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Posts Tagged ‘Doom’

Rrröööaaarrr: Diamond Head

by DOOM

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I Diamond Head si formarono nel 1976 a Stourbridge in Inghilterra, inserendosi assieme a Iron Maiden, Saxon, Angelwitch e tanti altri, nel filone del nascente metal inglese, denominato “New Wave Of British Heavy Metal”, inaugurato da Judas Priest e Rainbow. I DH erano però tra coloro che si rifacevano più all’hard-rock di Deep Purple e Led Zeppelin che agli eccessi di Judas Priest e Rainbow. Tra il 1977 e il 1979 pubblicano due demo autoprodotte che garantiscono alla band concerti di spalla a AC/DC ed Iron Maiden.

Tra le etichette discografiche comincia una lotta per assicurarsi la band, ma nessuna di loro arriva fino in fondo, così la band decide di cominciare a pubblicare i propri lavori attraverso la propria etichetta, la Happy Face Records. Nel 1980 i DH riescono a far uscire il debut album, intitolato Lightning to the Nations, in realtà il disco non ebbe ufficialmente un titolo e solo successivamente fu adottato il nome “Lightning to the Nations” mentre la copertina dell’album è completamente bianca e senza lista tracce, con in copertina solamente la firma di uno dei componenti, e inizialmente furono stampate solamente mille copie, vendute esclusivamente ai concerti o tramite mailorder al prezzo di 3,50 sterline. L’album fu nuovamente distribuito in altre mille copie, questa volta contenenti la tracklist, successivamente fu la Woolfe Records a ripubblicarlo con in copertina il disegno della Terra infuocata. Nel 2001 la Sanctuary Records lo ripubblicò per l’ennesima volta. Questo lavoro come il primo degli Iron Maiden, viene considerato uno dei dieci album più importanti della musica metal, perché i DH sono riusciti nella non facile impresa di scrivere 7 canzoni formidabili una dietro l’altra e di farlo nel pentagramma di quel metal che stava inventandosi.

Il successo del primo album porta la band a firmare il primo contratto con la MCA Records nel 1981, per la quale pubblicano l’EP Four Cuts, contenente classici come “Call Me” e “Dead Reckoning”. Il primo album per la nuova etichetta è Borrowed Time, che raggiunge la 24ª posizione della classifica inglese e permette alla band di imbarcarsi in un tour nelle arene inglesi. Il successo però fu breve a causa delle sperimentazioni di Canterbury. Uscito nel 1983, l’album sterza verso ambiti progressive, male accolti dai fans. Nello stesso anno la band apre il Monsters of Rock e comincia a lavorare al quarto album, intitolato “Flight East”. Il gruppo però viene scaricato dalla MCA, e Tatler ed Harris (i membri fondatori) decidono di lasciare a causa del negativo giudizio verso la scena metal che stava nascendo e verso bands come Metallica e Slayer. La band quindi si sciolse per la prima volta nel 1985.

L’aumento di popolarità dei Metallica e il loro continuo menzionare i Diamond Head come una delle più grandi influenze li fece tornare alla ribalta e portò alla ristampa del catalogo della band. Inevitabilmente nel 1991 Tatler e Harris riformarono il gruppo. La band pubblica anche un nuovo EP intitolato Rising Up, contenente le canzoni “Wild on the Streets” e “I can’t help myself”, reperibile solamente ai concerti o presso negozi specializzati. Due anni dopo il gruppo rilascia Death & Progress, con le collaborazioni di Tony Iommi dei Black Sabbath e di Dave Mustaine dei Megadeth. Comunque, la riunione fu di breve durata, e finì con la pubblicazione dell’album. Nel 1994 il gruppo si sciolse nuovamente per poi riformarsi sei anni più tardi. Nel 2000 Harris e Tatler tornano di nuovo insieme dopo una serie di concerti pubblicano nel 2005 All Will Be Revealed, con un cambio radicale nel sound rispetto ai loro primi album. Nel 2007 la Cargo Records ha pubblicato il sesto album What’s in Your Head? mentre nel 2016 la Dissonance Productions pubblica il settimo album intitolato semplicemente Diamond Head.

