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Archive for the ‘smaronamenti’ Category

Il fascino perverso di Radio Balla Balla

dicembre 23, 2018 Lascia un commento

by WM

4ac689260fd02d58102d9b91aa8453ef.jpgIl problema dei classicisti sono i classicisti stessi, strenui filologi di quel sentimento che non proveranno mai più. Hai voglia, caro Robert Plant, a dirci che dobbiamo ascoltare nuove band e non rimminchionirci sui vecchi vinili o sui cofanetti “the best of”; hai voglia, caro fratello trappista o indiano barbuto e decadente, a smerigliarci di modernità che, disse Manuel Agnelli, rifà solo il peggior Venditti.

Non ci restano che i “greatest hits”, le lunghe file di vetusti supporti fisici o qualche radio che ancora ci vuole come target.

maxresdefaultEh le radio… almeno se sto a casa, infilo qualcosa di buono nel lettore o mi rivolgo a uno streaming ragionato, ma in automobile? È ineguagliabile il panico di quando pensi: “malanova… ho dimenticato i cd/cassette/ipod; mi resta RTL o devo sorbirmi solo i clacson e le marmitte truccate delle macchinine dei tredicenni danarosi”. Comincia così una ricerca affannosa delle cangianti frequenze di Radio Freccia o Virgin Radio, nella speranza non mandino new wave o i Joy Division, che stamattina gira male eh!

Ve lo confesso: quasi meglio RTL. Radio Freccia è inutilmente verbosa, Virgin un miscuglio di stili che col rock spesso fa a karate shotokan; ci sarebbe molto da dire sulla programmazione fallimentare di classiconi accostati a mediocrità synthpop da far accapponare la pelle a un pokemon, ma quando la filippica stava per partire, ecco che mi si schiude un mondo.

Balla Balla.

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ziti, schietti e maritàti (cit.)

All’inizio pensavo che fosse una emittente calabrese, di quelle della piana di Gioia che un tempo mandavano tarantelle rosarnesi, e non mi sono accorto di essere caduto in un gorgo di perché e percome, fatto di (*inalare profondamente*) liscio, valzer e mazurche da orchestrina, valzer e mazurche da base midi, Canzoni da balera, cover di canzoni da balera, cover di classici da balera, napoletanità varia, schlager altoatesino, sentimenti di poesia/armonia/nostalgia/gelosia, tovaglie a scacchi, baite con prosperose bionde, amori infiniti, casti palpiti, nostalgia di Peppino Principe e Aurelio Fierro. Pubblicità pari allo zero.

teomondo-scrofalo

è lui o non è lui?

Rimango interdetto, mani sul volante. Musica da intrattenimento perfetta per l’umarellizzazione completa dell’anima, alla ricerca di uno scoglio a cui aggrapparsi, che non si rassegna a un nuovo che non comprende e non si riconnetta all’antico, mentre in Balla Balla ci trova la linfa della musica dei padri con le radioline a transistor e del paesello sui colli e il fiasco di vino con la paglia intorno, con alle pareti un bel quadro di Teomondo Scrofalo.

Sul web informazioni zero, una pagina FB piena di “buongiornissimo kaffèè” e un sito ufficiale più spoglio di quello della mia scuola, dove almeno due gif animate ce le ha messe il vicepreside. L’unico evento è un ballo collettivo a Diamante, paese dei murales e del peperoncino.

W Radio Balla Balla, a cui dobbiamo il ritorno a quando papà metteva la brillantina e i miei eroi erano giovani e belli. Inutile dire che ormai la radio è fissa su quelle frequenze. Chi si lamenta, può mettere le cuffiette e ascoltare i truzzi in autotune.

Dixi.

Il meme della discordia

by WM

Mi perdonerete l’atticismo e molte superficialità, ma il seguente post è scritto con l’urgenza di chi si vede circondato da persone in festa e cose da fare (per dire, già alla seconda parola digitata suonava il campanello del portone).

L’aition del post nasce da un meme, unica forma di umorismo moderno praticata dalle masse dopo la fine delle storielle anni ‘60/70, quelle piene di carabinieri, uomini che entrano in un caffè e Matto, Lo Prendo e Mi Butto. Il meme, come reiterazione idillica di momenti umoristici, pieni di twist e decontestualizzazioni, figli di un postmoderno che frulla cose serie e isole dei famosi, non mi ha mai particolarmente entusiasmato. Preferivo francamente il Fantasma Formaggino.

