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Posts Tagged ‘Claudia Amantini’

Recensione: Horus Black, “Simply” (2018)

novembre 15, 2018 Lascia un commento

di Claudia Amantini

45543845_338798420258849_6195560083338821632_n.jpgBlogdiOut, trasmissioni in poadcast, recensioni, casella di posta sempre piena… sarà il mio essere fanzinara dentro (l’aperiodicità di Out Fanzine mi è rimasta appiccicata addosso), ma spesso mi capita di “tralasciare”, poi (per fortuna) rispolvero/faccio pulizie e riscopro gioiellini che erano lì in attesa di ascolto.

E questo è il caso di Horus Black con il suo Simply, album d’esordio uscito nella prima metà del 2018 per la Sonic Factory. Horus Black è Riccardo Sechi, un giovanissimo (classe ’99) con idee e suoni ben chiari. Ok, l’ammetto: amo il rock e le sue derivazioni. Non posso non simpatizzare per questo ragazzo che mi fa riaffiorare Rolling Stones, Doors e Led Zeppelin. Brani che seppur diversi (l’influenza principale è quella anni ’50, Elvis Presley docet) hanno una loro coerenza, dieci tracce che si tingono di vintage, melodie struggenti, atmosfere d’altri tempi. Recentemente (e qui sono in tempo) dall’album Simply è stato estratto “Lonely Melody”, un singolo che ben rappresenta il concept complessivo. Un brano malinconico, riff di chitarre che accompagnano sentimenti come disperazione e amore (non corrisposto), una ballata intensa e dolce.

Recensione: Zamboni/Baraldi/Roversi, “Sonata a Kreuzberg” (2018)

di Claudia Amantini

45687362_984655411743269_5095751862301229056_nCosì infine gli anni e i chilometri ci hanno portato a questo album che celebra il quartiere occidentale di Kreuzberg, luogo glorioso di residenza di migliaia di Hausbesetzer, gli occupanti di case che in quegli anni di Muro hanno dato un volto umano alla città. A lei, e a loro, va questa nostra Sonata” (Massimo Zamboni).

Esce il 16 novembre Sonata a Kreuzberg, il nuovo album di Massimo Zamboni che, per la prima volta, mette da parte la chittarra-grattugia per abbracciare il basso. Insieme a lui Angela Baraldi alla voce e Cristiano Roversi al pianoforte e alle ritmiche. Massimo, nato nella provincia più rossa della rossa Emilia, guardava all’Est, subiva il fascino artistico dell’immaginario e mito sovietico e per “colpa” di un articolo su Berlino di uno sconosciuto Franz Tunda dalle pagine di Frigidaire finì a Berlino nei primi anni ’80. È lì che conobbe un compaesano, tale Giovanni Lindo Ferretti, ed è lì che nacquerro i CCCP – Fedeli alla linea, un gruppo punk “filosovietico” che strizzava l’occhio a Mishima e Majakovskij e produceva “musica melodica emiliana”.

