Il meme della discordia

by WM

Mi perdonerete l’atticismo e molte superficialità, ma il seguente post è scritto con l’urgenza di chi si vede circondato da persone in festa e cose da fare (per dire, già alla seconda parola digitata suonava il campanello del portone).

L’aition del post nasce da un meme, unica forma di umorismo moderno praticata dalle masse dopo la fine delle storielle anni ‘60/70, quelle piene di carabinieri, uomini che entrano in un caffè e Matto, Lo Prendo e Mi Butto. Il meme, come reiterazione idillica di momenti umoristici, pieni di twist e decontestualizzazioni, figli di un postmoderno che frulla cose serie e isole dei famosi, non mi ha mai particolarmente entusiasmato. Preferivo francamente il Fantasma Formaggino.

Ricevo questo meme con una domanda: è sessista?

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che noia… che barba…

A questo punto l’allerta “pericolo: discussioni sul femminismo!” va over 9000 (mi è bastata l’ultima volta che l’ho fatto sul blog) e il rischio sismico di “Sei un veteromaschilista e pure interista!” va oltre le varie scale Mercalli e Richter. Spoiler della risposta: no, non è una vignetta sessista, ma è degna comunque di analisi sine ira et studio.

– La situazione è quella iconica di Casa Vianello: lei “che noia che barba”, lui immerso in considerazioni che esulano dal contesto.

– Il meccanismo comico consiste nello scarto fra i meditabondi cogitata dei protagonisti.

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“Ma il libro perduto della Poetica di Aristotele lo troveremo mai?”

– La ragazza non esprime, come sospettato dalla mia amica, pensieri frivoli in opposizione ai pensieri culturalmente elaborati del compagno, né fa la figura della gallina di fronte all’aquila; la ragazza è inserita in un contesto di, direbbe Sterne, “discorsi da letto”, in cui la noia del momento si traduce nel ritirarsi ognuno nel proprio io e pensare. La ragazza, quindi, elabora alcune veloci riflessioni adeguate al contesto e alla situazione (mancanza di dialogo e di desiderio), mentre l’uomo si sofferma su un luogo comune degli studi virgiliani abbastanza abusato e neanche tanto interessante.

– Lo scarto fra un personaggio, che vive il contesto, e l’altro, che va invece in tutt’altra direzione, determina l’ “avvertimento del contrario”, il comico.

A chi è rivolto il meme? A un fruitore con studi liceali o filologici, una presa in giro (postmoderna e a me poco gradita) del professorame e di una cultura letteraria avvertita come desueta e poco utile, gradita solo a gente strana e che con la realtà non ha alcun contatto, almeno secondo l’autore del meme. Oppure ai classicisti, uomini e donne, che sanno ridere di e su se stessi.

Riguardo alla buona amica (avrete capito che è la nostra Flavia di Reload), ricordo che è il contenuto ideologico dello scrivente o dello spettatore a influenzare le letture, come il monaco che nel suo codice copiava “Satanas” al posto di “Atanas”, vivendo in un’epoca in cui la puzza di zolfo del demonio la si avvertiva a ogni angolo. In quest’epoca della “presidenta” e dell’ “assessora”, dove il femminismo ha perduto la sua forza propositiva e progressiva (penso, chessò, alle Suffragette) e si perde nelle minuzie grammaticali o nel pretendere che Biancaneve non attenda il Principe delle favole, il meme suddetto diventa manifesto del patriarcato, mentre è una battuta per liceali del triennio.

Ps. Se non vedrete altri post di Flavia, temo che capirete da soli il perché. Fuori i secondi…

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