I Diamond Head sono più un caso antropologico che musicale. Nessun altro nella storia del rock è riuscito a essere così influente con una produzione tanto esigua ma anche grazie alla popolarità dei Metallica ch’è stata per i Diamond Head una vera e propria manna dal cielo. Nel 1998 i Metallica inserirono nel loro album di cover Garage Inc. ben 4 brani dei Diamond Head: It’s Electric, Helpless, The Prince e Am I Evil?.

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Rrröööaaarrr: Manilla Road

by DOOM

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I Manilla Road sono una band di heavy metal statunitense, fondati a Wichita, Kansas nel 1977 dal cantante e chitarrista Mark Shelton e dal bassista Scott Park a completare la formazione arriva il batterista Rick Fisher. Dopo l’uscita della demo Underground del 1979, la band nel 1980 esordisce con Invasion edito dalla Roadster Records. Incoraggiati dai giudizi positivi della stampa e dal crescente numero di fan i Manilla Road concordano con la Roadster Records la pubblicazione di un secondo album, intitolato semplicemente Metal uscito nel 1982. Ancora una volta, le nuove canzoni vengono accolte con entusiasmo da stampa e fan. Il brano Flaming Metal System (in seguito pubblicato sulla ristampa di Crystal Logic), appare sulla compilation U.S. Metal #3 della Shrapnel Records, che viene distribuita anche in Europa portando la band all’attenzione di stampa e pubblico del vecchio continente. Nel dicembre 1983 i Manilla Road pubblicano Crystal Logic. Questo disco è considerato insieme ai suoi due successori, album fondamentale per la nascita del genere epic metal (Il titolo “epic” deriva dalla tematiche affrontate nei testi, che richiamano scenari mitologici, fantasy e epici. Non è mai stato un genere esposto al mainstream, ma è sempre rimasto ancorato alla scena underground, accompagnata da pochi fan e da piccole case discografiche e si è sviluppato prevalentemente negli Stati Uniti tra gli anni settanta ed ottanta venendo influenzato principalmente dal hard rock e poi dall’ heavy metal). Nel 1984 il batterista Rick Fisher lascia la band. Viene rimpiazzato dal talentuoso Randy “Thrasher” Foxe, i cui virtuosismi alla batteria diventano un altro punto di forza della band in futuro.

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La band abbandona la Roadster Records e firma per l’etichetta francese Black Dragon Records, sotto la quale pubblicano il loro secondo capolavoro:
Open the Gates che conferma la fama crescente della band, che si consolida con il terzo “classico”, The Deluge, pubblicato nel 1986 sempre su Black Dragon Records. In questo album il drumming di Randy Foxe inizia a divenire una componente importante nell’alchimia della band, e da al sound un tocco più tecnico e potente. Nel 1987 viene pubblicato Mystification, che conferma quanto detto per i precedenti tre album: esso è suonato nel classico stile dei Manilla Road. Le reazioni del pubblico e della stampa sono sempre positive, ma meno rispetto a quelle esternate per gli ultimi tre album.

Nel 1988 i Manilla Road tornano sul mercato con Out of the Abyss, lavoro influenzato dal nascente filone thrash metal e per questo poco apprezzato dai fan puristi. L’ultimo album della band prima dello scioglimento è The Courts of Chaos, Dopo la pubblicazione dell’album e qualche data live i problemi tra Park e Foxe non sembrano attenuarsi, così Shelton decide di sciogliere la band per cercare di far riappacificare i due. Ma invano. Verso la fine degli anni novanta l’interesse verso i Manilla Road ricomincia a crescere, dato che molte delle nuove epic metal bands li citano come principali influenze. La vera riunion si concretizza nel 2001, con la pubblicazione di Atlantis Rising su Iron Glory Records e seguito nel 2002 da Spiral Castle.

È sempre del 2002 esce Mark of the Beast, album “perso” originariamente registrato nel 1981 e scartato per concentrarsi sulla produzione di Metal. Nel 2003 i Manilla Road pubblicano il loro tredicesimo full-lenght: Gates of Fire, lavoro suddiviso in tre trilogie. Nel 2008 con una nuova formazione incidono Voyager uscito per l’italiana My Graveyard Productions, che ha garantito alla band un posto come headliner all’importantissimo Play it Loud Festival. Nel 2011 la band, con una ulteriore nuova formazione ha pubblicato Playground Of The Damned per la Shadow Kingdom Records. Sempre per la stessa etichetta è uscito nel 2013 Mysterium. Mentre per la Golden Core Records è uscito il più recente The Blessed Curse. Tutti dei buona fattura ma orfani di quella epica magia che aveva caratterizzato: Crystal Logic, Open the Gates e The Deluge. I Manilla Road sono considerati uno dei gruppi più importanti dell’epic metal, avendo contribuito al suo sviluppo insieme con Manowar e Virgin Steele.

