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Recensione: Franz De Boeuf, “Sonetti” (2014)

giugno 20, 2014 2 commenti

di Chiara Lorenzetti

Franz De Boeuf SonettiRiblogghiamo ben volentieri un contributo della nostra lettrice/collaboratrice Chiara

già pubblicato sul suo blog squarcidisilenzio.wordpress.com .

 

Poesia è forma pria d’esser sostanza,
il resto? Ciance prive d’importanza.”

Nel tempo del verso breve, monco, disossato da metrica e rime; nella ragione dell’impeto e della passione, rigiro tra le mani un volumetto a titolo “Sonetti”.

“Ratto mi prese l’incanto armonioso
d’angeliche melodie prigioniero,
caldo abbracciai il tuo pianto sincero
e tosto tornò un sorriso radioso.

Dove sta la scaltra disarmonia della poesia moderna, i tagli netti delle parole? Qui, tra queste righe, si respira un’aria conosciuta e persa, un rifiorire di bellezza e canto che ridona ordine e pace alla mente, un viaggio ardito verso lande a finir di mare e d’avventura.

Il vento dona ad’ ogni foresta
voce di mare che bacia la riva,
trasforma l’acqua in anima viva
danzando gaio con ogni sua cresta.”

Non senti lettore anche tu il vento che forte spinge l’ardore di un principe, un cavaliere, un sogno lontano, un ricordo, una fiaba?
Il libro mi accoglie, intensa è la curiosità e la fretta di leggerlo e di viverlo dentro, quale fossi una principessa tediata da draghi ed amori eterni e profondi.
Mi immergo nel placido incanto.

Pozzi d’azzurro topazio, che incanti,
conducono a sogni amorosi il cuore,
sorriso che scalda di dolce ardore
tanto che ‘l Tempo conosce i rimpianti”

Oh, quale tenerezza, quale struggenza! Quanto è delicato il sentire del poeta che resta in disparte, i suoi versi in spalle, a rimirare la vita senz’altro essere che quello di descriverla.
Mio caro Franz de Boeuf, chiunque lei sia, ovunque nasconda la sua penna d’oro, vorrei che lei sapesse che i suoi versi, racchiusi con arte sublime in rigorose quartine di endecasillabi, con rime curate e parole ricercate e pure, sono un pane buono per le mie giornate; vorrei che lei sapesse che il Sonetto che pare antico e desueto, frutto avariato del passato e disprezzato da chi getta parole ordinate in righe solo per fare bella figura ma non per senso, sono invece un seme che rinnova.
Vi è anche il dolore, la morte, la sofferenza, il patimento, perché è d’ogni uomo essere vivo e ancora più addentro la vita mi pare d’entrare leggendo questi versi così tristi.

Avanza allor pedante e lentamente,
formandosi in catene irte di spine,
ciò che piano consuma e tosto opprime
mutandosi in menzogna, nulla e niente”

Sono versi che sprofondano tetri, un peso greve al collo, tarpata la speranza, disilluso l’amore quale pugnale inferto ai sogni. Il sonetto incalza, veste la sofferenza di un abito perfetto, e quel che prima era trine e merletti, un voille leggero di speranza e vita, ora è nero e pesante velluto, ricamato in oro fitto e rosso sangue, un tratto pesante del destino che accompagna la vita d’ogni uomo.

E’ vera la vita? Forse non la mia,
chè priva della minima clemenza
corrode l’alma e brucia com’il fuoco.

Miei cari lettori.
Questo scrivere appaga il mio bisogno di sentire, in una forma antica ma così moderna da parere attuale almeno a me.
E voi cosa ne pensate del sonetto?
Vi pare possibile poetare ancora in armonia?
Ho cercato di sapere chi fosse Franz de Boeuf, ma il libro non da notizie, nel web ho trovato
“Il riposo del poetapagina ove è possibile acquistare una copia del libro; la pagina facebook Franz de Boeuf (qui), i blog Franz de Boeuf (qui),ma null’altro.
Se alcuni di voi sapessero darmi notizie, ve ne sarei grata.

Gentile poeta, qualora lei avesse da passare da questa pagina o le giungesse voce, sappia che m’inchino ai suoi versi ed al suo fare, che l’armonia che mi ha donato aggiunge bellezza e musica a queste ore. Le giungano cordiali i miei saluti e la mia spinta, umile e discreta, a proseguire.

