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Reload: Palazzo Citterio e la disfida del restauro

Un articolo di Leonardo Piccinini appena uscito sulla rivista “ArtEdossier” per il numero di settembre 2018 risolleva la questione, forse già assopita o addirittura ancora sconosciuta ai non “addetti ai lavori”.

di Flavia Guidi

“Un lavoro di recupero straordinario”… “Un restauro ingiustificabile”.

palazzo citterio cortile

I giudizi di Mariacristina Ferraioli e di Leonardo Piccinini si riferiscono incredibilmente allo stesso intervento, quello della Soprintendenza su Palazzo Citterio a Milano.

Ma procediamo con ordine: il palazzo di via Brera è un edificio settecentesco che lo Stato acquistò solo nel 1972. Poco dopo nacque l’idea della “Grande Brera”, che vedeva unita la Pinacoteca a Palazzo Citterio, il quale sarebbe divenuto spazio museale in grado di accogliere le nuove collezioni di Jucker, Vitali, Mattioli, Jesi e molti altri. Il collegamento fra la Pinacoteca e Palazzo Citterio era reso possibile dal fatto che l’orto botanico di Brera era confinante con il giardino dell’edificio settecentesco. Questo portò ai primi interventi sull’edificio: gli architetti Giancarlo Ortelli e Edoardo Sianesi trasformarono radicalmente l’assetto del palazzo, demolendo completamente gli interni e realizzando dei locali seminterrati. Ancora nel 1982 i lavori non erano finiti nonostante l’ingente somma che era già stata spesa.

Nello stesso tempo l’edificio storico era già sede di mostre, l’ultima delle quali nel 1984, anno della chiusura del palazzo.

Da allora sono passati 34 anni, durante i quali Palazzo Citterio è rimasto chiuso… La sua voce si è spenta, se non fosse per la decisione, negli anni Novanta, di chiamare James Stirling, architetto all’epoca sotto la luce dei riflettori anche grazie all’espansione della Staatsgalerie di Stoccarda da lui realizzata circa dieci anni prima. Fondazione San Paolo offre sei miliardi delle vecchie lire e il progetto sembra prendere corpo, ma l’architetto muore nel 1992 e tutto nuovamente si ferma.

Insomma, la storia di questo edificio è complessa e fatta di numerose vite e di altrettante morti. Un tira e molla che ha trovato una sua fine tre anni fa, quando Caterina Bon Valsassina, ex direttrice regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Lombardia e oggi direttrice generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, riesce a far ripartire il cantiere con un progetto destinato a fare di Palazzo Citterio una sede di allestimenti per le opere del Novecento, grazie a 23 milioni di euro stanziati nel 2012 dal CIPE. E così, dopo due anni e mezzo, il lavoro di recupero è terminato: dal 18 al 20 aprile di questo anno il palazzo è stato aperto al pubblico prima dell’apertura definitiva, che è fissata per il prossimo novembre.

Ma, per tornare al nostro discorso iniziale, cosa è successo a Palazzo Citterio per raccogliere opinioni così contrastanti sul suo recupero e restauro?

Scan Palazzo Citterio restauro soffitto da ArtEdossier

L’oggetto del contendere sarebbe in primo luogo il soffitto a cassettoni di una delle sale, per metà riportato all’originale e per metà lasciato a come appariva negli anni Trenta. Per Philippe Daverio “il restauro fatto dalla Soprintendenza è sotto i limiti dell’accettabilità, cervellotico, inutile, oserei dire quasi criminale”.

Di tutt’altro avviso sembra essere Mariacristina Ferraioli, che, in un suo articolo pubblicato su “Artribune”, dichiara a proposito del recupero dell’intero edificio: “Un risultato straordinario in un paese come l’Italia che non ci ha abituato a tanta celerità…Un lavoro di ristrutturazione nel rispetto della storia dell’architettura settecentesca”, e ancora: “Un’architettura moderna, consapevole della propria storia”.

aiuole

Secondo Daverio, unico membro del Consiglio di Brera a opporsi alla linea del cantiere, c’è stata una totale mancanza di dialogo fra progettazione e funzione: “La patologia di questa operazione è duplice: da una parte il Ministero non è capace di esprimere un’estetica, dall’altra le gare d’appalto non sono in grado di offrire qualità. Sono state inventate direttamente da Ponzio Pilato per non assumersi le responsabilità, così tutti si lavano le mani. Il risultato è un esempio di incapacità progettuale”. Al famoso critico non è piaciuto neppure il nuovo aspetto del giardino e lo scalone di salita: “Le aiuolette sono da ferrovie dello Stato, ma anche lo scalone di salita è un crimine architettonico, perché ha rotto totalmente il rapporto con lo spazio storico”.

via Brera

E se la celerità, tanto decantata dalla Ferraioli, fosse la causa principale di quelli che a Daverio sembrano dei clamorosi errori? Certo non incoraggia pensare che una volta che l’Italia si impegna a rispettare i tempi prestabiliti e lavora alacremente si lavora in modo sconsiderato.

Invitando tutti ad andare a vedere il palazzo di via Brera e a tirare personalmente le somme, in base al proprio “iudicium”, riporto il parere definitivo quanto aperto di Philippe Daverio: “L’unica cosa sarà chiedere un giudizio ai Milanesi (e non N.d.A.)”.

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