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Posts Tagged ‘Claudia Amantini’

RadioOut – ultime dal podcast

 

RadioOut: Sotterranei 15

Indie a chi? Sotterranei! I migliori del sottobosco italico presentati da Claudia e Francesco per una nuova puntata piena di musica e in pieno stile Out, qualsiasi cosa significhi.
Sostenete gli artisti!

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I Maisie

Maisie – Maledette rockstar

Horses without makeup – Dust Rat

Bobby Soul and the Blind Bonobos – Osho si è fermato ad Uscio

The Newlanders – Follow us down

Nick Proteus – Murohama Beach

Mardi Gras – Shoes

 

Recensione: Porco Rosso, “Living Dead” (2017)

di Claudia Amantini

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Porco Rosso è un collettivo artistico formato da due persone, Michele Ricoveri (parole, voce e partiture elettroniche) e Giovanni Sodi (organo elettronico, synth e miscellanee), un duo Synth Punk che abbraccia l’elettronica e… la prima cosa che mi hanno ricordato, sarà per il nome, è il film d’animazione giapponese di Hayao Miyazaki.

E mentre le tracce si susseguono riaffiorano altri pensieri. Nella visione buddhista il maiale rappresenta l’ignoranza e l’autoinganno del sé, nel vocabolario Treccani diventa un individuo ingordo, grasso, flaccido, nel Medio Evo è simbolo di generosità e fertilità, per il cristianesimo emblema di lussuria. Per il “nostro” duo invece il Porco sta per maiale sovversivo. E sovversivi lo sono: prima e ultima traccia (Introne e Outrone) assomiglia ad un comunicato uscito dritto da V for Vendetta; Baci E Abbracci regala schiaffi, pugni e calci, ma anche carezze, baci e abbracci… Un concept album che strizza l’occhio al Teatro degli Orrori, qualche nota lontana dei Depeche Mode, un’ironia (La Marcia Dei Maiali) che fa riaffiorare Roberto “Freak” Antoni. Profondo Nero ne è il primo singolo (videoclip) tratto da questo Living Dead, che merita più di un ascolto per finire sottopelle, con pace della New Wave. (scuderia New Model Label)

 

RadioOut: Sotterranei 13

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Venghino siòri! Riprende il nostro piccolo viaggio nel labirinto indipendente (da chi? da cosa?) italiano, il sottobosco, il sotto che emerge con una manciata di band davvero buone e un oldie but goldie dei santi protettori Betty.
Claudia e Francesco ancora hanno il coraggio di condurre (ba-dum tssss) Sotterranei!

iDottori – Marte
Buckingum Palace – Cosmesi
Gran Torino – Se stesso da solo
Klaudia call – Tutto o niente
Mojuba – Astral Sand
Betty Poison – Noone Left

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Music Report: PJ Harvey (Obihall, Firenze, 24/10/16)

novembre 26, 2016 Lascia un commento

di Claudia Amantini

 

Nel corso degli anni sono stati diversi i concerti di PJ Harvey a cui ho assistito, indimenticabile il primo con gli Asian Dub Foundation come gruppo di supporto. Ne sono seguiti altri, con cambio di look e di suoni. Unica costante, la sua voce. Una gran bella voce, capace di graffiare, sussurrare, penetrare. Occasione imperdibile quindi quella di rivederla e riascoltarla, in nuova veste, a Firenze. L’occasione è il tour di The Hope Six Demolition Project, nuovo lavoro, nono album in studio, nuova virata di suoni.

Un palco spoglio da scenografie ed “effetti speciali”, essenziale e traboccante solo di strumenti. La rappresentazione teatrale, perché a tratti così è parsa, si apre con l’ingresso della banda musicale, 10 musicisti che marciano, sfilano tra fiati e percussioni, raggiungono le proprie posizioni, danno il via allo spettacolo. Tutto sembra suddiviso in atti teatrali, 9 uomini e una donna che attira l’attenzione verso di sé. Una donna ricca di carisma che non si pone sempre in prima fila, si sposta dietro, si accosta a lato. Ma la scena è sua, sa rubarla comunque, come una dea del rock, di nero (s)vestita, piume tra i capelli, sax spesso in mano.

