ricerca di verità di cui aveva parlato prima. “La balena è la grande salvezza di Achab. Achab è tutto vestito di nero e ha un oggetto bianco, un osso di balena al posto della gamba. Alla fine egli è preso dentro ciò che lui ricerca, e questa balena bianca gli permette di andare sempre più giù, nel profondo…Eraclito diceva in un frammento «Per quante vie tu percorrerai nella tua vita, giù, sempre più nel profondo, mai arriverai alla tua anima, così profonda e ampia», utilizzando la parola greca bathùn, che significa sia profondo che vasto”. La vita dell’uomo è sprofondare, anche se non arriveremo mai al fondo.

Rrröööaaarrr: Manilla Road

by DOOM

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I Manilla Road sono una band di heavy metal statunitense, fondati a Wichita, Kansas nel 1977 dal cantante e chitarrista Mark Shelton e dal bassista Scott Park a completare la formazione arriva il batterista Rick Fisher. Dopo l’uscita della demo Underground del 1979, la band nel 1980 esordisce con Invasion edito dalla Roadster Records. Incoraggiati dai giudizi positivi della stampa e dal crescente numero di fan i Manilla Road concordano con la Roadster Records la pubblicazione di un secondo album, intitolato semplicemente Metal uscito nel 1982. Ancora una volta, le nuove canzoni vengono accolte con entusiasmo da stampa e fan. Il brano Flaming Metal System (in seguito pubblicato sulla ristampa di Crystal Logic), appare sulla compilation U.S. Metal #3 della Shrapnel Records, che viene distribuita anche in Europa portando la band all’attenzione di stampa e pubblico del vecchio continente. Nel dicembre 1983 i Manilla Road pubblicano Crystal Logic. Questo disco è considerato insieme ai suoi due successori, album fondamentale per la nascita del genere epic metal (Il titolo “epic” deriva dalla tematiche affrontate nei testi, che richiamano scenari mitologici, fantasy e epici. Non è mai stato un genere esposto al mainstream, ma è sempre rimasto ancorato alla scena underground, accompagnata da pochi fan e da piccole case discografiche e si è sviluppato prevalentemente negli Stati Uniti tra gli anni settanta ed ottanta venendo influenzato principalmente dal hard rock e poi dall’ heavy metal). Nel 1984 il batterista Rick Fisher lascia la band. Viene rimpiazzato dal talentuoso Randy “Thrasher” Foxe, i cui virtuosismi alla batteria diventano un altro punto di forza della band in futuro.

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La band abbandona la Roadster Records e firma per l’etichetta francese Black Dragon Records, sotto la quale pubblicano il loro secondo capolavoro:
Open the Gates che conferma la fama crescente della band, che si consolida con il terzo “classico”, The Deluge, pubblicato nel 1986 sempre su Black Dragon Records. In questo album il drumming di Randy Foxe inizia a divenire una componente importante nell’alchimia della band, e da al sound un tocco più tecnico e potente. Nel 1987 viene pubblicato Mystification, che conferma quanto detto per i precedenti tre album: esso è suonato nel classico stile dei Manilla Road. Le reazioni del pubblico e della stampa sono sempre positive, ma meno rispetto a quelle esternate per gli ultimi tre album.

Nel 1988 i Manilla Road tornano sul mercato con Out of the Abyss, lavoro influenzato dal nascente filone thrash metal e per questo poco apprezzato dai fan puristi. L’ultimo album della band prima dello scioglimento è The Courts of Chaos, Dopo la pubblicazione dell’album e qualche data live i problemi tra Park e Foxe non sembrano attenuarsi, così Shelton decide di sciogliere la band per cercare di far riappacificare i due. Ma invano. Verso la fine degli anni novanta l’interesse verso i Manilla Road ricomincia a crescere, dato che molte delle nuove epic metal bands li citano come principali influenze. La vera riunion si concretizza nel 2001, con la pubblicazione di Atlantis Rising su Iron Glory Records e seguito nel 2002 da Spiral Castle.

È sempre del 2002 esce Mark of the Beast, album “perso” originariamente registrato nel 1981 e scartato per concentrarsi sulla produzione di Metal. Nel 2003 i Manilla Road pubblicano il loro tredicesimo full-lenght: Gates of Fire, lavoro suddiviso in tre trilogie. Nel 2008 con una nuova formazione incidono Voyager uscito per l’italiana My Graveyard Productions, che ha garantito alla band un posto come headliner all’importantissimo Play it Loud Festival. Nel 2011 la band, con una ulteriore nuova formazione ha pubblicato Playground Of The Damned per la Shadow Kingdom Records. Sempre per la stessa etichetta è uscito nel 2013 Mysterium. Mentre per la Golden Core Records è uscito il più recente The Blessed Curse. Tutti dei buona fattura ma orfani di quella epica magia che aveva caratterizzato: Crystal Logic, Open the Gates e The Deluge. I Manilla Road sono considerati uno dei gruppi più importanti dell’epic metal, avendo contribuito al suo sviluppo insieme con Manowar e Virgin Steele.

Gommalacca 10 – Il folk prima del folk

0x0_12295849C’era un altro folk. Una volta. Prima del rock, dei Juke box, la musica popolare era leggerezza, ballo in levare per salvarsi dai padroni infami, dalla vita di fatiche bestiali, doveva far respirare per un po’: una forma di resistenza, di tenace attaccamento alla vita.

Prima che diventasse sterile parodia del rock’n’roll.

Gommalacca 10 ripercorre le strade della musica popolare: Francesco alla conduzione.

