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Posts Tagged ‘amantinustra’

Recensione: Porco Rosso, “Living Dead” (2017)

di Claudia Amantini

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Porco Rosso è un collettivo artistico formato da due persone, Michele Ricoveri (parole, voce e partiture elettroniche) e Giovanni Sodi (organo elettronico, synth e miscellanee), un duo Synth Punk che abbraccia l’elettronica e… la prima cosa che mi hanno ricordato, sarà per il nome, è il film d’animazione giapponese di Hayao Miyazaki.

E mentre le tracce si susseguono riaffiorano altri pensieri. Nella visione buddhista il maiale rappresenta l’ignoranza e l’autoinganno del sé, nel vocabolario Treccani diventa un individuo ingordo, grasso, flaccido, nel Medio Evo è simbolo di generosità e fertilità, per il cristianesimo emblema di lussuria. Per il “nostro” duo invece il Porco sta per maiale sovversivo. E sovversivi lo sono: prima e ultima traccia (Introne e Outrone) assomiglia ad un comunicato uscito dritto da V for Vendetta; Baci E Abbracci regala schiaffi, pugni e calci, ma anche carezze, baci e abbracci… Un concept album che strizza l’occhio al Teatro degli Orrori, qualche nota lontana dei Depeche Mode, un’ironia (La Marcia Dei Maiali) che fa riaffiorare Roberto “Freak” Antoni. Profondo Nero ne è il primo singolo (videoclip) tratto da questo Living Dead, che merita più di un ascolto per finire sottopelle, con pace della New Wave. (scuderia New Model Label)

 

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Music Report: PJ Harvey (Obihall, Firenze, 24/10/16)

novembre 26, 2016 Lascia un commento

di Claudia Amantini

 

Nel corso degli anni sono stati diversi i concerti di PJ Harvey a cui ho assistito, indimenticabile il primo con gli Asian Dub Foundation come gruppo di supporto. Ne sono seguiti altri, con cambio di look e di suoni. Unica costante, la sua voce. Una gran bella voce, capace di graffiare, sussurrare, penetrare. Occasione imperdibile quindi quella di rivederla e riascoltarla, in nuova veste, a Firenze. L’occasione è il tour di The Hope Six Demolition Project, nuovo lavoro, nono album in studio, nuova virata di suoni.

Un palco spoglio da scenografie ed “effetti speciali”, essenziale e traboccante solo di strumenti. La rappresentazione teatrale, perché a tratti così è parsa, si apre con l’ingresso della banda musicale, 10 musicisti che marciano, sfilano tra fiati e percussioni, raggiungono le proprie posizioni, danno il via allo spettacolo. Tutto sembra suddiviso in atti teatrali, 9 uomini e una donna che attira l’attenzione verso di sé. Una donna ricca di carisma che non si pone sempre in prima fila, si sposta dietro, si accosta a lato. Ma la scena è sua, sa rubarla comunque, come una dea del rock, di nero (s)vestita, piume tra i capelli, sax spesso in mano.

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Ogni brano del nuovo album sfila in scaletta. Un’ora e mezza abbondante con un bis di due brani. Al suo fianco i “soliti” John Parish e Mick Harvey, gli italiani Enrico Gabrielli e Alessandro Stefana… e lui, Alain Johannes dei Queens Of The Stone Age.
Miss Harvey il palco lo sa tenere, ci sa danzare, un po’ diva e un po’ attrice, ma come sempre è la sua voce a fare la differenza. Un concerto che scorre via liscio, tra momenti eterei, cupi, strumentali, adrenalinici. Polly sta seguendo da qualche anno nuove strade, nuove sperimentazioni. Un’artista che cresce, cambia, sperimenta. Non si appoggia-rilassa sul trono dei vecchi successi, ma guarda avanti. Eppure… personalmente mi avrebbe fatto piacere vederla imbracciare la chitarra, almeno una volta. Eppure, al di là della performance e dei nuovi brani, la nostalgia bussa e sa essere ricompensata: il cuore ha sussultato quando è partita “50ft Queenie”, quando è riapparso il “vecchio” rivisitato e risuonato a nuovo: “Down by the Water”, “To Bring You My Love”. E il bis, molto gradito: “Working for the Man”,”Is This Desire?”

E brava PJ!