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Ogni brano del nuovo album sfila in scaletta. Un’ora e mezza abbondante con un bis di due brani. Al suo fianco i “soliti” John Parish e Mick Harvey, gli italiani Enrico Gabrielli e Alessandro Stefana… e lui, Alain Johannes dei Queens Of The Stone Age.
Miss Harvey il palco lo sa tenere, ci sa danzare, un po’ diva e un po’ attrice, ma come sempre è la sua voce a fare la differenza. Un concerto che scorre via liscio, tra momenti eterei, cupi, strumentali, adrenalinici. Polly sta seguendo da qualche anno nuove strade, nuove sperimentazioni. Un’artista che cresce, cambia, sperimenta. Non si appoggia-rilassa sul trono dei vecchi successi, ma guarda avanti. Eppure… personalmente mi avrebbe fatto piacere vederla imbracciare la chitarra, almeno una volta. Eppure, al di là della performance e dei nuovi brani, la nostalgia bussa e sa essere ricompensata: il cuore ha sussultato quando è partita “50ft Queenie”, quando è riapparso il “vecchio” rivisitato e risuonato a nuovo: “Down by the Water”, “To Bring You My Love”. E il bis, molto gradito: “Working for the Man”,”Is This Desire?”

E brava PJ!

Out segnala: Pillole di Ottobre 2016

di Claudia Amantini

Atonismen – “Wise Wise Man” (2016, GlobMetal Promotions)

Gli Atonismen sono una band gothic-metal russa di recente formazione (2016) ad opera del cantante/compositore Alexandr Orso. In lavorazione il primo album, di prossima uscita. Nell’attesa hanno realizzato il singolo/video “Wise Wise Man”. Poco da dire. Mani che affondano in pieno nella tradizione dark/gothic/metal.

Quell’Uomo – Lettera del Ciclotimico (2016, Artlovers Promotions)

Giovane band veneta i Quell’Uomo hanno alle spalle un Ep di quattro tracce uscito nel 2015, “Il parto e l’ornitorinco”, e il recente “La testa di compleanno” (2016), vero primo album da cui sono stati tratti due singoli. Ultimissimo questa “Lettera del Ciclotimico”. Il video e il brano evidenziano il lato sarcastico/tormentoso del gruppo capitanato da Meky, un mix di punk e cantautorato.

Misfatto – Carmaleonte (2016, OrzoRock Music)

I Misfatto sono in circolo da trent’anni (il primo disco ufficiale è del 1997) e nel 2017 uscirà il decimo album. Nell’attesa un singolo, con tanto di video, che rappresenta un ponte tra passato e futuro, che anticipa l’uscita del nuovo album, in lavorazione, che propone un ritorno ad un cantato in italiano. Tutto sotto il segno del trip-rock, così amano definire la loro musica, un mix di rock, pop e psichedelia.

Music Report: Cat Power (Cesena, 6 Settembre)

settembre 12, 2016 Lascia un commento

di Claudia Amantini

Il panorama musicale è ricco di splendidi voci, ma poche veramente sanno far “tremare”. Chan Marshall, in arte Cat Power, rientra sicuramente tra queste. Incontri casuali come per “What Would The Community Think?”, un concerto di anni fa a Roma (molti, molti anni fa), una vena dark-folk che batte forte e ti entra sottopelle. E poi arriva Cesena, finisce l’estate, al posto del sole pioggia, al posto della splendida cornice, la Rocca Malatestiana, ci si rifugia ad un posto al chiuso, Teatro Verdi, che a suo modo sa creare quell’atmosfera d’intimità.

14249271_1163635090371078_280993764_nPerché di concerto intimo si è trattato. Un concerto in solo, lei che il palco lo sa tenere. Divisa tra chitarra e piano. Segni al fonico che non recepiva, il “scusate” rivolto al pubblico, le ballate malinconiche, i sorrisi genuini e imbarazzati. Emotività che scivola via in un mix di canzoni magnetiche, cupe, delicate, penetranti. Il suo ultimo lavoro, Sun, risale al 2012 e in attesa del nuovo il tour che passa anche dall’Italia… E Cesena con la sua rassegna Acieloaperto, tappa inconsueta, ha saputo accogliere nei migliori dei modi quella che, a merito, rientra tra le cantautrici al femminile, un outsider dei suoi tempi. Due ore intense, una canzone dietro l’altra, senza soste, senza bis. L’uscita di scena con un brano cantato a sola voce e un abbraccio simbolico rivolto al pubblico. Questa la Chan Marshall dell’età matura, con echi della Cat Power più timida e introversa.

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