Raffica di Aprile ’20 – Cronache dal mondo di Prima.

Qualche disco dal mondo di Prima, per scordarci il Dopo.

by WM

Umberto Ti., “Non credo basterà” (EP 2020)

Per la seconda volta, Umberto Tramonte sceglie l’essenzialità, di lavorare di cesello su una manciata di canzoni scartando il superfluo. Bravo.
L’anno scorso gli avevo lanciato la sfida di migliorare un discreto debutto e se ne esce con un album di pop rifinito e splendidamente ermetico, velato di acustica e world nella sua intro. I pezzi sono molto diversi, andrebbero sviscerati uno ad uno: confrontandomi col grande Gustavo Tagliaferri, tempo fa concordavo con lui che i dischi non vanno raccontati traccia per traccia, sgranando il rosario, ma solo per questa volta farò una eccezione.

Dopo la intro, la traccia eponima ci fa entrare nel mondo delle liriche del Ti, che crede nella parola da scavare ed espandere, attraverso un rapido carosello di immagini ci fa entrare nello spegnersi di un amore, di distanze accennate, calore e freddo. In “Figli”, quasi con il metodo mitico eliottiano, noi coinciamo con i figli che riverberano le nostre ansie, i nostri simboli, i nostri luoghi. “
In “Come Fratelli” la ricerca della liberta (?), la rinuncia della libertà (?), l’arrendersi, dopo aver deposto il sogno di musica e ribellione (?), quante cruces ha per l’interprete questo pezzo, non meno di “Buonanotte, fratello” di De Gregori. Dopo la morbida “Resina”, la metafora amorosa facile (?), si schiude l’allegro girotondo apocalittico di “La Fine del Mondo”.

Disco di pop ricco e ben suonato, scritto in modo labirintico, a mo’ di sfida, quasi come se il Tramonte ci dicesse di entrare nel SUO campo di battaglia, “Non Credo Basterà” è la scommessa vinta, la sfida raccolta e portata a termine. Un disco che vorrò avere tra quelli fisici, da ascoltare anche quando la Macchina che mi ingoia e lo schermo di vetro saranno spenti.

FB: https://www.facebook.com/TramonteUmberto/

Dubioza Kolektiv, “#fakenews” (2020)

Rock-electropunk-ska! Venghino siòri!
A volte il rock’n’roll, o quello che gli somiglia, ha il dovere di farci alzare il piedino, pogare e sognare, e Dubioza Kolektiv di riescono perfettamente.
Li ho scoperti per una segnalazione en passant e mi accorgo che non sono affatto gli ultimi arrivati, con quasi due decenni di musica, concerti e pogo alle spalle, un’ensemble di Sarajevo e dintorni con video, dischi politicamente schierati ed eclettici fino a non abbracciare un vero e proprio genere (in “Hoy Marijuana” abbiamo un folle misto di reggae, fanfare bosniache e reggaeton (!) ).


All’inizio, lo ammetto, leggendo fra i “feat.” anche quello di Manu Chao ho francamente tremato, dato che M.C. manuchaoizza tutto quello che tocca, in formule che appiattiscono in una melassa di patchanka le collaborazioni precenti, ma pezzi come “Minimal” mettono subito le cose in chiaro: qui il messaggio politico si colora di quell’Est balcanico che invita alla danza e al coraggio allegro di quella musica (avete ascoltato lo speciale di Gommalacca sui Balcani?).

Un disco di energia esplosiva, che mi ha affascinato perché questi ragazzi amano tutto, dall’elettronico alla loro musica popolare, una roba che MAI ho visto in alcuna band italica e di cui spesso mi lamento.

FB: https://www.facebook.com/dubioza/

Tutti Fenomeni, “Merce Funebre” (2020)

Ho potuto ascoltare questo disco ascoltando il disco in sé, arrivando al noumeno: comincio con le citazioni da Terzo Liceo perché Tutti Fenomeni si rivolge ai colti e semicolti che non disdegnano l’autotune. Ascolto questo più maturo ignorando le sue origini da trapper da cameretta, radici da cui lui stesso ha preso decisamente le distanze, perché è il solo genere che puoi fare in casa e utile veicolo per le proprie liriche.E di dotti per l’autotune ci sono quelli del Terzo Liceo, classico of course. Poi ho ascoltato qualcosa del “prima”, ma il “prima” pare non esistere più in “Merce Funebre”.

Forma e sostanza, Proust, i Maledetti, Leopardi, Kubrick, Depeche Mode, Jovanotti: dovrebbe essere un divertimento decrittare le citazioni, ma qui si sconfina nel Barocco (e infatti al kitch baroccheggiante di “Eyes Wide Shout” si rifà il video della sua “Trauermarch”).

Tutti Fenomeni lavora per accumulo, sull’energia della superbia mista a fervore mistico, alla ricerca del sentimento estatico che la ciclicità delle musiche elettroniche inducono, non dream pop, ma anni ‘80 rimestati in modo pesante, ma a suo modo affascinantemente e torbidamente attraenti.

Ha qualcosa da dire Tutti Fenomeni oltre alla superesposizione della propria fisicità da Laureando? Forse sì, nella mia speranza che il successo lo baci ma nel contemporaneo timore che i timidi passi verso un cantautorato maturo non si fermino alla confezione di video ben fatti.

Un ascolto lo vale, qualche cosa valida c’è e forse fuffa che poi mi sembrerà qualcosa di valido appena mi risveglierò dal sonno dogmatico (cit. da Terzo Liceo pure questa).

Dividerà.

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