Chiara
sua affezionata lettrice

Link per il riposo del poeta :http://www.lulu.com/spotlight/franzdeboeuf

Link pagina Facebook : https://www.facebook.com/f.deboeuf?fref=ts

Link blog : http://franzdeboeuf.wordpress.com/

Senza Parole 03 – Giovanni legge Giovanni Peli

525122_10151421848264361_1736174686_nSe “poliedrico” non fosse ormai sinonimo di “dilettante”, dedicherei questo aggettivo al poeta e cantautore Giovanni Peli, e dato che “diletto” non è più una categoria di gioia dello spirito, ma solo sinonimo di “non fare con grave serietà il proprio lavoro”, non posso parlare nemmeno della gioia profusa in profondo e malinconico intreccio con la poesia. Meglio sfuggire alle parole, meglio ascoltare la fonte.
Abbiamo ascoltato con piacere il suo album (Tutto ciò che si poteva cantare), abbiamo letto il suo libro di poesie (Il passato che non resta); non resta che ascoltare il poeta che canta le poesie e recita le sue canzoni nel podcast poetico di “Senza Parole”.

CLICCA QUI PER ASCOLTARE

Poesie
– Bigia
– Caterina e il Futuro

Canzone – Tu Amore Perduto

Poesie
– Carnevale di Me Stesso
– La Vita Altrui

Canzone – Tutto Quello che Fai

Poesie
– Gioco della Negazione
– Sbagliare il mio caro papà

Canzone –  Viene la Notte

Recensione: Giovanni Peli, “il passato che non resta” (raccolta di poesie, 2012)

febbraio 19, 2013 Lascia un commento

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Confido incautamente all’Autore che il libro è labirintico. Il poeta, letta la mia frase sullo schermo, avrà strabuzzato gli occhi e forse sorriso, chissà. Di sicuro avrà pensato che il suo sforzo di condensare versi e parole musicanti ha incontrato il muro di gomma di un recensore ottuso.
Eppure il libro fila semplice, tenuto saldamente da un filo sicuro, la recherche di ciò che non può essere ritrovato, il tempo del passato vissuto come un fugace scintillio di forme che passano senza possibilità di fissarle, a meno che di non accontentarsi di ritratti dai colori falbi o ingrigiti. (Le tavolate col vino, e tante storie da raccontarsi/ davanti a quelle sei corde vigliacche (…)/ trovare nella memoria la parola da ridere/ quando il giorno dopo non sarai più lo stesso – “Zichi-pachi zichi-pu”). La semplicità del poeta confonde il lettore e lo costringe ad addentrarsi nel labirinto.

Prima sezione – Il passato che non resta
Il passato come terra straniera, come il titolo di un romanzo di Carofiglio, semplice permanere nel presente attraverso i segni, le striature delle rughe, gli oggetti che restano, i cocci rotti, ma che si apre ad un’improvviso lirismo non appena si tocca il tema del passato-persona. Verso la fine della prima sezione, l’attento sguardo del poeta, lucido e analitico come un entomologo che osserva l’oggetto della sua analisi senza partecipazione, decide di non conservare più ma di vivere liricamente il ricordo-persona, il passato legato al “calore del non pensabile” e si scioglie quasi in canto, quasi perché ancora mantiene un certo ritegno a disvelare e disvelarsi: (sempre sulla figura del padre: e l’odore di officina dentro/ e mai mai nomi per le stelle/ solo confondere col suo nero la sua notte). Un colpo di coda finale: (Quello che ricompare è un passato/ da rendere mutevole/e polvere sui libri (…) domani avremo un passato migliore/ di questo – “Corriamo dietro ai gatti”). Postilla: il tema dell’ubi sunt che ricorre in “Soltanto dei nomi” non lo vedevo in poesia dal Medioevo.

_DSC0391Seconda sezione – Canzoni d’amore
Mantiene quello che promette: canto. Il canto modula i sentimenti, e la musa che fa capolino ogni tanto fra i versi e nei titoli portano il poeta ad accenti sentimentali e sensuali che non ti aspetteresti dal lucido razionalismo della prima sezione. Emergono le venature sanguigne e i tormenti della contraddizione, si perde in paesaggio e si guadagna in ritratto (Sarò bambino ed il suo mostro./ Sarò il suo corpo – “Sarò per Elle”). L’amore parte, l’amore si disperde: l’abbandono (Ho rotto alcuni oggetti/ ma nessuno dei tuoi) è ben rappresentato così come il trovarsi degli esordi (Cosa ci potrà mai dividere? (…) non i cannoni, non il vento forte/ non il silenzio del sole). Il “Sonetto” della seconda sezione anticipa l’abbandono e il tema della terza: Canto la resa, la celebrazione/ dell’indifeso, le frasi incomplete.