Alla carriera musicale per Massimo è seguita poi quella da scrittore, ha pubblicato sette libri di cui l’ultimo nel 2017 per Einaudi Nessuna voce dentro. Da qui la storia di Sonata a Kreuzberg, da principio Colonna Sonora dello spettacolo teatrale Nessuna voce dentro – Berlino millenovecentottantuno, tratto dall’omonimo romanzo, ora album vero e proprio. Angela, musicista e attrice, incrocia la sua strada con quella di Massimo nel 2011 sotto il segno dei CCCP: “SOLO UNA TERAPIA – dai CCCP all’estinzione”. E nasce un sodalizio artistico che continuerà negli anni, nei dischi, nei tour. Cristiano, compositore e produttore, ha preso parte ad innumerevoli progetti e collaborazioni. Con Sonata a Kreuzberg l’unione dei tre, una rielaborazione dei capolavori di quegli anni a ridosso del 1981 e dell’estate berlinese di Zamboni, la sua personale “guida sonora alla città delle macerie”, un album di 14 tracce di cui quattro brani inediti: due di Zamboni e due di Roversi. Le canzoni dell’album contengono perle e chicche rivedute e riarrangiate: Bette Davis Eyes la hit di Kim Carnes ridotta all’essenza, Kebab Träume dei DAF il gruppo di Berlino per definizione da cui fuoriesce ritmica elettronica e un basso prepotente, Berlin di Lou Reed resa più nera che mai, In The Garden degli Einstürzende Neubauten che ricalca l’originale con basso distorto, fino ad arrivare ad una decadente Afraid di Nico e ad Alabama Song di Bertolt Brecht e Kurt Weill, un classico reso noto per la versione The Doors qui arrangiato con pianoforte “ubriaco”. Sonata a Kreuzberg è ben riassunta nella foto di copertina scattata dallo stesso Zamboni: “Non faccio mai fotografie. Ma mi trovo a Berlino, è il 1981, sto passando davanti al Muro nella zona dove tra vent’anni sorgerà l’inutile Sony Center di Potsdamer Platz e che per ora non è altro che un’area di macerie e sterpaglie dove viene ospitato il più grande mercato second hand di Berlino ovest, il Tempodrom, luogo di residenza fine settimanale per turchi, punk e sfaccendati di varie nature. E, a lato di questa folla – il vero Zoo di Berlino – passeggia un elefante in carne e ossa, lavoratore stagionale presso il locale circo equestre. Non faccio mai fotografie, ma questa la devo fare. Che poi l’elefante per contagio prenda la tinta tipica delle Trabant, il rosa confetto delle macchinette dell’est, è un attimo. Se osservo quella foto ora – compiuto il percorso CCCP e CSI, affermato il percorso singolare, sempre in buona compagnia – noto un paio di dettagli inosservati in precedenza: la Torre della Televisione di Berlino est sullo sfondo, e una scritta che definisce il Muro “grosstes Kunstwerk”. Il più grande capolavoro.”

Berlino, una città in cui riecheggiava il ricordo della II guerra mondiale, l’incubo della DDR e della Guerra Fredda e ciononostante era diventata, al pari di Londra e New York, capitale della creatività, della controcultura e della musica più innovativa. Un luogo che non esiste più ma che rivive in Sonata a Kreuzberg.

Out segnala: Concerti e ascolti di Nov./Dic. ’18

di Claudia Amantini

45329606_191214625097309_8164039879672463360_nRomaeuropa: la leggendaria chitarra di Marc Ribot il 6 novembre in Prima assoluta incontra Del Monaco, Fay Victor e Cappelli

Reduce dal recente successo del disco Songs Of Resistance 1942-2018 – l’album di canzoni politiche anti-Trumppubblicato lo scorso settembre che vanta la collaborazione, tra gli altri, di Tom Waits – Marc Ribot arriva all’Auditorium Parco della Musica nell’ambito di Romaeuropa Festival martedì 6 novembre per la Prima assoluta di “The zone”, concerto ideato dal compositore Daniele Del Monaco.

“The Zone” porta in scena le energie di una nuova stagione della musica sperimentale newyorkese in cui confluiscono armoniosamente diverse anime musicali: l’energia del rock unita all’interplay dell’improvvisazione, i colori della musica contemporanea e la sintesi della composizione musicale. Un’occasione unica in cui si incontreranno la leggendaria chitarra di Marc Ribot, la voce inconfondibile di Fay Victor, osannata da tutta la stampa statunitense per il suo timbro ultraterreno e sciamanico, le tastiere e l’elettronica di Daniele Del Monaco e il Marco Capelli Acoustic Trio, ovvero Cappelli alla chitarra, Ken Filiano al contrabbasso e Satoshi Takeishi alla batteria.

45337816_752346765157679_4808063141655085056_nA Tribute to Rush

Grande ritrovo dei Rush & Limelight Lovers alla migliore birreria italiana!!!
Una serata dedicata ai fan dei Rush, famosissima band canadese che in 40 anni di carriera ha segnato la storia del rock.

