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Archive for the ‘Musica’ Category

Recensione: Porco Rosso, “Living Dead” (2017)

di Claudia Amantini

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Porco Rosso è un collettivo artistico formato da due persone, Michele Ricoveri (parole, voce e partiture elettroniche) e Giovanni Sodi (organo elettronico, synth e miscellanee), un duo Synth Punk che abbraccia l’elettronica e… la prima cosa che mi hanno ricordato, sarà per il nome, è il film d’animazione giapponese di Hayao Miyazaki.

E mentre le tracce si susseguono riaffiorano altri pensieri. Nella visione buddhista il maiale rappresenta l’ignoranza e l’autoinganno del sé, nel vocabolario Treccani diventa un individuo ingordo, grasso, flaccido, nel Medio Evo è simbolo di generosità e fertilità, per il cristianesimo emblema di lussuria. Per il “nostro” duo invece il Porco sta per maiale sovversivo. E sovversivi lo sono: prima e ultima traccia (Introne e Outrone) assomiglia ad un comunicato uscito dritto da V for Vendetta; Baci E Abbracci regala schiaffi, pugni e calci, ma anche carezze, baci e abbracci… Un concept album che strizza l’occhio al Teatro degli Orrori, qualche nota lontana dei Depeche Mode, un’ironia (La Marcia Dei Maiali) che fa riaffiorare Roberto “Freak” Antoni. Profondo Nero ne è il primo singolo (videoclip) tratto da questo Living Dead, che merita più di un ascolto per finire sottopelle, con pace della New Wave. (scuderia New Model Label)

 

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Rrröööaaarrr: Manilla Road

by DOOM

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I Manilla Road sono una band di heavy metal statunitense, fondati a Wichita, Kansas nel 1977 dal cantante e chitarrista Mark Shelton e dal bassista Scott Park a completare la formazione arriva il batterista Rick Fisher. Dopo l’uscita della demo Underground del 1979, la band nel 1980 esordisce con Invasion edito dalla Roadster Records. Incoraggiati dai giudizi positivi della stampa e dal crescente numero di fan i Manilla Road concordano con la Roadster Records la pubblicazione di un secondo album, intitolato semplicemente Metal uscito nel 1982. Ancora una volta, le nuove canzoni vengono accolte con entusiasmo da stampa e fan. Il brano Flaming Metal System (in seguito pubblicato sulla ristampa di Crystal Logic), appare sulla compilation U.S. Metal #3 della Shrapnel Records, che viene distribuita anche in Europa portando la band all’attenzione di stampa e pubblico del vecchio continente. Nel dicembre 1983 i Manilla Road pubblicano Crystal Logic. Questo disco è considerato insieme ai suoi due successori, album fondamentale per la nascita del genere epic metal (Il titolo “epic” deriva dalla tematiche affrontate nei testi, che richiamano scenari mitologici, fantasy e epici. Non è mai stato un genere esposto al mainstream, ma è sempre rimasto ancorato alla scena underground, accompagnata da pochi fan e da piccole case discografiche e si è sviluppato prevalentemente negli Stati Uniti tra gli anni settanta ed ottanta venendo influenzato principalmente dal hard rock e poi dall’ heavy metal). Nel 1984 il batterista Rick Fisher lascia la band. Viene rimpiazzato dal talentuoso Randy “Thrasher” Foxe, i cui virtuosismi alla batteria diventano un altro punto di forza della band in futuro.

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La band abbandona la Roadster Records e firma per l’etichetta francese Black Dragon Records, sotto la quale pubblicano il loro secondo capolavoro:
Open the Gates che conferma la fama crescente della band, che si consolida con il terzo “classico”, The Deluge, pubblicato nel 1986 sempre su Black Dragon Records. In questo album il drumming di Randy Foxe inizia a divenire una componente importante nell’alchimia della band, e da al sound un tocco più tecnico e potente. Nel 1987 viene pubblicato Mystification, che conferma quanto detto per i precedenti tre album: esso è suonato nel classico stile dei Manilla Road. Le reazioni del pubblico e della stampa sono sempre positive, ma meno rispetto a quelle esternate per gli ultimi tre album.