Ricevo questo meme con una domanda: è sessista?

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che noia… che barba…

A questo punto l’allerta “pericolo: discussioni sul femminismo!” va over 9000 (mi è bastata l’ultima volta che l’ho fatto sul blog) e il rischio sismico di “Sei un veteromaschilista e pure interista!” va oltre le varie scale Mercalli e Richter. Spoiler della risposta: no, non è una vignetta sessista, ma è degna comunque di analisi sine ira et studio.

– La situazione è quella iconica di Casa Vianello: lei “che noia che barba”, lui immerso in considerazioni che esulano dal contesto.

– Il meccanismo comico consiste nello scarto fra i meditabondi cogitata dei protagonisti.

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“Ma il libro perduto della Poetica di Aristotele lo troveremo mai?”

– La ragazza non esprime, come sospettato dalla mia amica, pensieri frivoli in opposizione ai pensieri culturalmente elaborati del compagno, né fa la figura della gallina di fronte all’aquila; la ragazza è inserita in un contesto di, direbbe Sterne, “discorsi da letto”, in cui la noia del momento si traduce nel ritirarsi ognuno nel proprio io e pensare. La ragazza, quindi, elabora alcune veloci riflessioni adeguate al contesto e alla situazione (mancanza di dialogo e di desiderio), mentre l’uomo si sofferma su un luogo comune degli studi virgiliani abbastanza abusato e neanche tanto interessante.

– Lo scarto fra un personaggio, che vive il contesto, e l’altro, che va invece in tutt’altra direzione, determina l’ “avvertimento del contrario”, il comico.

A chi è rivolto il meme? A un fruitore con studi liceali o filologici, una presa in giro (postmoderna e a me poco gradita) del professorame e di una cultura letteraria avvertita come desueta e poco utile, gradita solo a gente strana e che con la realtà non ha alcun contatto, almeno secondo l’autore del meme. Oppure ai classicisti, uomini e donne, che sanno ridere di e su se stessi.

Riguardo alla buona amica (avrete capito che è la nostra Flavia di Reload), ricordo che è il contenuto ideologico dello scrivente o dello spettatore a influenzare le letture, come il monaco che nel suo codice copiava “Satanas” al posto di “Atanas”, vivendo in un’epoca in cui la puzza di zolfo del demonio la si avvertiva a ogni angolo. In quest’epoca della “presidenta” e dell’ “assessora”, dove il femminismo ha perduto la sua forza propositiva e progressiva (penso, chessò, alle Suffragette) e si perde nelle minuzie grammaticali o nel pretendere che Biancaneve non attenda il Principe delle favole, il meme suddetto diventa manifesto del patriarcato, mentre è una battuta per liceali del triennio.

Ps. Se non vedrete altri post di Flavia, temo che capirete da soli il perché. Fuori i secondi…

Canazzo

hqdefaultCanazzo ha fatto sette milioni di visualizzazioni su YouTube: un qualsiasi cantante di Sanremo venderebbe l’anima per molto meno. Canazzo è un freak di bellezza tronista, ricalcata in un barocco sovrapporsi di tatuaggi e risvoltini; si esibisce con candore nei suoi occhi e la semplicità nel cuore in canzoni di house minimale da GarageBand, che ti si appiccicano alle orecchie come una ineluttabile melma.

Il pubblico si sganascia, lo eleva a mito riconosciuto della città che ha solo periferie, cioè Messina, città prona a tutto, perché, quando non si ha la forza di ridere di se stessi, si eleva a re un travicello e lo si investe del carico dei propri mali, ammirandone la deformità con un brivido brividi di eccitato orrore. Sei uno di noi, sei uno di noi! I freaks buddaci concittadini accolgono finalmente un loro fratello incompreso e ne confortano il sentimento infranto e ferito, seppure per la durata delle sue comparsate in disco, una compassione (un soffrire e patire insieme) che dura il tempo di uno sghignazzo.

Ma è trash! Lascialo stare! Si fa per ridere!