Pillole Settembre ’16

settembre 9, 2016 Lascia un commento

di Claudia Amantini

Luca Burgio e Maison Pigalle –“Vizi, Peccati e Debolezze” (New Model Label, 2016)
L’album di debutto di Luca Burgio nasce tra Sicilia e Spagna, omaggia Oscar Wilde, l’alcool e il fumo di sigarette, la notte e il gipsy jazz. “Vizi, Peccati e Debolezze”, trasuda jazz&folk, s’impregna di fisarmonica, assorbe fiati, sputa chitarre. Anche i testi sembrano nutrirsi della stessa atmosfera notturna, diretti ed espliciti, normalità e moralità concetti fumosi come i sogni dei poeti squattrinati… I riferimenti sonori abbracciano lo swing e il jazz dei club, la “Maison Pigalle” si occupa degli arrangiamenti e l’occhio strizza all’America disintegrata di Bukowski, alla Russia clandestina di Vysostky e alla Milano notturna di Capossela. Un album ricco di suoni&emozioni, immagini&parole… Sognatori senza patria, dimenticata per strada.

Night Gaunt – Jupiter’s Fall (Temple of Misery Records, 2016, 7”)

14202884_1159260607475193_505616790_oI Night Gaunt sono una band doom metal di Roma. Nati nel 2013 dalle ceneri degli Hypnos, il gruppo propone un doom tradizionale ispirato a Candlemass, Trouble e Solstice contaminato dall’oscurità e dalla violenza dei Celtic Frost. Tra il 2014 e il 2016 tante date live, un album omonimo ed ora  “Jupiter’s Fall”, Ep di due brani pubblicato sotto forma di singolo in vinile in edizione limitata. Le due tracce richiamano lutto e pesantezza, la prima (Jupiter’s Fall), più “melodica”, si rifà ad un racconto di Edgar Allan Poe (Morella); la seconda (Penance) calza in maniera più opprimente, trasuda rabbia e negazione. Un gruppo da tenere d’occhio. In Italia  la band aprirà il minitour dei Cauchemar (Can), qui le date:
26 ottobre – 360°, Roma
27 ottobre – Circus Club, Firenze
28 ottobre – 
14162761_1159260524141868_1097519444_nDel Toro – Storie di Schiavi e Sante (Diavoletto Netlabel, 2016)
Da Napoli a Bologna, in valigia rock Seventies e grunge anni ’90. La “grassa” Emilia che accoglie e nasce il loro primo Lp, Storie di Schiavi e Sante. Sonorità tipicamente rock, distorsioni e melodie, suoni “sporchi” ed emozioni. Come da titolo ogni brano racconta una storia, protagonisti la gente comune coi loro sogni, aspettative, desideri,… La fiducia nel futuro nonostante tutto. Ad aprire le danze Cenere, che è anche il primo singolo e come tale racchiude lo spirito dell’intero album.

Vita Romana: Alphonse Mucha al Vittoriano

Alphonse Mucha, Complesso del Vittoriano, Roma, 15-04-2016/11-09-2016

di Claudia Amantini

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14159961_1156647511069836_1489182229_nAlphonse Mucha, artista ceco, è considerato esponente di spicco, se non ideatore, dell’ Art Nouveau, pioniere di un nuovo linguaggio, quello stile liberty a cui anche Klimt deve molto. Le sue opere hanno segnato la storia della grafica moderna, hanno superano la “semplice decorazione” per approdare in territori più visionari&filosofici. Le sue Donne, dalle forme morbide e cariche di sensualità, celebrano la bellezza… E Roma non può far altro che spalancare le porte dedicandogli, per la prima volta, un’importante mostra. La personalità artistica di Mucha, fiorita nella Parigi della Belle Èpoque, esplode nelle sale del Vittoriano: manifesti, disegni, dipinti, lavori a pastello, gioielli e fotografie. Oltre duecento le opere esposte che compongono-percorrono la sua carriera artistica.

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14171810_1156644824403438_1900855560_nNon manca nulla, a iniziare dalle Donne, sorridenti e sinuose, coraggiose e fragili, forti e ambiziose, da Medea a Giovanna d’Arco; manifesti teatrali e pubblicitari che hanno portato alla creazione del caratteristico “stile Mucha”; lavori nati con la collaborazione di Georges Fouquet, celebre gioielliere francese, e il periodo americano caratterizzato dal teatro e dalle decorazioni; spiritualismo e filosofia in illustrazioni e pastelli; patriottismo che raccoglie i lavori eseguiti per il proprio paese prima e dopo la sua indipendenza; interessi umanitari rappresentati dal suo trittico (L’età della ragione, L’età della saggezza, L’età dell’amore), rimasto incompiuto, che chiude la mostra a mo’ di messaggio di pace universale.

