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Recensione: Horus Black, “Simply” (2018)

di Claudia Amantini

45543845_338798420258849_6195560083338821632_n.jpgBlogdiOut, trasmissioni in poadcast, recensioni, casella di posta sempre piena… sarà il mio essere fanzinara dentro (l’aperiodicità di Out Fanzine mi è rimasta appiccicata addosso), ma spesso mi capita di “tralasciare”, poi (per fortuna) rispolvero/faccio pulizie e riscopro gioiellini che erano lì in attesa di ascolto.

E questo è il caso di Horus Black con il suo Simply, album d’esordio uscito nella prima metà del 2018 per la Sonic Factory. Horus Black è Riccardo Sechi, un giovanissimo (classe ’99) con idee e suoni ben chiari. Ok, l’ammetto: amo il rock e le sue derivazioni. Non posso non simpatizzare per questo ragazzo che mi fa riaffiorare Rolling Stones, Doors e Led Zeppelin. Brani che seppur diversi (l’influenza principale è quella anni ’50, Elvis Presley docet) hanno una loro coerenza, dieci tracce che si tingono di vintage, melodie struggenti, atmosfere d’altri tempi. Recentemente (e qui sono in tempo) dall’album Simply è stato estratto “Lonely Melody”, un singolo che ben rappresenta il concept complessivo. Un brano malinconico, riff di chitarre che accompagnano sentimenti come disperazione e amore (non corrisposto), una ballata intensa e dolce.

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