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Reload: Oh gran bontà de’ cavallieri antiqui!

di Flavia Guidi

figura_3Il 24 settembre, in occasione della seconda giornata del Festival “Il senso del ridicolo”, Fabrizio Bondi, ricercatore alla “Scuola Normale Superiore”, ha parlato di ironia nell’ “Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto.
 A distanza di cinquecento anni dalla prima pubblicazione del poema non è facile rispondere perché l’“Orlando F800px-orlando_furioso_9urioso” sia ancora letto, ma soprattutto ci faccia ancora ridere.
Bondi ha fatto numerosi esempi di scene tratte dal poema, dall’incontro di Angelica con l’eremita alla vista delle nudità di Angelica da parte di Ruggero durante il tentativo di liberazione della fanciulla pagana dall’orca. Tuttavia mi pare che il primo passo portato ad esempio chiarisca molte cose: nel I canto Rinaldo e Ferraù si contendono Angelica in duello quando questa ne approfitta per tagliare la corda. I due cavalieri, allora, depongono le armi e si mettono entrambi alla ricerca di Angelica: “Oh gran bontà de’ cavallieri antiqui! / Eran rivali, eran di fe’ diversi, / e si sentian degli aspri colpi iniqui / per tutta la persona anco dolersi; / e pur per selve oscure e calli obliqui / insieme van senza sospetto aversi”.
Bondi ha sottolineato come quel “Oh gran bontà de’ cavallieri antiqui!” sia ironico: Rinaldo e Ferraù si comportano “sportivamente” deponendo le armi non tanto per rispettare le regole di cavalleria quanto più per raggiungere l’oggetto desiderato e possederlo.
hqdefaultMa al di là dell’ironia c’è un autentico rispetto dei tempi passati, al di là della parodia dei romanzi cavallereschi sta l’amara consapevolezza di chi sa che quel mondo, fatto di leggi tutte sue, non esiste più.
Bondi ha fatto un’osservazione ancora più fine: Ariosto, attraverso il suo occhio ironico un po’ strabico, guarda al mondo cavalleresco come a un ideale irraggiungibile, raccontato dai poemi a lui precedenti; ed è proprio grazie all’ironia che riesce ad abbassare l’ideale sul piano del reale. Ovviamente l’autore ci narra di voli fantastici su ippogrifi e altre fantasticherie, ma “vende” la sua materia come vera, accostando l’immaginifico al reale.
Non è difficile allora capire perché oggi pomeriggio fossero presenti all’incontro moltissime persone che ridevano di alcuni passi ironici del poema, sentendosi vicini a un autore che racconta un Medioevo ormai distante, ma con passione.

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