La missione dell’arte è esprimere i valori estetici di ogni nazione seguendo la bellezza della sua anima. La missione dell’artista è insegnare alla gente ad amare questa bellezza.
(Alphonse Mucha)

Una bella mostra quella allestita a Roma, Complesso del Vittoriano, in collaborazione con la Fondazione Mucha per ricordare e far conoscere, per celebrare l’Arte, per testimoniare la bellezza.

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Vita Romana: Echaurren allo GNAM

di Claudia Amantini

Contropittura, Pablo Echaurren. GNAM, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, dal 20 Novembre 2015 al 3 Aprile 2016.

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7 paperino5La Galleria Nazionale d’Arte Moderna dedica una grande mostra a Pablo Echaurren con 200 opere che ripercorrono l’intera produzione dell’artista: fumetti, collage, quadri. Una “Contropittura” che nasce dall’esigenza di impegno politico, sociale e ricerca. Lavori d’esordio (quadratini, smalti,…), l’esperienza dei cosidetti “Indiani Metropolitani” (fumetti, collage), eventi contemporanei (grandi tele e manifesti), un percorso che ci porta dagli anni ’70 ad oggi.

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Echaurren, figlio d’arte, rinuncia alla pittura per l’impegno politico, si dedica ai fumetti (Linus, Alter Alter, Frigidaire), anzi a controfumetti d’avanguardia. Dello stesso periodo la copertina del libro di Marco Lombardo Radice & Lidia Ravera, quel “Porci con le ali” che fece scandalo e la copertina contribuì non poco.

2Arte e arti applicate. L’amore per il movimento futurista e i collage ad esso ispirati. Il ritorno alla pittura. Ironia, rottura, tensione. Arte moltiplicata. E nelle stanze del museo uno schermo dal quale il Pablo si racconta, indossando la maglia dei Ramones.

Occhio agli Zuccherini

di Claudia Amantini

La mia inutile su Mastro Lindo (clà)cccp3

C’era una volta il Comunismo, c’era una volta la voglia di “appartenenza”, c’erano regioni considerate “rosse”… Dimmi dove nasci, ti dirò cosa diventerai.

C’era una volta la Religione, non importa dove nasci, comunque c’avrai a che farci.

E in tutto questo la Musica. Gruppi considerati “alternativi”, ieri come oggi. La Musica che impasta, assorbe e risputa la condizione umana, con tutte le influenze che le girano attorno.

Ma la Musica non “vende” solo suoni/parole. La Musica si veste, segue mode, cerca di farsi notare, oltre a se stessa, oltre ai concerti&dischi. Appartenenza/apparenza. Provocazione/paraculaggine. Artisti che hanno cavalcato l’onda, trasformandosi negli anni, dal look ai testi, dal sound al “personaggio”. Gli esempi si perdono, una lista che può passare da David Bowie a Marilyn Manson, da Lou Reed a Frank Zappa. Un calderone niente male, per tutti i gusti. Perché poi vale anche il “ascolto/compro/vado al concerto di…” perché mi piace, perché mi riconosco, perché mi fa sentire bene, perché… de gustibus.

E i gusti son gusti. E poi Giovanni Lindo Ferretti. Sembra sia diventato un caso, non solo musicale, ma anche umano. Era comunista, ora è fascista. Conflitto religioso ora praticante eccelso. Felice di cantare A Ja Ljublju SSSR a Mosca, ora di partecipare alla festa di Fratelli d’Italia. Vada per il “si cresce, si cambia”. E poi non ci si interessa alle chiacchiere, il debito si ha con chi si crede di averlo. Ognuno libero di cambiar idea. Ad ogni modo la Musica prima di tutto. Sei un’artista? Esprimi liberamente le tue idee, i tuoi pensieri, canta quello che senti, in cui ti identifichi. Rinnega il passato, evolvi, guarda avanti. E basta.

