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Posts Tagged ‘Claudia Amantini’

Out segnala: “La Bugia delle Stelle” (17/3/19 Teatro Patologico, Roma)

di Claudia Amantini

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Un reading poetico in cui, a tinte così fosche da creare un ambiente grottesco, si narra la storia di una famiglia i cui fondamenti pedagogici, a voler essere benevoli, sono alquanto bizzarri, alquanto anomali.

Un reading intriso di un dolore e di un sarcasmo a tratti feroci, una tempesta emotiva che spiazza, travolge, da cui traspare tuttavia un forte bisogno di banalità, la banalità del bene per intenderci.

Le parole, già di per sé di una forte potenza evocativa, sono accompagnate, punteggiate, interrogate e persino smentite da una colonna sonora eseguita dal vivo che le amplifica a dismisura fino a trasformarle in oggetti sonori saturi di senso.

Siete nei dintorni? Sapete dove andare il 17.

Recensione: Massimo Volume, “Il Nuotatore” (2019)

febbraio 17, 2019 Lascia un commento

di Claudia Amantini

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A distanza di sei anni da Aspettando i barbari, esce la nuova “fatica” dei Massimo Volume. In un panorama come quello italiano, seminato da Sanremo e Talk Show musicali, ritrovare chi, a proprio modo, ha segnato la storia di una certa musica “indipendente” fa solo che piacere.
(c) Simone Cargnoni JUMP CUT-M19A1436Molti gruppi o filoni si sono autoreferenziati in quella che era la seconda metà anni ’90 e poi… sparizione, ri-cicli o meteore. I Massimo Volume, fedeli a loro stessi, al loro input, al loro “essere diversi”, ci sono ancora. E lo fanno tornando all’osso, al nucleo storico (Egle Sommacal, Emidio Clementi e Vittoria Burattini), musica minimale (basso, batteria e chitarre senza ausilio di elettronica, sintetizzatori o tastiere) e quel cantato-parlato che è il loro “timbro” di fabbrica.
Il Nuotatore come parabola per rimanere a galla, nonostante tutto. Un concept-album ricco di personaggi e storie, un po’ come la copertina… una spiaggia affollata ricca di solitudini. Un racconto che passa attraverso nove tracce, mischiando passato e futuro, post-rock, letteratura, introspezioni, inquietudini e timori. Vuoti esistenziali in cui l’album sguazza… e allora alla mente mi torna un libro dello stesso Clementi: “Gara di Resistenza”. Racconti di vita vissuta, Bukowski nel cuore, quotidiano amaro e frasi lapidarie.

https://www.facebook.com/massimovolumeofficial/

Out Segnala: ascolti di Gennaio ’19

di Claudia Amantini

RosGos – Canzoni nella notte (New Model Label – Tikka Music – MelaVerde Records, 2018)

RosGos è il progetto solista di Maurizio Vaiani, cantante dei Jenny’s Joke e “Canzoni nella notte” è il suo album di purificazione. Un totale di 10 tracce, 10 canzoni d’autore che affrontano il tema dell’amore nelle sue molteplici sfaccettature: tensioni (Viaggiarti il cuore), gioie (Riccioli), momenti felici (Scintille), addii (L’addio), dolori (Resta qui con me), sensi di colpa (Luvi), passione (Ovunque sei), malattia (Parole), congedi (Due Lame), perdita (Luce). Il tappeto sonoro è principalmente affidato al pianoforte e alla batteria elettrica, coniugando classico e psichedelia. Un album-percorso verso le emozioni della vita che sono servite all’autore per resettare dolori e sensi di colpa, per fissare momenti felici. Dall’album è stato estratto il singolo “Viaggiarti il cuore” che trovate qui:

Una Giornata Infausta – Un viaggio infinito (2018)

Una Giornata Infausta è un band abruzzese nata nel 2016 e con all’attivo un Ep omonimo autoprodotto. Nel 2018 iniziano a registrare il primo disco “Incubi senza horror”, in uscita nel 2019, che conterrà undici tracce. “Un viaggio infinito” (uscito il 15 Novembre) è una di queste tracce, brano scelto come singolo che ne anticipa l’uscita e che regala un assaggio della band abruzzese. Si strizza l’occhio a Marlene Kuntz e Verdena, si utilizza la metafora del viaggio verso una destinazione che racconta di “due vite parallele eppur distanti, ma destinate ad incrociarsi”. Un viaggio introspettivo, qui il video:

P38punk – Marionette (2018)

Storica band romana nata nel 1991 e che continua a sfornare punk politicamente ben inquadrato. Figli degli anni ’70, influenze che comprendono il punk inglese, tedesco, italiano, americano: Ramones, Sex Pistols, Nina Hagen, Dead Kennedys, Germs, Nabat, Negazione, CCCP-Fedeli alla linea, e chi più ne ha ne metta. Diversi demotape, album e singoli alle spalle per una carriera, meglio esperienza, davvero lunga. Dai CCCP prendono a prestito la definizione “punk filosovietico” per adagiarla alla propria musica fatta di sonorità cupe, ritmiche ossessive e testi politicizzati. E oggi di nuovo presenti con un nuovo singolo-video che abbiamo anche ospitato su Sotterranei 18.