Terza sezione – La Celebrazione dell’Indifeso
Come nei Trionfi di Petrarca, la sezione successiva sussume, supera dialetticamente quella precedente; l’amore aveva superato liricamente il passato, l’Indifeso, l’abbandonato richiude l’uscio alle persone e si riapre alle cose, alla visione degli spazi e alle geometrie del mondo (Contavi troppe volte/ i centimetri/ da qui ai continenti migliori – “Avere in mano”) alla ricerca di una possibile misurazione del mondo e di una sua inclusione in un’orizzonte di senso (Ma io vivo bene/ ed è la verità/ per il difetto agli occhi/ (…)che alle luci fa alone/ dà ai colori ingenuità/ e moltiplica le stelle). Il tono si abbassa, il lessico si semplifica (La domenica i pedoni/ attraversano in diagonale/ e fanno ombra come possono – “Domenica”). La chiusura, come un crepuscolo, abbrevia e attutisce definitivamente quasi come un sonno che sostituisce lentamente la logica e il fluire delle cose e del logos della veglia.

Qualche osservazione.
Il verso è perlopiù libero, il tono in generale è prosaico, come nelle Sature di Montale, raro l’uso di rime; seguendo il solco della tradizione del Novecento, la poesia di Peli privilegia assonanze e consonanze, una costruzione scarsa di figure retoriche di posizione e un’abile collocazione del verso spezzato a sottolineare i passaggi più densi di senso. Poesia quasi come brevi correnti di flussi di coscienza. D’altronde, non ci si può più appellare ad una poesia strutturata e formalmente quadrata se la visione del mondo è caleidoscopica.

Un libro labirintico, come dissi a suo tempo a Giovanni (mi permetto la confidenza e la caduta del formale “lei” perché ormai mi illudo che il poeta mi abbia aperto la porta e accolto, mentre l’altro lobo del cervello mi avvisa che ogni ritratto è parziale, ogni autorappresentazione è finzione, ogni visione di se stessi è un testamento verso il mondo che ci deve conoscere attraverso le visioni che noi produciamo, teste Petrarca). Anche dopo molte riletture, mi pare di averne solo sfiorato la superficie: ma in fondo il mio compito era solo recensire, invogliare alla lettura. I successivi dialoghi tra me e il testo interessano solo me perché divengono me, ed io non farò (per vostra fortuna) alcun altro accenno alle visioni suddette. Il poeta è Giovanni Peli, chi ha coraggio di parlare e lui e la sua voce è “Il passato che non resta”: leggerlo sarebbe ringraziare il fatto che esistano ancora gente da chiamare “poeti”.

Poesia – Ilenia Volpe

agosto 11, 2011 4 commenti

Ilenia Volpe è un’artista, una cantautrice che stiamo imparando ad apprezzare non solo come rocker dalla voce intensa che ci scuote, ma anche come poetessa di squarci metropolitani e intimisti, fulminanti come la verità delle sue parole. Le abbiamo chiesto qualche sua poesia, che traiamo dal suo blog su MySpace.
Respirare e leggere, non c’è bisogno d’altro: buon ascolto della vostra voce.

foto di Mike Dean

Consigli per gli acquisti

Mi dissero: “andrai dove vuoi, ma ricordati di contenere le rivoluzioni”
di indottrinarti fino alla morte
di non passare mai inosservata
di lasciar vivere per vivere.
Mi dissero: “Saresti un buon esempio” se solo non esistesse il condizionale.

Ho verniciato di blu l’asfalto

Che dio ci protegga dalle prime volte
Dal rumore dei tergicristalli quando piove poco
Dalle idiozie, dagli altari, dagli inverni
Dai predicatori, dai mal di testa, dalle stronzate
Dalla tua bocca, dai luoghi troppo grandi, dalle piogge ostinate
Dalle risate quando il mio mondo sta esplodendo
Dagli asfalti, dalle rose blu, dal denaro
Da quella vacca di tua madre, dagli uffici, dal mattino
Da tutte quelle cose che mai avrei voluto sentire o vedere
Dal bisogno, dai ricordi rubati, dall’amore
Dalla tua malattia, dall’adolescenza, dal perdono
Dagli ignoranti, dagli incoerenti, dai finalizzatori di idiozie
Dal fango, dai mal di testa, dai troppi volti
Dalle rinunce, dai conti perfetti, dalle parentesi
Dalle rughe mai vissute, dai  vuoti violati
Dal futuro recitato come una  preghiera

Il Mondo al Contrario

sprofondiamo i piedi negli abissi
che tanto solo li c’è il mondo che vogliamo

dove la musica è intelligente e crudele
dove il mare copre ogni angolo ed ogni angolo sputa sangue

questa storia del sentirsi grandi è solo uno stupido pretesto
ma tanto a cosa serve se tutti vogliono essere capiti
se tutti vogliono urlare e farsi sentire
se tutti vogliono figli e i figli poi qui non ci vogliono stare

guarda lì, lo vedi che non c’è la sofferenza?
lo vedi che tutti fanno finta di volersi bene?
che cadono aerei, palazzi, stelle, certezze?
ma cosa saranno poi queste maledette certezze?