Non è facile parlare di questo ragazzo, già tormentato da anni di body shaming (forma elegante per indicare il bullismo contro i ciccioni), da relazioni sbagliate, da una salute malferma (fonte: il giornalazzo locale); la piazza dei social lo ha elevato a fenomeno prima locale, poi trans mediterraneo, in un delirio di frasi stentate e ballerini fuori tempo.

Freaks

Freaks (1932)

Provo sincera simpatia per Canazzo, sperando non venga stritolato da chi ne sfrutta lo slancio lirico per consolare chi ha bisogno del freak show per sentirsi vivo, schiavo del proprio narcisismo con le ciglia depilate.

Provo simpatia perché perché tutti hanno diritto a una fetta di felicità, anche artificiale.

E dittatura e religione fanno l’orgia sul balcone

maggio 1, 2011 4 commenti

‎”Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d’oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine, con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale”. Giovanni Paolo II

Beati i papaboys, così allegri, così festanti, che riescono a ignorare l’appoggio alla dittatura di Pinochet, la lotta al preservativo, la santificazione di fascisti e altri fatterelli come questi. Io, purtroppo, non dimentico.

La foto e i suoi usi scellerati

marzo 27, 2011 9 commenti

La macchina fotografica,  strumento nato con la volontà di riprodurre la realtà del mondo catturando per un istante la luce riflessa dalla materia, lasciando rappresentazioni dell’esistente più fedeli ma forse un po’ più asettiche rispetto al disegno artistico.

Un invenzione importante, il quale impiego, con l’affermazione dei consumi di massa, è diventato accessibile a tutti, prestandosi sempre più ad usi di natura frivola e totalmente privi di qualsiasi valenza artistica e documentaria.

A peggiorare la cosa si è aggiunta l’evoluzione tecnologica, che dai buoni vecchi rullini ha aperto le porte agli apparecchi digitali, capaci di memorizzare una quantità infinitamente maggiore di fotografie rispetto alle ancestrali pellicole.

Un inflazione che ha generato una valanga di immagini rozze e squallide che allagano la rete, specialmente i social network, facendoci dono di monumentali esempi della mediocrità mentale di non poche persone rapite dall’ossessivo desiderio di lanciare l’icona di se stessi alla marea di occhi informatici, quasi che si fossero così garantiti una fettina di immortalità e notorietà.

Io ho sempre detestato mettermi in posa, per il sottoscritto è un gesto di violenza assurda frutto di una volontà altrui che esige di lasciare una traccia fissa del mio aspetto, quasi che si volessero rinfacciare i miei limiti di leggiadria fisica.

Ho sempre provato un irrefrenabile allergia nei confronti dei ricordini frutto di queste imposizioni, i squallidi coretti col sorriso meccanico e gli sguardi languidi, che nascondono i reali rapporti umani, i reali sentimenti: passioni, rancori, desideri, malinconie eccetera

Un teatro di posa logoro proiettato in un eterno presente che tenta pateticamente di sottrarsi da una realtà quasi in agguato ai margini rettangolari dell’immagine fotografica.

Per me uno degli esempi più scoraggianti di come l’umanità possa buttare alle ortiche i frutti delle proprie capacità, dando un contributo terribilmente efficace a ridurre il proprio vivere in una mortificante apparenza priva di qualsiasi colore.

Lady Metallica

maggio 14, 2010 1 commento

Lady metallica

Fredda coscienza temprata

Dura e severa sostanza

Come una lucida borchia

Come un bisturi affilato

Intransigente e malinconica realtà

Sotto la minaccia della ruggine…la noia.

L’anima.

aprile 23, 2009 3 commenti

Cos’è che importa di più nella vita, essere belle, sexy, con le gambe lunghe e snelle, la bocca carnosa, i capelli biondi fluenti, la quarta di reggitette…oppure conta di più avere “un’anima splendente” ? Cioè, quello che mi chiedo è: ci si può innamorare solo dell’anima?
Quanto conta oggi l’anima? Quanto conta nel mondo dell’apparire, del sembrare, del faceto e del superfluo? Quanto? Eh? Quanto?
E questi tre stronzi che lavorano in un mondo di stronzi che si rivolge ad un pubblico di stronzi cosa avranno sentito dentro dopo esseri presi gioco del brutto e vecchio anatroccolo?