Rrröööaaarrr: Tokyo Blade

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by DOOM

I Tokyo Blade sono la classica band che avrebbe avuto delle buone potenzialità per emergere nel mare della NWOBHM ma che, anche a causa di una formazione instabile, è riuscita a farsi notare per un paio di album e di anni (1983/1985) prima di cadere nell’anonimato.

Nel 1982 a Salisbury il chitarrista Andy Boulton e il bassista Andy Robbins danno vita ai Killer, insieme al cantante Alan Marsh, al batterista Steve Pierce e alla seconda chitarrista Ray Dismore. Dopo aver inciso un demo, a causa delle numerose band omonime, cambiamo nome prima in Genghis Khan poi assumeranno il definitivo Tokyo Blade. Dopo la pubblicazione di due singoli 2nd Cut e If Heaven is Hell, e dell’EP Double Dealin’ pubblicati con il nome Genghis Khan i Tokyo Blade sottoscrissero un contratto con l’etichetta Powerstation Records, che alla fine del 1983 pubblicò l’esordio discografico del gruppo, intitolato Tokyo Blade. Uscito in una fase matura della NWOBHM, con un suono molto grezzo e rugginoso, ma che riesce a sprigionare comunque una grande grinta. La band si fa notare per gli intrecci di chitarre e armonie, un tantino sgraziate, che ricordano i primi Iron Maiden. Ma la band brilla di luce propria soprattutto quando si dedica a pezzi articolati con cambi di tempo e intelaiature chitarristiche più complesse. 

Subito dopo la conclusione del tour in compagnia di Venom e Metallica, incidono per la Combat Records nel 1984 l’EP Midnight Rendezvous. Nello stesso anno firmarono un deal con la più potente Roadrunner Records e dietro pressioni della stessa il gruppo assunse il giovane cantante Vic Wright che ri-registrò nuovamente tutte le parti vocali del nuovo album Night of the Blade uscito sempre nel 1984. Night of the Blade è considerate il capolavoro della band. Una commistione di hard rock e sonorità heavy metal tipicamente albioniche.

È impossibile rimanere impassibili di fronte alla carica energica dei pezzi e alle dirompenti cavalcate maidiane. La produzione dei tempi, quasi sempre ingenerosa per le band a basso budget, si rivela ruvida al punto giusto e valorizza il lavoro di ogni singolo strumento. Purtroppo nel 1985 i Tokyo Blade sterzano su sonorità melodiche, Blackhearts and Jaded Spades segnerà l’inizio del declino per la band, mai più capace di partorire un nuovo capolavoro. Il disco presenta una intonazione più melodica, nel tentativo di conquistare una più ampia fetta di pubblico. Gli esiti di vendita del disco, contrariamente alle aspettative del gruppo, si tradussero in un fallimento. Tale avvenimento decretò in pratica lo scioglimento del gruppo. Nel 1987 Boulton ricostituì la formazione e assicuratosi la collaborazione di un’etichetta tedesca Scratch Records, sotto il nome Andy Boulton’s Tokyo Blade pubblica Ain’t Misbehavin’. Il nuovo lavoro è caratterizzato da sonorità vicine all’hair metal. Sciolto, il quasi personale gruppo di Boulton, il nome Tokyo Blade rimase in vita fino al 1989 grazie alla collaborazione di Boulton con alcuni membri del gruppo tedesco The Dead Ballerinas, da cui proviene tra l’altro gran parte del materiale utilizzato per la registrazione del disco No Remorse. Licenziato dalla Hot Blood Records nel 1989. Lavoro contrassegnato da sonorità ancora più melodiche del precedente.

Dopo un anno di inattività i Tokyo Blade pubblicano altri due, ahimè, mediocri dischi Pumphouse del 1994 e Burning Down Paradise del 1995 ma gli esiti negativi delle vendite decretarono lo scioglimento definitivo della band. Nel gennaio 2008, fu annunciata la rifondazione del gruppo: per una serie di festival a tema tra cui il famoso Keep It True di Würzburg. Nel novembre 2009 avvenne la dismissione dell’intera formazione del gruppo, prontamente ricostruita da Boulton reintegrando Wiggins, Pierce e Wrighton. Avvalendosi del produttore Chris Tsangarides, i Tokyo Blade registrano nel 2011 Thousand Men Strong.  Il sound che caratterizza questa decina uscita è un tentato ritorno alle origini. Pertanto, noi sfegatati fans, aspettiamo il vero ritorno dei gloriosi Tokyo Blade!