Io non so suonare neanche uno strumento, ma adoro la Musica. Cresco e cambio anch’io. Il passato non lo rinnego, a volte ci si guarda dietro, è una base fatta di ricordi, fotografie sbiadite o stropicciate, suoni che riaffiorano. Artisti che si seguivano e poi, crescendo si sono accantonati, per seguire/ascoltare altro. I CSI li ho ascoltati, come i CCCP. Poi fine, già i PGR me li son persi. Evoluzione. Accantonare però non vuol dire non ascoltar più niente. Il passato a volte riaffiora, non mi dispiace rispolverare Linea Gotica, così come ricrogiolarmi con Annarella. Mi piacevano allora, mi trasmettono emozioni ancor oggi. Tondelli scriveva: “ Non sarebbero più stati la mia vita, ma la mia vita avrebbe fatto sempre riferimento a loro”. I CCCP/CSI non esistono più. Voglia di riascoltare la voce cavernosa di Ferretti? Si può, i cd non mi mancano. Voglia di risentire live quelle canzoni? Nessuno è morto, si può fare. Ma io, sicuro, non sarò tra quelle persone che andranno ad un concerto di Giovanni Lindo Ferretti per farlo. Non è per la questione umana, di scelte fatte poi. Non è manco per una questione musicale. In questo mondo-vita mi piace ritrovare una Coerenza. Non riesco a vedermi sotto un palco dove Ferretti sputa sul passato e poi mi ricanta Annarella o rispolvera “perle” dal repertorio Cccp/Csi. È più forte di me. Voglio Coerenza. Sotto il palco mi ci metto, ma sopra preferisco trovarmi Angela Baraldi in compagnia di Massimo Zamboni. E non è per una questione di qualità. E manco per essere Fedeli alla linea, la linea che non c’è. È solo Coerenza. Patti Smith tutt’ora fa concerti, son passati anni da quando ha inciso “Because the night” eppure riascoltarla live è sempre un battito al cuore. Eppure… anche quello è “passato” (non rinnegato). Puoi andare in chiesa, puoi votare chi ti pare, ma sul palco non cantare cose con cui non ti riconosci più, perdi di credibilità. Potrei pensare che non è manco provocazione, ma solo un modo per far soldi sul passato che non c’è più. Quel passato lascialo a chi se lo ricorda, magari con nostalgia, magari senza averlo rifiutato per poi andare avanti (“Sorella sconfitta” del tuo amico vale molto di più di “Barbaro” e lì è solo questione musicale, anzi è questione di qualità). Il passato è passato, il passato è afflosciato, il presente è un mercato. Fatevi sotto bambini, occhio agli spacciatori, occhio agli zuccherini.

Francesca Galliani, Transformation (23 gennaio–31 marzo 2015, Bologna)

di Claudia Amantini

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10967039_833765833358007_759157900_nIn concomitanza con Artefiera 2015, la Galleria d’Arte Maggiore di Bologna ha partecipato alla settimana dell’arte con più eventi, uno in particolare ha destato la mia curiosità: Francesca Galliani. Di suo avevo già visto una splendida mostra a Milano, Bologna mi ha permesso di rivedere altre opere. L’Italia, da sempre, è Paese “strano”: fucina di enormi talenti che non sa “crescere”, culla dell’Arte che si culla da se nel suo Passato.
10952344_833765983357992_1513511633_nLei, nata in Italia, si è formata e trasferita negli Stati Uniti, ha lavorato per riviste come Detour, Vogue, Velvet e D. Mostre internazionali, personali, campagne pubblicitarie. Curriculum invidiabile. Nelle splendide sale di Palazzo Isolani, il 23 gennaio, esclusiva preview della mostra (dal 7 febbraio fino al 31 marzo sarà poi visibile nella Galleria d’Atre Maggiore), tema “Transformation”. Fotografie che spaziano tra urbano, omaggio a New York, e umano. Fotografie che diventano veri e propri quadri, che uniscono pittura, scrittura e collage. Fotografie dal grande impatto emotivo, unione di forza e fragilità.

L’essenza dell’arte è di trasmettere emozioni… è un dialogo intimo fra opera e spettatore” (F. Galliani)

Trasformazione, di una città che cambia, di identità ai margini. Malinconia, negli sguardi, negli angoli. Precarietà, di facciate e di pose. E tanta, ma tanta, umanità.

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