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Il violinista che sognava il Diavolo

by WM

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Una sera Tartini sogna, e si sogna il Diavolo.

Sogna messer Diavolone, le Pauvre Satàn che gli fa da domestico e a cui ha l’ardire di mettere il suo violino in mano: sì, perché Tartini è un signor violinista, fra i migliori del mondi, di tutti i tempi, forse un gradino sotto Paganini, ma chissà… le classifiche del genio hanno ben poco senso, quindi evitiamo, o un articolo semiserio diventa una stupidaggine come i clickbaiting del Corriere punto it (i migliori dieci sederi femminili nella storia del Cinema).

trillo

Ma torniamo a Giovanni Tartini e al satanasso nel soggiorno, che si avvicina sospettoso al violino, lo fiuta come il cane da tartufo sui colli la domenica, magari gli dà pure una gran leccata per vedere se sia un Guarnieri del Gesù o uno Stradivari (vabbè, un po’ di ucronia, consentitemela), e poi pizzica le corde a due a due, sol re la mi, mette la pece all’archetto e sbuffa zolfo.

E suona.

Suona la melodia più acuta e bassa, ultrasonica, veloce nei passaggi, blues nel sentimento, con diteggiature che avrebbero richiesto a Paganini di deformarsi le dita in pose diaboliche e disortopediche, il tutto mentre Tartini piange, fino alla nota acuta del finale, ma visto che, come dcevamo, è tutto un sogno, accade anche qui che ci si svegli con l’amaro in bocca e l’alienazione nelle pantofole.

tartini2Giovanni si tuffa al suo violino, quello vero, e archetta come un matto, senza riscaldamento e senza pece alcuna, per fermare quelle note, e si mette a piangere per davvero perché quelle note del Trillo suonato dal Diavolo gli sfuggono dalla sua memoria a forma di scolapasta. Allora si ferma, riflette, rinuncia.

Poi si siede, riflette ancora, e poi si mette a scrivere un pezzo che non vorrà mai pubblicare, rimarrà postumo quasi venisse dall’altro mondo, con un titolo spurio, “Il Trillo del Diavolo” affibbiatogli dagli allievi a cui Tartini aveva confidato qualcosa.

Non era uno stinco di santo: superbo e focoso da giovane, fu poi maturo maestro, ma nella selva dell’inconscio conservava l’antico titanismo del maestro d’armi e di spada che era stato, diviso fra duelli di spade, archetto e amori contrastati. Per tanti anni nelle notti più oscure, testimoni lo hanno visto suonare, ombra fra le ombre, in una chiesa di Padova, inseguendo il sogno di un suono perfetto, mentre intorno aleggiava un vago afrore di zolfo.

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