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Music Report: PJ Harvey (Obihall, Firenze, 24/10/16)

di Claudia Amantini

 

Nel corso degli anni sono stati diversi i concerti di PJ Harvey a cui ho assistito, indimenticabile il primo con gli Asian Dub Foundation come gruppo di supporto. Ne sono seguiti altri, con cambio di look e di suoni. Unica costante, la sua voce. Una gran bella voce, capace di graffiare, sussurrare, penetrare. Occasione imperdibile quindi quella di rivederla e riascoltarla, in nuova veste, a Firenze. L’occasione è il tour di The Hope Six Demolition Project, nuovo lavoro, nono album in studio, nuova virata di suoni.

Un palco spoglio da scenografie ed “effetti speciali”, essenziale e traboccante solo di strumenti. La rappresentazione teatrale, perché a tratti così è parsa, si apre con l’ingresso della banda musicale, 10 musicisti che marciano, sfilano tra fiati e percussioni, raggiungono le proprie posizioni, danno il via allo spettacolo. Tutto sembra suddiviso in atti teatrali, 9 uomini e una donna che attira l’attenzione verso di sé. Una donna ricca di carisma che non si pone sempre in prima fila, si sposta dietro, si accosta a lato. Ma la scena è sua, sa rubarla comunque, come una dea del rock, di nero (s)vestita, piume tra i capelli, sax spesso in mano.

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Ogni brano del nuovo album sfila in scaletta. Un’ora e mezza abbondante con un bis di due brani. Al suo fianco i “soliti” John Parish e Mick Harvey, gli italiani Enrico Gabrielli e Alessandro Stefana… e lui, Alain Johannes dei Queens Of The Stone Age.
Miss Harvey il palco lo sa tenere, ci sa danzare, un po’ diva e un po’ attrice, ma come sempre è la sua voce a fare la differenza. Un concerto che scorre via liscio, tra momenti eterei, cupi, strumentali, adrenalinici. Polly sta seguendo da qualche anno nuove strade, nuove sperimentazioni. Un’artista che cresce, cambia, sperimenta. Non si appoggia-rilassa sul trono dei vecchi successi, ma guarda avanti. Eppure… personalmente mi avrebbe fatto piacere vederla imbracciare la chitarra, almeno una volta. Eppure, al di là della performance e dei nuovi brani, la nostalgia bussa e sa essere ricompensata: il cuore ha sussultato quando è partita “50ft Queenie”, quando è riapparso il “vecchio” rivisitato e risuonato a nuovo: “Down by the Water”, “To Bring You My Love”. E il bis, molto gradito: “Working for the Man”,”Is This Desire?”

E brava PJ!

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