Recensione: Horus Black, “Simply” (2018)

novembre 15, 2018 Lascia un commento

di Claudia Amantini

45543845_338798420258849_6195560083338821632_n.jpgBlogdiOut, trasmissioni in poadcast, recensioni, casella di posta sempre piena… sarà il mio essere fanzinara dentro (l’aperiodicità di Out Fanzine mi è rimasta appiccicata addosso), ma spesso mi capita di “tralasciare”, poi (per fortuna) rispolvero/faccio pulizie e riscopro gioiellini che erano lì in attesa di ascolto.

E questo è il caso di Horus Black con il suo Simply, album d’esordio uscito nella prima metà del 2018 per la Sonic Factory. Horus Black è Riccardo Sechi, un giovanissimo (classe ’99) con idee e suoni ben chiari. Ok, l’ammetto: amo il rock e le sue derivazioni. Non posso non simpatizzare per questo ragazzo che mi fa riaffiorare Rolling Stones, Doors e Led Zeppelin. Brani che seppur diversi (l’influenza principale è quella anni ’50, Elvis Presley docet) hanno una loro coerenza, dieci tracce che si tingono di vintage, melodie struggenti, atmosfere d’altri tempi. Recentemente (e qui sono in tempo) dall’album Simply è stato estratto “Lonely Melody”, un singolo che ben rappresenta il concept complessivo. Un brano malinconico, riff di chitarre che accompagnano sentimenti come disperazione e amore (non corrisposto), una ballata intensa e dolce.

Recensione: Zamboni/Baraldi/Roversi, “Sonata a Kreuzberg” (2018)

di Claudia Amantini

45687362_984655411743269_5095751862301229056_nCosì infine gli anni e i chilometri ci hanno portato a questo album che celebra il quartiere occidentale di Kreuzberg, luogo glorioso di residenza di migliaia di Hausbesetzer, gli occupanti di case che in quegli anni di Muro hanno dato un volto umano alla città. A lei, e a loro, va questa nostra Sonata” (Massimo Zamboni).

Esce il 16 novembre Sonata a Kreuzberg, il nuovo album di Massimo Zamboni che, per la prima volta, mette da parte la chittarra-grattugia per abbracciare il basso. Insieme a lui Angela Baraldi alla voce e Cristiano Roversi al pianoforte e alle ritmiche. Massimo, nato nella provincia più rossa della rossa Emilia, guardava all’Est, subiva il fascino artistico dell’immaginario e mito sovietico e per “colpa” di un articolo su Berlino di uno sconosciuto Franz Tunda dalle pagine di Frigidaire finì a Berlino nei primi anni ’80. È lì che conobbe un compaesano, tale Giovanni Lindo Ferretti, ed è lì che nacquerro i CCCP – Fedeli alla linea, un gruppo punk “filosovietico” che strizzava l’occhio a Mishima e Majakovskij e produceva “musica melodica emiliana”.

Alla carriera musicale per Massimo è seguita poi quella da scrittore, ha pubblicato sette libri di cui l’ultimo nel 2017 per Einaudi Nessuna voce dentro. Da qui la storia di Sonata a Kreuzberg, da principio Colonna Sonora dello spettacolo teatrale Nessuna voce dentro – Berlino millenovecentottantuno, tratto dall’omonimo romanzo, ora album vero e proprio. Angela, musicista e attrice, incrocia la sua strada con quella di Massimo nel 2011 sotto il segno dei CCCP: “SOLO UNA TERAPIA – dai CCCP all’estinzione”. E nasce un sodalizio artistico che continuerà negli anni, nei dischi, nei tour. Cristiano, compositore e produttore, ha preso parte ad innumerevoli progetti e collaborazioni. Con Sonata a Kreuzberg l’unione dei tre, una rielaborazione dei capolavori di quegli anni a ridosso del 1981 e dell’estate berlinese di Zamboni, la sua personale “guida sonora alla città delle macerie”, un album di 14 tracce di cui quattro brani inediti: due di Zamboni e due di Roversi. Le canzoni dell’album contengono perle e chicche rivedute e riarrangiate: Bette Davis Eyes la hit di Kim Carnes ridotta all’essenza, Kebab Träume dei DAF il gruppo di Berlino per definizione da cui fuoriesce ritmica elettronica e un basso prepotente, Berlin di Lou Reed resa più nera che mai, In The Garden degli Einstürzende Neubauten che ricalca l’originale con basso distorto, fino ad arrivare ad una decadente Afraid di Nico e ad Alabama Song di Bertolt Brecht e Kurt Weill, un classico reso noto per la versione The Doors qui arrangiato con pianoforte “ubriaco”. Sonata a Kreuzberg è ben riassunta nella foto di copertina scattata dallo stesso Zamboni: “Non faccio mai fotografie. Ma mi trovo a Berlino, è il 1981, sto passando davanti al Muro nella zona dove tra vent’anni sorgerà l’inutile Sony Center di Potsdamer Platz e che per ora non è altro che un’area di macerie e sterpaglie dove viene ospitato il più grande mercato second hand di Berlino ovest, il Tempodrom, luogo di residenza fine settimanale per turchi, punk e sfaccendati di varie nature. E, a lato di questa folla – il vero Zoo di Berlino – passeggia un elefante in carne e ossa, lavoratore stagionale presso il locale circo equestre. Non faccio mai fotografie, ma questa la devo fare. Che poi l’elefante per contagio prenda la tinta tipica delle Trabant, il rosa confetto delle macchinette dell’est, è un attimo. Se osservo quella foto ora – compiuto il percorso CCCP e CSI, affermato il percorso singolare, sempre in buona compagnia – noto un paio di dettagli inosservati in precedenza: la Torre della Televisione di Berlino est sullo sfondo, e una scritta che definisce il Muro “grosstes Kunstwerk”. Il più grande capolavoro.”