qui è pieno di gobbi, di matti, sfregiati e malfamati
tutti in fila per dire addio
e nemmeno il tempo di lanciare un bacio
nemmeno un attimo per dire che è tutto troppo vero

guarda ancora, guarda.. lo vedi che lì non esiste il dolore?
ci raccontano dei loro amori
ma cos’è l’amore senza il delirio, l’odio, la sporcizia?
senza le ferite infette, i cromatismi, senza di te?
mio dio, senza di te..

non esisteranno più le stelle, il mare, le parole,
i colori, le montagne, i bambini, le urla
non ci saranno più le mani, le premesse e le promesse, le vene, i matti
tutti in fila per dire addio
e nemmeno il tempo di lanciarti un bacio

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Recensione: Francesco Vitellini, “Ronde Poetiche”

Le menti dei poeti, da come me le figuro, o sono nascoste e lineari, o esplose e contorte.
Leggo le liriche di una persona che conosco benissimo, che come prima cosa mi mandò a farla in biiip in tedesco e fu l’inizio di una grande amicizia (si sa, i grandi amori nascono da un sonoro vaffanculo). Scopro di saperne meno di quanto pensassi…

Passo alle sue poesie, e scopro, o riscopro, tanti pensieri e parole di cui ero più o meno a conoscenza, sepolte in una memoria piena di troppe cose. Memoria ed essere vengono richiamate lirica dopo lirica, e scopro che il grande amico è anche un grande talento, che il grande borbottatore ostrogoto è un abile affabulatore, che oltre ad essere un fine traduttore è anche poeta in più lingue dal talento polimorfo.

Vi consiglio perciò le sue Ronde Poetiche (qui il link per prenderlo da kataweb), ma migliore vetrina saranno i suoi versi. Traggo qualche strofa dalla lirica “A chi rimane” di ispirazione crepuscolare:

ti lascio la mia mente,
incubatrice di sogni,
il mio pensiero
attento a non smarrirtici
non esistono istruzioni
nessuna guida tranne l’intuito
“mente contorta, incomprensibile”
cazzone di un monterosso
non avete capito niente

ti lascio il mio cuore
fomentatore di dolori e gioie
l’unica mia parte
che si nutre di assoluti
odi et amo… esattamente…!
divoratore di emozioni,
sepolto nel mio petto
nero dal troppo fumo
nondum amabam
et amare amabam

ti lascio i miei amici
quattro gatti… ma validi…!
non li trascurare
hanno parte in quello che sono

Piccole prove poetiche – by Silvia Laganà

novembre 28, 2010 13 commenti

Mentre apprendo con raccapriccio che Sgarbi vuole fare un programma alla Saviano (CAPRE! CAPRE!) e che dopo il bunga bunga c’è il Bondi Bondi, Silvia Laganà ci trae d’impaccio e ci porta tre piccoli frammenti di poesia, tre omaggi poetici a tre persone diverse ma importanti. A lei la parola, anzi la Parola…

a Cristina

Ancora una volta, vieni qui,
e rimani,vai via, ma resti, qui, con me.

Corre il pensiero,
rapido come la follia,
divisa a metà fra due ere,
fra due sentimenti,
fra due forti
chiusa
in un abisso profondo,
profondo una scelta:

amare?

 

 

A Carlo

Testardo,
parole e ricordi mai dimenticati,
di persone sempre amate,
echeggiano

Distrutto ma intatto.
Integro scudiero della passione:
amico altero.

Sorriso delicato,
mano forte, ma gentile,
grazie per me ad altri mille
(sempre a te).

 

 

 

A Davide

Concentrato, assorto,
ballerino dei suoi tempi.

Presente e mai passato,
Musa e Maestro della sua vita,
amico innamorato,
ma tenero amante geloso.

 

Poet’s Corner

agosto 22, 2010 1 commento

Riceviamo una bella segnalazione da parte di Sergio Cavicchi su una nuova iniziativa culturale a Cesenatico.

Propongo una serata dedicata alla declamazione di testi e poesie inedite, se possibile. Giovedì 26 alle 21, presso la p.zza delle Conserve di Cesenatico si svolgerà Poet’s corner… not alone. Può partecipare chiunque voglia proporre testi, prosa o poesia, che voglia fare conoscere.La nostra associazione ha or…ganizzato questo evento per ricercare autori emergenti, non per forza giovani, che abbiano voglia di mettersi in gioco. E’ una possibilità a costo zero che potrebbe ritornare utile per fare curriculum!

Chi volesse iscriversi può telefonare al 3482307080 o mandare email a lanuovaredazione@libero.it. Tanto per non scherzare saranno distribuiti volantini e locandine promozionali, nel luogo dell’evento microfono e musica di sottofondo, regolari permessi comune e Siae.

Sergio Cavicchi Presidente di NOMS Onlus Cesenatico