Rrröööaaarrr: Blind Guardian

by DOOM

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I Blind Guardian sono una band di power metal, formatosi nel 1984 a Krefeld in Germania. Prima di chiamarsi Blind Guardian, i quattro musicisti di Krefeld pubblicarono nel 1986 col nome di Lucifer’s Heritage le demo Symphonies Of Doom e Battalions of Fear che procurarono alla band un deal con la No Remorse Records, il primo album stampato: Battalions of Fear, che uscì nel 1988, porta il nuovo nome di Blind Guardian. Che deriva dal titolo della canzone Guardian of the Blind, ispirata al romanzo It di Stephen King. L’anno successivo pubblicarono il loro secondo album Follow the Blind con la partecipazione di Kai Hansen, ex chitarrista degli Helloween. (attualmente cantante e chitarrista dei Gamma Ray).

Con il terzo lavoro uscito nel 1990 Tales from the Twilight World i Blind Guardian cominciarono ad essere riconosciuti come uno dei migliori gruppi metal tedeschi emergenti sfondando anche in campo internazionale. Con il fallimento della No Remorse Records la band passò alla Virgin Records. Con l’uscita di Somewhere Far Beyond nel 1992 ottennero un grandissimo successo scalando le classifiche della Germania fino ai posti più alti e arrivando addirittura primi nella classifica giapponese. Nel 1995 esce Imaginations from the Other Side quinto album in studio che determinò una svolta significativa nella scelta delle melodie e della composizione. La decisione di un massiccio utilizzo del sintetizzatore fu la causa di un’ampia critica da parte dei fan più datati, mentre portò un altrettanto folto gruppo di appassionati metal ad avvicinarsi a questa band. Ad ogni modo questo viene considerato da parte di critica e pubblico uno dei migliori lavori da loro creati.

Nel 1998, dopo tre anni dall’ultimo album, i Blind Guardian ritornarono sulla scena con il concept album Nightfall in Middle-Earth, interamente ispirato al Silmarillion di J.R.R. Tolkien. A Night at the Opera esce nel 2002 e riprende le sonorità del disco precedente affiancandovi arrangiamenti orchestrali. Questo album generò critiche e consensi perché per alcuni era visto come una dimostrazione d’onnipotenza da parte della band dopo il capolavoro Nightfall In Middle Earth, altri invece lo considerano un’opera colossale per la complessità e ricchezza compositiva. Nel marzo del 2006 esce A Twist in the Myth.

Nel 2010 vede l’uscita il nuovo album intitolato At the Edge of Time, preceduto dall’EP A Voice In The Dark. Questo lavoro riporta la band a sonorità più caratteristiche dei tempi passati che a quelle più progressive di A Twist In The Myth mantenendo comunque un livello altissimo per quanto riguarda le melodie e le orchestrazioni che sono forse la maggiore novità dell’album, infatti per la prima volta hanno collaborato con l’Orchestra di Praga nella registrazione di un album. Nel 2012 esce Memories of a Time to Come, un “Best of” che ripercorre i primi 25 anni di carriera riproponendo i vecchi successi in versione remixata con un sound decisamente migliorato e alcune completamente ri-registrate. L’ultimo, Beyond the Red Mirror, è uscito a gennaio 2015.

La musica dei Blind Guardian è caratterizzata dalle veloci chitarre elettriche e dalla doppia cassa martellante classici del power metal, ma può essere considerata quasi unica per il suo uso dell’overdub (sovrapposizione) per creare un suono estremamente denso, un suono “epico”. Questa tecnica, specialmente notabile nelle parti vocali e di chitarra, dà l’impressione di una vasta armata di musicisti che suonino all’unisono e cantino in armonia, impressione rafforzata anche dai cori, onnipresenti in ogni canzone. I testi sono stati ispirati dai mondi fantastici di J. R. R. Tolkien e di altri autori di genere fantasy, così come da leggende tradizionali e dall’epica. Inoltre hanno scritto varie canzoni dedicate alla saga composta da 7 libri La torre nera di Stephen King. Sono considerati uno dei gruppi Power Metal più influenti nel genere.

