Raffica di Giugno ’22 ovverosia so di non sapere

by WM

Nel mare della semiosi, vari tipi di messaggi e significati si scindono e si riaggregano senza freno: questo è il postmoderno, riedificazione e frantumazione del passato in schegge riconoscibili e ripensabili insieme in un nuovo variegato alla nutella che contenga un po’ della base vaniglia e qualcosa del prodotto Ferrero. E per surfare su questo magma, bisogna essere proprio bravi ed avere buone bussole.

Ma mi pare sempre di averne solo di difettose, lo ammetto, perché troppo spesso evito di contaminarmi e innervarmi del presente, frullato indigesto, per ascoltare o leggere meglio solamente cose di gente morta, morti che parlano borgesianamente con i morti. Poi sarà la curiosità, tiro fuori il capino dalla testuggine e ascolto la musica che gira intorno e so di non sapere, ma non per questo mi sento l’uomo più sapiente del mondo.
Cose valide ce ne sono: pur capendoci poco, ve ne segnalerò un po’, a patto che non lo diciate a nessuno: io non c’ero.

Artura, “Some people falling” (album, 2022)

La creatura di Matteo Dainese tira fuori un terzo album cattivo e disturbante, irraggiato di quelle campionature che già ci hanno fatto sognare nel loro precedente album, ma con spirito molto più acido e provocatorio, pieno di “feat.” che danno varietà e disgregano il discorso interpretativo in direzioni opposte e contraddittorie. Se da una parte la direzione è quella del “blues cosmico senza blues” alla Dj Shadow, dall’altra funk, jazz, rock, pop, collidono come in un autoscontro di riflessi e baluginii musicali appena intravisti.

La forma canzone è assente, sostituita da letture multilingue, e quando pare profilarsi come in “Onpoc”, è poco meno che una illusione temporanea alla melodia.

Attendetevi un lavoro “cattivo” e “acido”, pur nella morbidezza dei suoni e nell’eleganza degli scratch, perché forse gli Artura mo’ fanno sul serio: i primi due erano solo il riscaldamento.

Lodi, lodi, lodi! Dixi.

https://www.facebook.com/arturacollective

Hanormale, “The Cathartic Anointing of Heterodoxy in Resilience (a Black Metal Rhapsody)”, (2022)

Già me lo vedo il Megadirettore che legge il pezzo qui presente reggendo il monocolo e il una tazza di thè Dajerling nell’altra: “ma caro lei, Wm, è impazzito? Black Metal? Ma se ieri provava a convincermi che i Pooh hanno fatto bei dischi!”.
Direttore, lo so: da quando Doom ci ha lasciati, i dischi metal si accumulano e gli Hanormale mi hanno rassicurato che era un’opera rock in finti in fonti. Ed io ad ascoltare: e quando spunta satanasso? E quando cominciano a mordere pipistrelli?

rara immagine del Megadirettore Galattico con un bicchiere di Côté de la Loire appena stappato

Per fortuna un po’ di Dimmu Borgir mi han fatto bene di recente e ho trovato TCAoHiR un disco divertente (divertente? Sì), molto prog, con un po’ di growl qui e là (apprezzatissima “The Salaryman (with a Metal Drill Penis)” ), un po’ noise (in fondo facevano meno rumore i Sonic Youth?) come in “Solipsism Nyctophilia” e in generale spirito rock riconoscibilissimo. Un vero spasso di forza e ironia è la cover di “Bohemian Rhapsody” (che diventa Black Metal Rhapsody”) e trasforma il delicato processo interiore di Mercury in uno scatenarsi di demoniazzi che neanche la Gehenna il due Novembre: ma bravi!

Insomma, so di non sapere, ma qualche pezza di appoggio più o meno solida mi ha consentito non solo di passare il guado, ma anche di apprezzare questa gustosa e blasfema opera rock. Non posso che lodarne la costruzione, l’ambizione narrativa e la solidità che non trovo in molti prodotti più celebrati e vicini a quello a cui le mie orecchie sono abituate.

https://www.facebook.com/hanormale

Solo, “Something you don’t need” (singolo 2022)

Solo, aka Giuseppe Galato, è un cantautore e interprete assai multiforme, eclettico, che, dopo averci fatto girare la testa con la lollosissima “Don’t shoot the piano player” (ospitata in una scoppiettante puntata di Sotterranei), ci anticipa il suo album (titolo impegnativo: “The importance of words (songs of love, anti-capitalism and mental illness)”) con un nuovo singolo totalmente diverso, sfrontato e divertente, elettroacutico il giusto, sull’essere e l’apparire nella società dei bisogni indotti e compulsivi. Anche la canzone è un ritorno a una certa semplicità pop che non guasta per niente, diretta e coinvolgente, che ci porti verso la strada di casa (“Oh, we will burn the pain, the sadness now so clear”) se raggiungeremo la giusta quadratura del cerchio, cioè che la ricerca affannosa è un gioco dell’oca che ci porta al punto di partenza (“You know, my needs is all I need”).

https://www.facebook.com/solopaginaufficiale

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