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Crazy Diamonds, “La Complainte du coureur de bois”, Malicorne (1978)

by WM

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Il meraviglioso “L’Extraordinaire Tour de France d’Adélard Rousseau, dit Nivernais la clef des cœurs, Compagnon charpentier du devoir” è uno dei dischi fondamentali del prog francese, la summa del lavoro di Gabriel Yacoub e dei suoi Malicorne, teso a ripristinare e innervare la tradizione francese della canzone popolare; un lavoro il suo che non è mai caduto nel piagnonismo folk-barbone nostrano, né nella facile antropologia descrittiva dei Dischi del Sole, ma che ha fornito ai tempi moderni un patrimonio di suoni e sentimenti che si è mischiato contaminandosi felicemente con suoni e sentimenti nuovi, il che ha permesso alla musica popolare di avere un pubblico e di non morire. Come da noi.

Il disco segue le vicende di Adélard Rousseau, carpentiere, costruttore, di cui seguiamo gli amori e le fatiche in giro per la Francia, per le cui strade si procaccia il pane e stringe l’amicizia con i Compagnons della sua arte edile. Mille le suggestioni musicali, dai capolavori del barocco alla psichedelia anni ’60, che rendono atemporale, eterno e circolare il cammino in una perfetta ringkomposition sonora che si apre e si chiude nel caos di una marcia funerea e presaga di morte, che mette fra parentesi gli incredibili momenti di leggerezza che inframmezzano il canto di Yacoub e degli altri MAlicorne.

Sulle radici storiche della canzone non voglio ripetere il già detto (QUI e QUI due ottimi articoli sulle radici storiche della narrazione-filo conduttore di questo concept album).
Mi viene da pensare solo come sarebbe impossibile per noi prendere una manciata di canzoni popolari, anche antichissime, e farne indagine dell’animo umano e della sua malinconia perenne, specie ora che il lavoro è ridiventato la nostra condanna, i diritti acquisiti dalle lotte operaie sono stati ormai dissipati.

Il lamento del taglialegna e dei diritti negati suona sinistro e malinconico monito per schiavitù future.

La Complainte du coureur de bois – Malicorne, Testo Originale

Amici cari, ascoltate tutti, voi che vivete nei vostri agi,
e vi canterò la storia delle grandi miserie
che uno che lavora potrà ottenere al cantiere
a faticare, ad aver noie,
specie in una brulla foresta al tempo dell’inverno.

Quando dobbiamo partire per lavorare al cantiere
dobbiamo abbandonare le nostre donne,
e dobbiamo ugualmente abbandonare,
e ciò ci è più caro,
le nostre mogli e i piccoli infanti,
perché dovremo restarcene rintanati come lupi
in una brulla foresta al tempo dell’inverno.

Una domenica mattina, all’inizio del nuovo anno,
sdraiato su un abete,
mentre cantavo per lenire il mio dolore,
componendo questa canzone,
pensavo a colei che amo
proprio in questo tempo dell’inverno.

Qui dobbiamo lavorare tutti i sei giorni della settimana,
anche a Capodanno e i giorni di festa,
anche se fa vento, anche quando cadono pioggia e neve
e lo stesso in ogni tempo.
La miseria è il nostro salario
proprio in questo tempo dell’inverno.

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