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Playlist

John Vesey: Reels: Bonnie Kate/Kiloran’s Reel
The Balfa Brothers: Drunkards Waltz
Alvaro e Susana Seivane: Muiñeira de Chao – Curuxeiras (muiñeiras)
Harry McClintock: The Big Rock Candy Mountain

 

Raffica di Agosto ’17 ovvero l’Italia che spacca

by WM

Abbandonarsi al piattume e dichiarare che tutto è diluvio e perdizione ormai è uno sport nazionale, mentre, invece, bisognerebbe vedere che c’è un orizzonte sotterraneo, passatemi l’adynaton, che fa tremare di emozione e violenta dolcezza. L’Italia sub-indie spacca e suona, alla faccia dei profeti di sventura. Qualcosa da ascoltare? Eccheccquà!

Cecilia, Mari e Venti (2017)

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La musica di Cecilia parte dalla solitudine delle parole, da affiancare alla sottile malinconia di una musica autoprodotta, autosuonata e conscia di se stessa, insofferente alla forma, alla ricerca della suggestione del non detto, dell’indefinito leopardiano. Il dark (ma sarà Dark?) è antilirico, a volte volutamente provocatorio nel suo essere anti, nel suo abbandonarsi a direzioni che non prevedono un ascolto amichevole e disimpegnato.

Tuttavia, traccia dopo traccia, la dolcezza che sposa l’acido entra in circolo e per assuefazione ascoltiamo, attendiamo le piccole crisi che non verranno mai soddisfatte, inseguendo la voce mascherata e virata dai filtri. Alcuni dei suoi testi sono degni di attenzione, anche se ho fatto fatica a seguirli senza il pdf aperto accanto.

Da ascoltare.

Pagina FB: https://www.facebook.com/Cecilia22122015/

Per Ascoltare: http://www.jestrai.com/cecilia/

Superpusher – Nighting (2014)

Superpusher NightingNon scherziamo mica quando parliamo di tempi biblici per una recensione, che può anche essere frutto di file che riemergono, ascolti casuali, distratti e poi sempre più attenti.

L’album dei Superpusher ha stazionato con il suo preciso math-post rock nei bassifondi delle schedine di memoria, per venire ripescato e gustato spesso, perché “prima o poi due righe le merita”.

Nighting è un lavoro molto compatto, ben suonato, quasi progressive nella sua impostazione libera e incurante delle regole pop, alla ricerca del suono, della vibrazione emotiva, ma senza effettacci o inutili giocolerie: le quattro tracce di questo EP bello e dimenticato (spero solo da me) si dipanano in percorsi sonori che abbracciano un po’ tutto lo scibile del rock chitarristico. La produzione pare in presa diretta, ma la cosa non mi dispiace affatto, perché restituisce la polpa sonora di un lavoro sudato e appassionato. Ci vuole coraggio a suonare negli anni Dieci: sia lode ai Superpusher.

Pagina FB: https://www.facebook.com/Superpusher/

Soundcloud: https://soundcloud.com/superpusher

The Worst Horse – (EP Omonimo – 2015)

The Worst HorseIl punk rock non te lo immagini con un grimorio in mano, che esplora non i bassifondi urbani, ma il rapporto fra l’uomo, il Male e il principe delle tenebre, ma dalla città magica per eccellenza, cioè Torino, te lo aspetti che Satanasso faccia capolino. La rivelazione delle paure e la catarsi dei sentimenti ben calettano con l’aspra vocalità e le chitarre arrugginite e sporche del quartetto. Cinque i pezzi (sugli scudi i due bellissimi pezzi di apertura), affiatamento ritmica melodia preciso e potente, frutto di un gran lavoro di base e di una energia che serve come il pane al panorama smunto e spento del roccume odierno.

Davvero bello e potente questo EP che da troppo tempo, vedi sopra, stazionava nella mia playlist e non ha smesso di scuoterci ed emozionarci. Cornine alzate, sua maestà il rock ‘n’ roll continua a fare proseliti alla faccia dei fan di Maria (sua Quella che questa).

Pagina FB: https://www.facebook.com/theworsthorse/

Bandcamp: https://theworsthorse.bandcamp.com/releases

Sotterranei 14

Giancarlo-Frigieri-Troppo-Tardi-il-nuovo-album

La premiata ditta Cla e Fra (ma chi avrà mai avuto il coraggio di premiarli) vi introducono nei corridoi dei dungeon musicali italiani, con qualche conferma e piacevoli sorprese. Una puntata ricca di bei versi, post rock, sonicità, blues e roots music.

CLICCA SU QUESTO LINK PER ASCOLTARE

o vai sul sito del PODCAST

eccovi la playlist

Jet Set Roger – Sonia (dal nuovo album Lovecraft nel Polesine – Snowdonia) PAGINA FB

Giancarlo Frigieri – Triveneta (anticipazione del suo prossimo album in uscita per New Model Label)

Manuel Bellone – Devil with the heels (roots music dalla bella Palermo)

Stefano Meli – After Midnight (post rock e ambient sempre dalla Trinacria)

Sorry, Heels – One Time too much (il ritorno sonico di una delle migliori band post punk / New Wave italiane, anticipo del prossimo album). Pagina FB

Press Play on Tape 20 – OnemanPier

Un’altra bella serata all’Osteria del Bestemmion… ops, allo splendido PignetoCafè di Ilenia volpe che ospita un veneto che si sente che è veneto ma dice meno male parole di Amantinustra. Tra Indie, ricordi, barze alcoliche e risate, ascoltiamoci quattro brani quattro (esageriamo, signori!), donatici da Pier per il nostro podcast. Cantautorato con le chitarre? Rock? Indie? niente etichette, solo belle canzoni.

Press Play su QUESTO LINK PER ASCOLTARE o

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1- Percorsi immobili navigabili

2- Disorientato e assente

3- All’asta

4- Mercante