Il Raduno, accompagnato da un Live Tribute a cura dei milanesi Limelight, coinvolgerà appassionati di musica rock progressive in un club affermato per la qualità della sua programmazione musicale.
VENERDI SERA 14 DICEMBRE 2018 h. 22,30 THE OLD JESSE 
via Maestri del Lavoro 27 – 21047 Saronno.

 

45478343_202107393915407_493661599677022208_nFabrizio Voghera – Inconscio subliminale: in radio dal 2 novembre il nuovo singolo dell’artista torinese.

Fabrizio Voghera, attore, cantante, musicista, compositore, è stato protagonista nel doppio ruolo di Quasimodo e Frollo nello spettacolo musicale “Notre Dame de Paris”, oltre che protagonista in “Romeo e Giulietta” di Riccardo Cocciante. Ha collaborato come autore dei testi allo spettacolo musicale “Cavalia” attualmente in tourneè nel mondo. Nell’ultimo anno ha scritto musiche e liriche di “Otello – L’ultimo bacio” opera musical originale nella quale riveste il ruolo da protagonista interpretando il ruolo di Otello.

“Inconscio subliminale” è un’analisi autobiografica del suo autore Emanuele Ignaccolo sulla dimensione dei sogni inconsci.
La voce è di Fabrizio Voghera, noto interprete italiano di musical, che ha saputo conferire ulteriore classe ed eleganza al brano.

 

RadioOut – ultime dal podcast

 

RadioOut: Sotterranei 15

Indie a chi? Sotterranei! I migliori del sottobosco italico presentati da Claudia e Francesco per una nuova puntata piena di musica e in pieno stile Out, qualsiasi cosa significhi.
Sostenete gli artisti!

maisie

I Maisie

Maisie – Maledette rockstar

Horses without makeup – Dust Rat

Bobby Soul and the Blind Bonobos – Osho si è fermato ad Uscio

The Newlanders – Follow us down

Nick Proteus – Murohama Beach

Mardi Gras – Shoes

 

Recensione: Porco Rosso, “Living Dead” (2017)

di Claudia Amantini

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Porco Rosso è un collettivo artistico formato da due persone, Michele Ricoveri (parole, voce e partiture elettroniche) e Giovanni Sodi (organo elettronico, synth e miscellanee), un duo Synth Punk che abbraccia l’elettronica e… la prima cosa che mi hanno ricordato, sarà per il nome, è il film d’animazione giapponese di Hayao Miyazaki.

E mentre le tracce si susseguono riaffiorano altri pensieri. Nella visione buddhista il maiale rappresenta l’ignoranza e l’autoinganno del sé, nel vocabolario Treccani diventa un individuo ingordo, grasso, flaccido, nel Medio Evo è simbolo di generosità e fertilità, per il cristianesimo emblema di lussuria. Per il “nostro” duo invece il Porco sta per maiale sovversivo. E sovversivi lo sono: prima e ultima traccia (Introne e Outrone) assomiglia ad un comunicato uscito dritto da V for Vendetta; Baci E Abbracci regala schiaffi, pugni e calci, ma anche carezze, baci e abbracci… Un concept album che strizza l’occhio al Teatro degli Orrori, qualche nota lontana dei Depeche Mode, un’ironia (La Marcia Dei Maiali) che fa riaffiorare Roberto “Freak” Antoni. Profondo Nero ne è il primo singolo (videoclip) tratto da questo Living Dead, che merita più di un ascolto per finire sottopelle, con pace della New Wave. (scuderia New Model Label)

 

RadioOut: Sotterranei 13

_signbot

Venghino siòri! Riprende il nostro piccolo viaggio nel labirinto indipendente (da chi? da cosa?) italiano, il sottobosco, il sotto che emerge con una manciata di band davvero buone e un oldie but goldie dei santi protettori Betty.
Claudia e Francesco ancora hanno il coraggio di condurre (ba-dum tssss) Sotterranei!

iDottori – Marte
Buckingum Palace – Cosmesi
Gran Torino – Se stesso da solo
Klaudia call – Tutto o niente
Mojuba – Astral Sand
Betty Poison – Noone Left

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