Nel 1988 i Manilla Road tornano sul mercato con Out of the Abyss, lavoro influenzato dal nascente filone thrash metal e per questo poco apprezzato dai fan puristi. L’ultimo album della band prima dello scioglimento è The Courts of Chaos, Dopo la pubblicazione dell’album e qualche data live i problemi tra Park e Foxe non sembrano attenuarsi, così Shelton decide di sciogliere la band per cercare di far riappacificare i due. Ma invano. Verso la fine degli anni novanta l’interesse verso i Manilla Road ricomincia a crescere, dato che molte delle nuove epic metal bands li citano come principali influenze. La vera riunion si concretizza nel 2001, con la pubblicazione di Atlantis Rising su Iron Glory Records e seguito nel 2002 da Spiral Castle.

È sempre del 2002 esce Mark of the Beast, album “perso” originariamente registrato nel 1981 e scartato per concentrarsi sulla produzione di Metal. Nel 2003 i Manilla Road pubblicano il loro tredicesimo full-lenght: Gates of Fire, lavoro suddiviso in tre trilogie. Nel 2008 con una nuova formazione incidono Voyager uscito per l’italiana My Graveyard Productions, che ha garantito alla band un posto come headliner all’importantissimo Play it Loud Festival. Nel 2011 la band, con una ulteriore nuova formazione ha pubblicato Playground Of The Damned per la Shadow Kingdom Records. Sempre per la stessa etichetta è uscito nel 2013 Mysterium. Mentre per la Golden Core Records è uscito il più recente The Blessed Curse. Tutti dei buona fattura ma orfani di quella epica magia che aveva caratterizzato: Crystal Logic, Open the Gates e The Deluge. I Manilla Road sono considerati uno dei gruppi più importanti dell’epic metal, avendo contribuito al suo sviluppo insieme con Manowar e Virgin Steele.

Gommalacca 10 – Il folk prima del folk

0x0_12295849C’era un altro folk. Una volta. Prima del rock, dei Juke box, la musica popolare era leggerezza, ballo in levare per salvarsi dai padroni infami, dalla vita di fatiche bestiali, doveva far respirare per un po’: una forma di resistenza, di tenace attaccamento alla vita.

Prima che diventasse sterile parodia del rock’n’roll.

Gommalacca 10 ripercorre le strade della musica popolare: Francesco alla conduzione.

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Playlist

John Vesey: Reels: Bonnie Kate/Kiloran’s Reel
The Balfa Brothers: Drunkards Waltz
Alvaro e Susana Seivane: Muiñeira de Chao – Curuxeiras (muiñeiras)
Harry McClintock: The Big Rock Candy Mountain

 

Raffica di Agosto ’17 ovvero l’Italia che spacca

by WM

Abbandonarsi al piattume e dichiarare che tutto è diluvio e perdizione ormai è uno sport nazionale, mentre, invece, bisognerebbe vedere che c’è un orizzonte sotterraneo, passatemi l’adynaton, che fa tremare di emozione e violenta dolcezza. L’Italia sub-indie spacca e suona, alla faccia dei profeti di sventura. Qualcosa da ascoltare? Eccheccquà!

Cecilia, Mari e Venti (2017)

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La musica di Cecilia parte dalla solitudine delle parole, da affiancare alla sottile malinconia di una musica autoprodotta, autosuonata e conscia di se stessa, insofferente alla forma, alla ricerca della suggestione del non detto, dell’indefinito leopardiano. Il dark (ma sarà Dark?) è antilirico, a volte volutamente provocatorio nel suo essere anti, nel suo abbandonarsi a direzioni che non prevedono un ascolto amichevole e disimpegnato.

Tuttavia, traccia dopo traccia, la dolcezza che sposa l’acido entra in circolo e per assuefazione ascoltiamo, attendiamo le piccole crisi che non verranno mai soddisfatte, inseguendo la voce mascherata e virata dai filtri. Alcuni dei suoi testi sono degni di attenzione, anche se ho fatto fatica a seguirli senza il pdf aperto accanto.

Da ascoltare.

Pagina FB: https://www.facebook.com/Cecilia22122015/

Per Ascoltare: http://www.jestrai.com/cecilia/

Superpusher – Nighting (2014)

Superpusher NightingNon scherziamo mica quando parliamo di tempi biblici per una recensione, che può anche essere frutto di file che riemergono, ascolti casuali, distratti e poi sempre più attenti.

L’album dei Superpusher ha stazionato con il suo preciso math-post rock nei bassifondi delle schedine di memoria, per venire ripescato e gustato spesso, perché “prima o poi due righe le merita”.

