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Recensione: [kaiser(schnitt)amboss/laszlo], “ROCKnROLL HOLE of FAMINE” (2016)

by WM

14915329_1124561197650800_8271492558327577822_nBlues. Genere “Blues” nelle tag mp3, e me lo aspettavo da Ksal, che è sempre stata blues e come tale l’ho accolta senza equivoci, perché esaminando il magma sentimentale ed emotivo delle sue tracce questa parola ritornava ossessivamente nella mia percezione. Un artista non propriamente blues è percepito come tale dal mio libero gioco delle facoltà. E stavolta non cambierò la taggatura come al solito, perché questo disco è tristeza come la carne è carne.

Il blues è una cosa, talmente seria da essere caduto ridicolo del manierismo di mano lente, di rocker adulti che hanno vecchi vinili da imitare o da cover band di Belushi e Akroyd, mimesi buffona di allegra mimesi, una roba che mi ha fatto rivalutare la musica circense e le litanie da rosario delle vecchie. È un po’ come quando la materia cavalleresca di Orlando e Carlo Magno è caduta in mano ai giullari, che hanno trasformato il primo in un bel gagà e il secondo in un babbo natale rimbambito: povero blues… La conseguenza è che oggi è meglio cercarlo dove non troveremo le dodici battute in scala pentatonica, perché nella dissoluzione dei generi postmoderna, dobbiamo abituarci/rassegnarci/prepararci ad una decisa mutazione genetica.

Dissolto il pop e la cantabi14947594_1124558977651022_6998019096296187774_nlità nell’RnB di plastica, morto il rock che pare non aver più nulla da dirci, finito l’hiphop, che ha fagocitato tutto come mostro onnivoro per poi implodere nell’autotune, il blues permane come mucillagine scarna e acida di dolore, minimale ricerca armonica per arrivare alla profondità del sentimento che tutti gli altri negano (chi trova il sentimento più nel pop?). Quindi, coloro i quali hanno ancora una chitarra in mano e un po’ di cuore, lo deve nascondere in giri brevi, in produzioni dirette e senza compromessi. Altro che Sweet home Chicago.

Mi sarebbe piaciuto seguire la travagliata genesi (ne parliamo sotto) di ROCKnROLL HOLE of FAMINE di [kaiser(schnitt)amboss/laszlo] (artista che seguiamo da un bel pezzo) e more philologico confrontare tre diverse declinazioni della sua nuova opera, ma, volenti o nolenti, questo abbiamo: otto tracce di chitarrismo denso e minimale, dai suoni acidi e corrosivi ma pregni di profondo sentimento, in una produzione analogica che francamente mi fa fare il proverbiale saltino di gioia, perché ancora qualcuno osa suonare.

Rispetto alle opere precedenti, ksal rinuncia ai suoni sintetici e forgia una sorta di Laszlo-sound coerente in tutte le sue applicazioni: ne risulta un album molto più fluido e fruibile, che potrebbe avvicinare molti al suo mondo interiore, in cui le liriche in bilico fra una tragica ironia (splendidi quelli di Harry, hurry up) e fili d’amore espressi e inespressi (Bloody Spook), una auto-cover da “Viva Terror” che ci invita a fare terra piana della nostra generazione (Destroy! … e non posso che approvare, guardando i miei coetanei N.d.A.) nell’estremo tentativo di proteggere le nostre idee dalle brutture del mondo. Il proclamarsi morta permette all’artista una vista telescopica sul mondo, un punto di vista straniato ma realistico, leopardianamente attento all’ “arido vero”, ma che non rinuncia al canto, all’ultima illusione della poesia in su la vetta della torre antica.

Felice di risentirla, sperando che nulla la spenga.

Links:

https://www.facebook.com/kaiserschnittambosslaszlo-294792427202343/

https://soundcloud.com/k-s-a-l

https://www.discogs.com/it/artist/3333726-kaiserschnittambosslaszlo

TRE DOMANDE A [kaiser(schnitt)amboss/laszlo]

1 – Il disco è davvero “compatto”: hai elaborato un Laszlo-sound? È frutto di un progresso, una svolta o necessità di trovare una focalizzazione alle tantissime direzioni indicate dai lavori precedenti (elettronica, suono industriale, cantautorismo folk).

Direi tutte e tre le cose insieme, con centro motorio sul semplice fatto che in questo disco c’è la sola presenza della chitarra e della voce. Non c’è praticamente concessione a nient’altro. Questo comporta sicuramente uno spostamento verso una certa ortodossia dei mezzi implicati, anche se, a onor del vero, la mia musica è sempre stata questo. Sono canzoni, devi poterle fare ovunque, anche in un mondo dove l’elettricità venga meno.

2- Cosa rispondi a chi ti chiede il significato di una canzone? Non è impossibile che prima o poi ti faccia domande a riguardo

Una canzone è anzitutto un’opera complessa perché ad altissima densità. I miei pezzi, e per me sola intendo, hanno tutti un significato pesante, altrimenti non le scriverei. Sono, senza mezzi termini, la mia vita, manco il loro racconto. Quello, ed è tutt’altra storia, è ciò che arriva a chi eventualmente le ascolta, la loro traduzione. Per chi le scrive forse non è nemmeno una questione di significato, ma di senso.

3- Ci dici qualcosa sul perché il disco ha avuto una gestazione così lunga?

La gestazione lunga è dovuta alla produzione del disco precedente, mai uscito, e alle vicenducole più o meno legali che ne sono conseguite. RockNrOLL HolE of FaMiNe può anche essere visto come una corsa contro il tempo e un parziale recupero del mai nato. Registrato in analogico da Davide Chiari fra le bayou mantovane in una torrida settimana d’agosto. Sudato e disilluso.

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