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Retrogames (2) ovverosia il cavaliere in mutande

by WM

Parleremo presto di come emulare i vecchi giochi, ma ancora le idee da riordinare sono molte.

Dicevamo. Esci la mattina e affronti 12 ore un mondo crudele con più maschere di un fumetto di Stan Lee (una prece), faticoso; rientri e magari pensi di fare come quando accendevi il Commodore e ridevi per il cavaliere in mutande e il merluzzo 007. Ora accendo la Playstation e i giochi, brevi e costosissimi, sono in ordine: compulsivi, luminosi, angoscianti e assai peggio del mondo fuori dal portone. Al posto del sogno trovo l’angoscia, al posto dei morticini pixellosi e sgargianti mostri bavosi e tridimensionali. Tutto molto bello.

Dopo lunga riflessione, sorge chiara l’idea, la decisione.

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vabbè, ma io volevo l’Intellivision

La carriera di gamer finisce qui: dal Pong di Atari fino a qui è stato un matrimonio che pareva indissolubile, che nutriva l’immaginario di simboli divertenti, per de-vertere, uscire dalla via tracciata dalla vita e crearne di alternative e sognanti. Non che si smetta di giocare, ma di seguire il flusso, perché prima il gioco era bisogno, bisogno di vita necessario, mentre adesso si configura come desiderio del nuovo a tutti i costi. E la frase “a tutti i costi” non mi appartiene: vadano a spennare qualcun altro. Non guarderò più in avanti, e questo si chiama senilità. Magari è una fase transitoria, e poi mi butterò con entusiasmo nel futuro quando, chessò, inventeranno i videogiochi telepatici o che mi faranno parlare col cane e col gatto (sto dando delle idee, quindi Microsoft non si scordi di mandare il compenso fermo posta in banconote di piccolo taglio e non segnate).

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manca una foto mutandata, sorry

Per rigiocare i vecchi giochi dovrei ricomprare macchine vecchie e intasare i miei poveri spazi di cui dicevo; devo sopprimere l’ansia del filologo e accontentarmi di soluzioni moderne che fingano l’antico. Ma prima di ogni cosa, prima di risolvere i problemi tecnici, bisogna fare i conti con la rozzezza dell’antico: quanti di voi hanno rivisto di recente una puntata di Goldrake, sedendosi pieni di trepidante attesa, per poi accorgersi che le storie erano poca cosa e le animazioni pure peggio? Il “sense of wonder” del quindicenne va scavato e riportato alla luce con la delicatezza dell’archeologo che dissotterra il vaso etrusco, tanto prezioso quanto fragile, e non è facile emozionarsi dopo tanti e prolungati esercizi di cinismo quotidiano e attese al semaforo. Innanzitutto va recuperato il sentimento, l’emozione del “get ready player one”, “insert coin”, bling, tin, o del joystick in porta 2 del C64. Non siamo ai tempi di Bim Bum Bam, il cuore rinsecchito va fatto battere di nuovo.

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ah no eccoliiii, i boxer a pallini rossi 😀

Ogni vertebrato che abbia superato gli -anta avrà i suoi esercizi zen, il training autogeno adatto, perché ogni testa è tribunale e non esiste un cavatappi universale per il grigiore (dei miei antidoti generici ho già parlato un paio di post fa). L’istinto mi ha portato a focalizzare un lampo, una sola cosa che squarcia le nuvole. Un cavaliere in mutande.

superfrogQuanto mi parve stupido che un prode, armato di acciaio, si dovesse misurare con buffi zombie e antipatici draghetti per recuperare la sua bella, ma ancor di più mi fece sogghignare l’assoluta serietà dello stesso che, colpito dalle pallottole nemiche, perdeva decoro finendo in brache di tela a gettar dardi, ma senza perdere un briciolo della suo eroico ardore. A Ghosts’n’Goblins ero e sono scarsissimo, e forse solo con dei cheats ero arrivato al secondo livello, ma solo sul Commodore e mai in sala giochi. Eppure rigiocherei mille volte il gioco del mutandato senza mai angosce, riconoscendolo come mio fratello in armi, mai domo, sempre allegramente zompettante.

Questo ancora accende un qualcosa e mi salva, mi stimola il senso di una maraviglia senza confini, senza prezzo. E spero che ognuno àncori gemme simili ai suoi pensieri e ne tragga sempre forza.

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C’era pure l’Oman! Ma esiste o è tipo il Molise?

Il retrogame non conosce paura del futuro, perché lo ingloba in un presente eterno che è storia immanente ciclica; non è sfida perché è divertimento, non un e-sport; di fronte all’arido vero, apre finestre di fantasia e sogno: un giorno sei prode cavaliero, un giorno supermario o superfrog (che io preferivo), e se ti va di ballonzolare in mezzo a un campetto, puoi farlo mentre impari la geografia con Microprose Soccer.

E mi ritrovo di nuovo a sorridere.

Dedico l’articolo ai ragazzi della 2C, 2F e 1B del Liceo Archimede di Messina per le riflessioni, gli spunti e le risate in un’oretta di supplenza passata a parlare di Videogiochi.

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