Nighting è un lavoro molto compatto, ben suonato, quasi progressive nella sua impostazione libera e incurante delle regole pop, alla ricerca del suono, della vibrazione emotiva, ma senza effettacci o inutili giocolerie: le quattro tracce di questo EP bello e dimenticato (spero solo da me) si dipanano in percorsi sonori che abbracciano un po’ tutto lo scibile del rock chitarristico. La produzione pare in presa diretta, ma la cosa non mi dispiace affatto, perché restituisce la polpa sonora di un lavoro sudato e appassionato. Ci vuole coraggio a suonare negli anni Dieci: sia lode ai Superpusher.

Pagina FB: https://www.facebook.com/Superpusher/

Soundcloud: https://soundcloud.com/superpusher

The Worst Horse – (EP Omonimo – 2015)

The Worst HorseIl punk rock non te lo immagini con un grimorio in mano, che esplora non i bassifondi urbani, ma il rapporto fra l’uomo, il Male e il principe delle tenebre, ma dalla città magica per eccellenza, cioè Torino, te lo aspetti che Satanasso faccia capolino. La rivelazione delle paure e la catarsi dei sentimenti ben calettano con l’aspra vocalità e le chitarre arrugginite e sporche del quartetto. Cinque i pezzi (sugli scudi i due bellissimi pezzi di apertura), affiatamento ritmica melodia preciso e potente, frutto di un gran lavoro di base e di una energia che serve come il pane al panorama smunto e spento del roccume odierno.

Davvero bello e potente questo EP che da troppo tempo, vedi sopra, stazionava nella mia playlist e non ha smesso di scuoterci ed emozionarci. Cornine alzate, sua maestà il rock ‘n’ roll continua a fare proseliti alla faccia dei fan di Maria (sua Quella che questa).

Pagina FB: https://www.facebook.com/theworsthorse/

Bandcamp: https://theworsthorse.bandcamp.com/releases

Sotterranei 14

Giancarlo-Frigieri-Troppo-Tardi-il-nuovo-album

La premiata ditta Cla e Fra (ma chi avrà mai avuto il coraggio di premiarli) vi introducono nei corridoi dei dungeon musicali italiani, con qualche conferma e piacevoli sorprese. Una puntata ricca di bei versi, post rock, sonicità, blues e roots music.

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eccovi la playlist

Jet Set Roger – Sonia (dal nuovo album Lovecraft nel Polesine – Snowdonia) PAGINA FB

Giancarlo Frigieri – Triveneta (anticipazione del suo prossimo album in uscita per New Model Label)

Manuel Bellone – Devil with the heels (roots music dalla bella Palermo)

Stefano Meli – After Midnight (post rock e ambient sempre dalla Trinacria)

Sorry, Heels – One Time too much (il ritorno sonico di una delle migliori band post punk / New Wave italiane, anticipo del prossimo album). Pagina FB

Press Play on Tape 20 – OnemanPier

Un’altra bella serata all’Osteria del Bestemmion… ops, allo splendido PignetoCafè di Ilenia volpe che ospita un veneto che si sente che è veneto ma dice meno male parole di Amantinustra. Tra Indie, ricordi, barze alcoliche e risate, ascoltiamoci quattro brani quattro (esageriamo, signori!), donatici da Pier per il nostro podcast. Cantautorato con le chitarre? Rock? Indie? niente etichette, solo belle canzoni.

Press Play su QUESTO LINK PER ASCOLTARE o

vai sulla nostra pagina PODOMATIC (il podcast di RadioOut).

1- Percorsi immobili navigabili

2- Disorientato e assente

3- All’asta

4- Mercante

La musica è stanca

By WM

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Dinosauri Onesti (TM) per la musica di una volta

Rifiuto, ora e forse prima no, di ragionare secondo le categorie di bello e brutto, conscio di come siano valori storici e cangianti: in musica meno che mai.

Eppure ieri il pensiero che “la musica di oggi fa schifo” serpeggiava fra un attraversamento pedonale e una deiezione canina da raccogliere. Per la cronaca, avevo i Nirvana i cuffia e il fresco lutto per la morte di Chris Cornell ancora stampato negli occhi, morte che a leggere in giro ha fatto danni a valanga. La catastrofe della Generazione X non mi colpisce, non ne facevo parte e non sono orfano del grunge, mi mancavano le camicie di flanella e al concerto dei Pearl Jam ci sono andato a ondata ormai finita (il tour del mediocre “No Code”, sarà stato il ’96), ma la morte di un artista ci rende più poveri e impone una qualche riflessione. La riflessione, frutto di questo sublime intreccio di sentimenti e pensieri è stata: “la musica di oggi fa schifo”.

