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Reload: “Rent” di Jonathan Larson

di Flavia Guidi

Il Natale è appena passato, e ,come.ogni anno, mi sono concessa la visione ormai rituale, di uno dei miei musical preferiti: “Rent”. Per chi non lo sapesse si tratta di una rock opera, ispirata alla “Bohème” di Puccini, molto conosciuta fra gli amanti del musical.

rent_wall02_1920x1200Oggi, però, non voglio parlare dell’opera, ma del suo autore: .

rent1E’ così facile sentirsi vicini alle storie che si intrecciano in “Rent”, ma se qualcuno mi chiedesse il perché direi che la risposta è molto difficile da dare: non siamo più negli anni ’90, non siamo negli States e non ho vissuto quel momento nei ghetti americani… non sono nera, non sono affetta da AIDS e non sono omosessuale…Tuttavia quelle storie attraversano la mia anima come un coltello nel petto. Penso, perciò, che Larson sia riuscito ad acciuffare una “bellezza” che dura nonostante il tempo e che vola attraverso lo spazio. Perché? Quale “bellezza”? Non di certo il dramma del vivere alla giornata, senza sapere se avrai abbastanza soldi da permetterti l’affitto del prossimo mese, e neppure l’essere malato a vent’anni o la dipendenza dalla droga, perché “Rent” racconta soprattutto questo.

rent-1Se qualcuno conosce quel genio di Larson sa che, invece, i personaggi che prendono vita nel musical hanno molto in comune con il loro autore: Larson era statunitense, aveva vissuto in un loft al quinto piano senza riscaldamento insieme ad altri ragazzi, lavorava a una tavola calda; da musicista squattrinato e con un futuro incerto conviveva con una stufa a legna illegale, con una vasca da bagno in mezzo alla cucina e con il citofono rotto. Come uno dei personaggi di “Rent” Larson fu lasciato dalla ragazza per un’altra donna.
Larson era malato, da sempre, e morì il 25 gennaio 1996, appena qualche ora dopo la sua prima e unica intervista, mentre allestiva la messinscena di “Rent”.
La prima fu cancellata, ma amici e famiglia si riunirono al teatro dove gli attori eseguirono alcune canzoni del musical. Alla fine dello spettacolo, dopo un lungo applauso, calò il silenzio. Poco dopo qualcuno dal pubblico urlò: “Thank you, Jonathan Larson!”.

larsonnewspaper Penso che ciò che fa la “bellezza” di “Rent” ancora oggi, e sempre la farà, sia il legame unico fra l’opera e il suo autore: quello stesso Larson che aveva trasformato in arte la sporca e frustrante vita di un musicista squattrinato moriva prima di sapere che il suo lavoro sarebbe diventato un successo…proprio lui che aveva composto per “Rent” “One song glory”, pezzo in cui il musicista Roger cerca disperatamente quella canzone che lo salvi dalla povertà, ma soprattutto dall’oblio, una volta che sarà scomparso per la sua malattia.

Ritengo quindi “summa” di tutto ciò che è questo musical e che è stato Jonathan Larson la “One song glory” cantata dal suo stesso creatore.

Grazie, Jonathan Larson!

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