Rrröööaaarrr: Mr.Bungle

febbraio 18, 2017 Lascia un commento

by DOOM

mrbungleI Mr.Bungle sono un gruppo Crossover/Experimental nato nel 1985 in California, sciolti nel 2004, hanno lasciato 4 demo e 3 album in studio, la particolarità dei Mr.Bungle è quella di suonare molti generi musicali nel corso di una singola canzone, ma andiamo per ordine: The Raging Wrath of the The Easter Bunny (1986) il primo demo dove in nostri sfoderano in 8 tracce un Death/Thrash metal rozzo e abrasivo misto a strumenti inusuali tipo Kazoo,Trumpet, Harmonica, Saxophone, Jew’s H­arp ,Bongos et simila. Da notare la voce di Patton (Faith No More) in un misto di Growl/scream schizzato e malato. In Bowel Of Chiley (1987) le cose cambiano. Messo da parte il death metal i Mr.Bungle iniziano a far uscire il loro sound caratteristico, questo lavoro composto da 17 canzoni è il loro album piu “Frank Zappa” poiche le canzoni (di media sotto i 2 minuti) sono assolutamente folli e senza ne capo e ne coda, un collage di vari generi: Raggae, Thrash metal, Jazz e canzoni da osteria e pazzia cantata. Con Goddammit I Love America! (1988) la crisalide si trasforma in farfalla, 7 canzoni assolutamente geniali per il loro miglior demo, dal Rap-Funk-Metal di Bloody Mary e Definitions of Shapes alle circensi Egg e Carousel passando per lo ska-Metal-Soul di Goosebumps e Waltz For Grandma’s Sake. OU818 (1989) è ultimo demo, tutti i pezzi tranne il capolavoro Mr. Nice Guy andranno nel loro esordio. Nel 1991 esce il debutto omonimo Mr.Bungle. una magica scatoletta contenente 10 pezzi stratosferici, un folle misto di Funk, Jazz, Disco Music, Metal, Prog, Ska, Rap, Elettronica e Noise. I testi sono completamente idioti: morte, perversioni, gore e tanto altro.

Il secondo disco in studio intitolato Disco Volante del 1995 c’è veramente di tutto dal folk Arabo a quello cinese, dal Death metal al Jazz, dalla Bossonova alla techno, dalla musica sperimentale al Dark Ambient insomma qui dentro troverete praticamente di tutto e di piu, un must da sentire almeno una volta nella vita, naturalmente lo troverete indigesto! California (1999) è il disco che non ti aspetti, un patinato e ammicante mix di surf rock, pop, piano ballad, hawaaii music, funk, elettronica, lounge, doo woop, new age, kecak, sciense fictions e spaghetti western, jazz, R N B, swing, prog, psichedelica…purtoppo il loro ultimo capolavoro, dischi come questo si possono solo amare. Nel 2000 la band torna nuovamente in pausa ma nel 2004 dichiararono ufficialmente lo scioglimento. Nonostante abbiano firmato un contratto con un’importante casa discografica, la Warner Bros, i Mr. Bungle non hanno mai sperimentato un significativo successo commerciale durante la loro carriera. Tuttavia, con il passare del tempo sono riusciti a raggiungere la popolarità a livello internazionale, pur rimanendo sostanzialmente una band di nicchia. Geniali!