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WM feat Maccio Capatonda

Geniale, no? Non l’ha mai pensato nessuno. Datemi il premio Nobbile!

E invece no. La riflessione non è una vana invettiva al contemporaneo, va oltre il senso sveviano di senilità che spegne gli ardori di chi era nato incendiario ed è destinato a fare il pompiere. La fine storica e biografica del grunge (sento Eddie Vedder toccare ferro n.d.A.) ci impone di storicizzare e ripensare, e qualcuno ci è riuscito con buoni esiti.

Quel che un ascoltatore come me può fare non può sconfinare nella critica, non può che esplorare il teatro delle sensazioni alla ricerca degli idola, delle apparenze fallaci dei propri ricordi scombinati.

Ribadiamo il già detto: il pop nostrano ci pare in netto declino perché non è più musica popolare.

Parentesi: nemmeno la musica popolare è tale (e in tante puntate di Gommalacca mi sono sforzato di evidenziare come la folk music sia ormai music senza folk, mancando di popolo). Pubblicità progresso: ora metto le puntate in archivio così se vi volete male, ve le ascoltate.

La musica popolare intesa come pop music non esprime una visione articolata e condivisa della vita, perché né i parolieri né i musicisti sembrano figli della contemporaneità: le canzoni di oggi non raccontano le storia, la povertà, le pulsioni odierne, ma si riducono perlopiù a masticare un repertorio di frasi e concetti chiari e distinti, senza alcuna concessione ai territori inesplorati: cuore-amore e forme scintillanti, qualche vezzo di ironia postmoderna e citazionismo ammiccante (i barbari usano il passato come insieme di rovine da cui trarre elementi tra loro sconnessi e incoerenti, ma comunque che sanno di antico).

Il gioco è facile: basta che il tutto somigli al già sentito di cinque minuti prima, basta adeguarsi al talent del momento, che ora ci vuole più soul, ora più synth, ora più rock, di un rock de noantri senza sangue e ribellione.
Dipende da quel che vuole Maria. Il popolare è eterodiretto, ergo non è più voce del popolo.

Quanto ci mancano i Battisti-Mogol che riuscivano a descriverci una sfumatura, il tradimento di “Innocenti evasioni”, o anche solo “La gallina coccodè”, che pettoruta e superba assomiglia a tutte le donne del mondo. Quanto ci manca Renato Zero che canta il destino umano per grandi allegorie ne “Il Carrozzone”, oppure Branduardi e il suo stralunato violino che riempiva gli stadi.
Oggi abbiamo alcuni cantanti, musicisti, parolieri bravissimi, ma non riescono a scalfire il tempo dei talent perché troppo legati a un passato che voleva dire le cose: i Frigieri, i Solfrini, gli Spaggiari viaggiano su binari paralleli e morti perché ogni voce ha bisogno di un pubblico, ma nel chiuso di pochi club coraggiosi, quelli che non fanno suonare solo cover band e dj, non creano un humus di parole condiviso come potevano fare Dalla e Venditti, fra un Folk Studio e una piazza.
Il tessuto connettivo di una nazione sono anche le sue canzoni, un tessuto ormai sfibrato e piatto, in cui anche innestare cellule sane e vive non porta a nulla, perché impreparato ad accoglierle

Da osservatore, da ascoltatore informato, constato lo sfacelo e so che le forze storiche non si fermano con i mugugni o la buona volontà. Per ora non posso che recitare un atto di dolore, ascolto e riascolto quella musica popolare che ho snobbato all’epoca, e mi compro le raccolte dei Dik Dik e degli Alunni del Sole alzando una silente preghiera a questi antichi numi, sperando che ci salvino dalle fauci del leone di una modernità fast food che fagocita ogni cosa bella. Siamo stufi del brutto.

ps. Scusa Chris, ma di coccodrilli te ne hanno fatti troppi. Come mi facevi sognare in vita, mi hai fatto riflettere e crescere post mortem. Grazie.

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gli eroi son tutti giovani e belli