Berlino, una città in cui riecheggiava il ricordo della II guerra mondiale, l’incubo della DDR e della Guerra Fredda e ciononostante era diventata, al pari di Londra e New York, capitale della creatività, della controcultura e della musica più innovativa. Un luogo che non esiste più ma che rivive in Sonata a Kreuzberg.

Out segnala: Concerti e ascolti di Nov./Dic. ’18

di Claudia Amantini

45329606_191214625097309_8164039879672463360_nRomaeuropa: la leggendaria chitarra di Marc Ribot il 6 novembre in Prima assoluta incontra Del Monaco, Fay Victor e Cappelli

Reduce dal recente successo del disco Songs Of Resistance 1942-2018 – l’album di canzoni politiche anti-Trumppubblicato lo scorso settembre che vanta la collaborazione, tra gli altri, di Tom Waits – Marc Ribot arriva all’Auditorium Parco della Musica nell’ambito di Romaeuropa Festival martedì 6 novembre per la Prima assoluta di “The zone”, concerto ideato dal compositore Daniele Del Monaco.

“The Zone” porta in scena le energie di una nuova stagione della musica sperimentale newyorkese in cui confluiscono armoniosamente diverse anime musicali: l’energia del rock unita all’interplay dell’improvvisazione, i colori della musica contemporanea e la sintesi della composizione musicale. Un’occasione unica in cui si incontreranno la leggendaria chitarra di Marc Ribot, la voce inconfondibile di Fay Victor, osannata da tutta la stampa statunitense per il suo timbro ultraterreno e sciamanico, le tastiere e l’elettronica di Daniele Del Monaco e il Marco Capelli Acoustic Trio, ovvero Cappelli alla chitarra, Ken Filiano al contrabbasso e Satoshi Takeishi alla batteria.

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Grande ritrovo dei Rush & Limelight Lovers alla migliore birreria italiana!!!
Una serata dedicata ai fan dei Rush, famosissima band canadese che in 40 anni di carriera ha segnato la storia del rock.

Il Raduno, accompagnato da un Live Tribute a cura dei milanesi Limelight, coinvolgerà appassionati di musica rock progressive in un club affermato per la qualità della sua programmazione musicale.
VENERDI SERA 14 DICEMBRE 2018 h. 22,30 THE OLD JESSE 
via Maestri del Lavoro 27 – 21047 Saronno.

 

45478343_202107393915407_493661599677022208_nFabrizio Voghera – Inconscio subliminale: in radio dal 2 novembre il nuovo singolo dell’artista torinese.

Fabrizio Voghera, attore, cantante, musicista, compositore, è stato protagonista nel doppio ruolo di Quasimodo e Frollo nello spettacolo musicale “Notre Dame de Paris”, oltre che protagonista in “Romeo e Giulietta” di Riccardo Cocciante. Ha collaborato come autore dei testi allo spettacolo musicale “Cavalia” attualmente in tourneè nel mondo. Nell’ultimo anno ha scritto musiche e liriche di “Otello – L’ultimo bacio” opera musical originale nella quale riveste il ruolo da protagonista interpretando il ruolo di Otello.

“Inconscio subliminale” è un’analisi autobiografica del suo autore Emanuele Ignaccolo sulla dimensione dei sogni inconsci.
La voce è di Fabrizio Voghera, noto interprete italiano di musical, che ha saputo conferire ulteriore classe ed eleganza al brano.

 

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