Rrröööaaarrr: Burzum

febbraio 10, 2017 Lascia un commento

by DOOM

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Burzum è una one man band dark ambient e black metal norvegese. L’origine di Burzum risale al 1988, il progetto venne ideato da Kristian Vikernes (nome poi legalmente cambiato nel celeberrimo Varg). Tra il 1988 ed il 1989, Vikernes formò i Kalashnikov, in seguito ribattezzati Uruk-Hai, dal nome di un’omonima razza di orchi della Terra di Mezzo ideata da J. R. R. Tolkien; il termine deriva dal linguaggio nero di Mordor. Nel 1989, Vikernes chiuse l’esperienza degli Uruk-Hai per entrare a far parte del gruppo death metal Old Funeral. Vikernes rimase con gli Old Funeral per due anni, decidendo nel 1991 di ritornare al suo progetto, questa volta però in chiave solista in maniera tale da poter creare e suonare una musica più originale e personale; alcuni considerano Burzum la continuazione degli Uruk-Hai, per via dell’utilizzo di riff molto simili nello stile, a tal proposito Vikernes stesso ha ammesso che ne riprese effettivamente alcuni. Le prime composizioni di Burzum mostrano una moderata influenza da Tolkien; per esempio, lo pseudonimo adottato da Vikernes, Count Grishnackh, deriva da un orco creato dallo scrittore inglese. La scelta del nome Burzum riflette sia questa influenza, sia il desiderio di rimanere anonimo: “Burzum” infatti, è una parola del linguaggio nero di Mordor che significa “oscurità”. Una delle prime canzoni di Burzum si chiamava, ad esempio, “En Ring Til Å Herske” (“Un Anello Per Dominarli”); comunque Vikernes dichiarò che le sue influenze provenivano più dalla mitologia nordica che dall’universo tolkeniano, che secondo lui era estremamente debitore della tradizione scandinava. Ha inciso album seminali come: Burzum (Deathlike Silence Productions 1992), Det som engang var (Cymophane Records 1993), Hvis lyset tar oss (Misanthropy Records 1994), Filosofem (Misanthropy Records 1996). Col passare del tempo, la passione di Vikernes per la mitologia nordica e per il paganesimo si fece sempre più evidente. Dauði Baldrs del 1997 (Misanthropy Records), ad esempio, è un concept sulla leggenda della morte di Baldr, mentre in Hliðskjálf del 1999 (Misanthropy Records), racconta la morte di Odino. Vikernes ha descritto il suo stesso progetto come un incantesimo atto a ricreare un mondo immaginario condensato con la storia pagana.

Ogni album, secondo lui, viene progettato come una vera propria magia, in cui la prima canzone rende l’ascoltatore più sensibile a quell’universo, la seconda lo fa entrare in una trance psicologica e così via. Secondo lui il vero motivo di questa creazione è distrarre l’ascoltatore dallo stress del mondo reale. Infine, Varg ha dichiarato che il vero messaggio di Burzum può essere trovato nel testo della prima canzone del primo disco (Feeble Screams From Forests Unknown); tutti gli altri testi sono semplicemente delle annotazioni aggiuntive. Musicalmente, Burzum si è evoluto dal primitivo e violento black metal fino ad una musica ambient ispirata dalla classica europea, caratterizzata comunque da tendenze minimaliste ed atmosfere cupe. Una caratteristica della sua musica è l’ipnotica ripetitività di ogni composizione (spesso molto lunghe), e la struttura semplice e allo stesso tempo profonda. Va anche detto però che la scelta di comporre album interamente ambient è stata in qualche modo forzata: gli album Dauði Baldrs e Hliðskjálf sono stati registrati da Vikernes in carcere (dove è stato detenuto dal 1993 al 2009 per l’omicidio del chitarrista dei Mayhem Euronymous) al cui interno l’unico strumento musicale permessogli era il Sintetizzatore. Dopo questi due capitoli ambient Vikernes ha dichiarato di aver perso qualsiasi interesse nella musica e soprattutto nel black metal e nel metal in generale.

Dopo la definitiva scarcerazione nel 2010 ha pubblicato l’album Belus che segna un ritorno alle sonorità che contraddistinsero il periodo antecedente all’incarcerazione, un lento black metal con influenze ambient e depressive. Nel marzo 2011 esce un altro lavoro del musicista norvegese, Fallen. Nel maggio 2012 esce Umskiptar. Sempre nel maggio dell’anno seguente, tramite Byelobog Production viene pubblicato Sôl austan, Mâni vestan, decimo album di Burzum, che questa volta però si allontana dalle sonorità del lavoro precedente per riprenderne altre più Dark ambient ed elettroniche. Infatti, il 27 aprile 2013 Vikernes aveva pubblicato un nuovo brano intitolato Back To The Shadows, affermando che esso sarebbe stato l’ultimo brano prodotto da Burzum in stile black metal. Il 16 marzo 2014 annuncia tramite il sito ufficiale il nuovo album The Ways of Yore, che viene pubblicato il 2 giugno dello stesso anno dall’etichetta Byelobog Production. Molti degli album di Burzum contengono illustrazioni dell’artista norvegese del XIX secolo Theodor Kittelsen (1857-1914).

