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I miei giganti: i Novanta

by WM

Caro Andrea, si stava meglio quando si stava meglio, e basta, perché il rock non serve più a nessuno se non a chi lo suona, perché i Novanta sono morti e con loro si è consumata l’ultima morte del rock.

A te che vuoi sapere dei Novanta, cosa posso dirti? Posso fare un riassuntino dei miei giganti, pieno di omissioni colpevoli (chiunque leggerà, potrà citare almeno due o tre artisti imperdibili di cui mi sono dimenticato), ma che rappresenta il quadro di quello che ascoltavo fra radio a mezzanotte e cassette copiate al volo, pochi i cd e niente youtube.

Devi sapere che i Novanta sono morti giusto il tempo di finire: il loro re si era sparato in testa già nel 1994 (un ragazzo biondo che vedrai suonare la chitarra poco più sotto), perché la carica di libertà e disperazione che emanavano quegli anni era un po’ troppo per lui che non voleva fare la star; un principe, Billy Corgan, uno dei pochi che si è sbarazzato di quegli anni, disse che non se la sentiva di combattere contro tutte le Britney del mondo. Chi era Britney? L’inizio della Fine e della musicademmerda (R) che ti delizia dalle radio tutti i giorni; ma non divaghiamo, ché non è caso di fare pubblicità al Male, che ha già un ottimo ufficio stampa.

Li metto qui alla rinfusa, non creo un canone, né faccio classifiche. Fa’ come me: ascoltali senza etichette (tipo post-punk, grunge, garage etc…) e quelli che ti incuriosiscono valli a cercare, leggine i nomi, se mastichi inglese cerca i testi. Chissà che i Novanta non ti dicano qualcosa più di Calcutta e fighetti-indie attuali.

Cominciamo:

Quelli incazzati, quando sono incazzati. Il genio di Zach de la Rocha e dei Rage Against the Machine, live con “Bullet in the Head”:

Quelli incazzati quando intravedevano uno sprazzo di luce; Smashing Pumpkins, “Tonight”.

Qui i R.E.M. erano a Catania, in assoluto stato di grazia. Io saltavo sotto il palco per uno dei momenti più belli della mia vita. “What’s the Frequency, Kenneth?”

Qui gli Offspring vendicavano tutti i friendzonati zerbini con l’energia di “Self-esteem”: c’avevo pure la maglietta, anzi, ce l’ho ancora.

Qui i più famosi, forse i più grandi, riprendevano una canzone del grande David Bowie, migliorandola se possibile. Poco dopo Kurt morì. Nirvana, “The Man Who Sold the World”.

Gli anni Novanta furono belli anche per questi tre incredibili cazzoni, qui prima che diventassero peggio di quelli che criticavano. Green Day in “Basket Case”.

Gli inglesi facevano i bulletti dall’altra parte dell’oceano; ora tutti li disprezzano, ma gira e volta io li ascolto come un tempo. Oasis, “Some might say”.

Stesso discorso per i Blur, su cui ho sentito le peggiori critiche, ma pezzoni come “The Universal” con un video che pare fatto da Kubrick quando ne escono più? Il testo fa a pezzi il cuore.

Quando un autore ti dice parla del suo umore nero e della nera profondità della sua mente e non si ammazza che pensi? Beh, fai spallucce. Poi quando si ammazza l’altroieri, ci resti nammerda. Faccio penitenza, ricordandolo con le sue splendide note. Chris Cornell e i Soundgarden in “Fell on Black Days”.

Almeno uno è rimasto vivo. Il loro concerto mi deluse, ma anche io stavo uscendo dai Novanta con loro. Pearl Jam, “Alive”.

Qui mi fermo, perché in fondo è un diario sentimentale di tempi che non hai vissuto, e magari ti fermerai al primo video, dato che ho messo quello più disturbante e meno soffice per vedere se saresti arrivato alla fine. Buon ascolto.

Il prof.

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I miei giganti: Malicorne

settembre 14, 2013 3 commenti

Agosto 1989, Radio Tre, Arturo Stalteri presenta “Senza Video Estate”. Gli anni ’80 e i loro suoni di plastica stanno per finire e c’è ancora chi vuole chiede emozioni e pensieri dalla musica. Stalteri, grandissimo pianista ed enciclopedico conoscitore dello scibile musicale, in uno dei suoi innumerevoli percorsi sonori tocca il folk revival degli anni ’70 tira fuori dal cilindro un gruppo di folk-rock assolutamente atipico di nome MALICORNE. La loro musica si presenta subito come un’incredibile miscela di suoni antichissimi (con l’uso di strumenti ultra-cult come la ghironda, dal suono ronzante e rauco, e il cromorno) e il rock acido fatto di bassi e chitarre elettriche distorti. È amore al primo ascolto.

___________MalicorneM___________

malicorne-malicorne(1)

Un po’ di storia: il gruppo nasce in Francia ad opera dei fratelli Yacoub (Gabriel e Marie), collaboratori del grande arpista Alan Stivell, Laurent Vercambre e Hughes Decourson. Il loro primo lavoro (Malicorne I – 1974) evidenzia già un approccio psichedelico e drammatico alla tradizione vocale e strumentale non solo bretone (la Bretagna è la loro zona d’origine) ma anche provenzale e borgognona: segnaliamo in questo disco la strepitosa La Pernette, scandito dalla voce cantilenante e ipnotica di Marie Yacoub.

Malicorne_AlmanachNel secondo disco (Malicorne II – 1975) l’amalgama fra rock e folk diviene ancora più incisivo. Ancora ci meraviglia l’arrangiamento del bellissimo Cortège ne noce, drammatico canto di una donna che si sposa senza gioia.

Almanach, terzo disco della band del 1976, è il loro capolavoro assoluto, un disco di 12 brani, ognuno dedicato a un mese dell’anno. Incredibili le atmosfere, oscure e drammatiche le storie delle campagne francesi narrate accanto a danze gioiose, suonate con rara maestria tecnica. Bellissima la storia molto pulp (pure troppo) dell’Ecolier assassin.

Il quarto lavoro (M -1977) arriva al disco d’oro in Francia. E’ caratterizzato da splendidi arrangiamenti di cori “a cappella”, uno dei marchi di fabbrica del gruppo. Strepitosa Nous sommes chanteurs de sornettes.

malicorneCon L’extraordinaire Tour de France… (1978) comincia la parabola discendente del gruppo, che, pur mantanendosi su ottimi livelli, seminando i lavori successivi di splendide gemme, non toccherà più i vertici dei primi quattro album: splendidamente lirico il set di brani di tradizione medievale Beau charpentier/Quand le cyprès in Balançoire En Feu (1981).

Assolutamente da evitare il loro ultimo album Les Cathédrales de l’Industrie (1986), totalmente virato al pop, che lascia un po’ di amaro in bocca a chi si era affezionato ad una musica vibrante e cattiva che aveva attraversato i secoli per arrivare fino a noi grazie al genio dei fratelli Yacoub.

I Malicorne sono ancora in attività e girano i festival di musica celtica e acustica di tutta Europa. Se vi capita di incontrare questo nome, non ignoratelo.

 

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