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Rrröööaaarrr: Raw Power

dicembre 31, 2016 Lascia un commento

by DOOM

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I Raw Power sono una band di hardcore punk italiana fondata nel 1981 a Poviglio, piccolo comune della bassa reggiana, dai fratelli Codeluppi. Già conosciuti come Off Limit cover rock band. Il gruppo tiene per pochi mesi il nome Off Limit, dopodiché, grazie ad un disco degli Stooges, cambia e diventa Raw Power. Dopo pochi concerti la band registra il primo demo su cassetta nel 1983, contenente due brani che vengono inseriti nella compilation di punk italiano Raptus, prodotta dall’italiana Meccano Records, la stessa etichetta che pubblica l’album di debutto You Are The Victim. I Raw Power iniziano a ricevere consensi anche all’estero, e grazie al supporto di Jello Biafra dei Dead Kennedys, partecipano alla compilation di Maximum Rocknroll, Welcome to 1984, altri due brani finiscono poi sul secondo volume di Raptus della Meccano, intitolato Raptus: negazione e superamento (1984). Nel 1984 una piccola etichetta statunitense, la BCT, ristampa il primo demo, con l’aggiunta dello storico concerto a Pisa, il Last White Christmas, registrato nel 1983. Tramite la stessa etichetta ed una serie di contatti i Raw Power arrivano negli States nel 1984 per il loro primo tour, è la prima punk hardcore band italiana a proporsi al pubblico degli States. Qualche mese prima della partenza oltreoceano arriva il chitarrista Davide Devoti (ex Chelsea Hotel), futuro membro della band di Vasco Rossi.

raw-powerI Raw Power suonano a Los Angeles coi Dead Kennedys davanti a più di 4.000 persone. In quei giorni la Toxic Shock Records di Pomona, California si fa avanti per la pubblicazione del secondo album Screams From The Gutter. Il disco esce nel 1985 e vende più di 40.000 copie tramite canali indipendenti. Ancora nel 1985 registrano un 7″, Wop Hour, che esce nuovamente per la Toxic Shock, che produrrà anche il terzo album, After Your Brain (1986). Nel 1989 esce Mine To Kill (Rat Cage), quarto disco dei Raw Power. Segue il primo live ufficiale Live Danger (TVOR 1991) e Too Tough To Burn (Contempo 1992). A metà anni novanta inizia la pubblicazione di una serie di raccolte, un nuovo album in studio, Fight (Godhead 1995), un altro album Live intitolato Live From The Gutter (Godhead 1996) fino ad arrivare all’uscita del settimo full length Reptile House (West World 1998). Trust Me (Hello Records 2001) sarà l’ultimo disco suonato da Giuseppe Codeluppi perché il 6 ottobre del 2002 muore dopo un malore. La band ha celebrato i 20 anni di carriera registrando il nuovo album Still Screming After 20 Years, che esce nel 2003. Dopo parecchi cambi di formazione escono le raccolte The Hit List (Sudden Death 2004), Fuck Authority (SOA 2005) e The Reagan Years (Beer City 2010). Nel 2010 dopo ben sette anni esce il nuovo disco Resuscitate (Pig 2010).

Nel 2012 l’italiana F.O.A.D. Records riproporre tutti gli album classici dei Raw Power, partendo dal primo Demo stampato per la prima volta su vinile, intitolato Birth, passando per i primi quattro dischi, aggiungendo per la prima volta materiale audio totalmente inedito, tra cui la scoperta di un Demo totalmente sconosciuto e risalente al 1982. Il 7 ottobre del 2012, sfortunatamente, un altro componente dei Raw Power, Luca “Lupus” Carpi, muore all’età di 34 anni. Nel 2014 è uscito Tired and Furious (Beer City). Nel corso dei 30 anni di carriera i Raw Power dividono il palco con tutti i gruppi più importanti della scena punk, hardcore e metal mondiale: Dead Kennedys, GBH, Corrosion of Conformity, Suicidal Tendencies, Motorhead, Cro Mags, Sick of it All, Agnostic Front, Circle Jerks, Scream, Adolescents, Rancid, Poison Idea, Slayer, Venom, D.R.I., e nel 1985 in un piccolo club di Seattle una band ancora sconosciuta apre per un loro concerto, i Guns’n’Roses. Rimangono la band più longeva nella storia del punk hardcore italiano.