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Pillole di Agosto ’16 ovvero Parole tra Noi

by WM

10400237_10153359825501373_4864765321032461121_nCamurria, “RoccAgreste” (2015)

Da quella Enna che ricordo come un’immagine dell’infanzia, l’umbilicus Siciliae, il cannolo alla ricotta vicino alla torre di Federico, un agosto sotto un sole bellissimo e accecante, una nipote che stava per nascere, i vecchietti al bar che ci additavano con il bastone dietro lenti spesse e rigate… da questo sogno viene una band estremamente eclettica dal nome che è tutto un programma (“Camurria”) che emerge da un sottobosco di musicisti che nell’Isola non si rassegnano a voler fare le cover band di Vasco ma provano, creano, si buttano insomma: purtroppo, il risultato è spesso stentata patchanka o rock da scuole serali.

In qualche caso, e questo è uno di quelli, i risultati sono gradevoli, la ricerca porta ad allargarsi in molte direzioni per poi definire un suono, una poetica: a volte i Camurria e il loro Rock Agreste vi sembreranno calligrafici, ma solo chi vive la Sicilia sa quali enormi sforzi facciano i musicisti per trovare un loro io definito, una cifra.  Le canzoni sono gradevoli, i paesaggi non troppo oleografici e qualche strizzatina d’occhio la perdoniamo data l’intelligenza dell’impresa (mi sono piaciuti soprattutto gli episodi minori, “Intervallo triste (ma vero)” e “Ci vuole l’orgia”) mentre forse la cover di “Mokarta” dei Kunsertu andava limata meglio.

Pagina FB: https://www.facebook.com/camurriaband/

a2837257814_16Giovanni Peli, “Gli altri mai” (2016)

Un’altra tappa del percorso poetico e musicale del bresciano Peli ci porta sempre più lontano e più al largo del pop e distanti anni luce da quel “Tutto ciò che si poteva cantare” che segnava un felice incontro tra verso scritto e tensione pop, che ancora ambiva ad un approccio pop piuttosto amichevole ed accogliente. Già nel precedente “Specie di Spazi” la sofferenza della narrazione e il disincanto sempre più profondo si traducevano in forme più severe ed astratte (non dico alla maniera dell’ultimo Panella/Battisti, ma poco ci mancava).

Una evoluzione? Una deriva? “Gli altri mai” prosegue con più equilibrio su questa strada. Musicalmente si rivela forse il lavoro più meditato e sperimentale, con un sobrio uso di archi e atmosfere acustiche mai banali. La scrittura è sempre quella del poeta, e si piega sempre meno all’esigenza musicale, volendo creare musica di parola, di parole da incastonare nelle frasi musicali (“Così avremo più senso / e anche un piccolo pensiero / che ci fa tutti uguali: / aghi di niente / gocce d’amore.”) il tutto sul filo del rasoio della bellezza o dell’incomprensione con il suo ascoltatore/lettore, lasciato preda del labirinto.

Pagina FB: https://www.facebook.com/giovannipeliautore

GASPARAZZO_ FORASTICO_1440Gasparazzo Bandabastarda, “Forastico” (2016)

La bandabastarda dei Gasparazzo, appersa già in “Sotterranei”, ci ripassa a trovare con un nuovo lavoro che si segnala per alcuni punti molto interessanti.

Il suono è in presa diretta, mostra la naturale “animalità da palco” che contraddistingue il loro post-folk (non saprei come altro chiamarlo) che attinge da ritmi popolari italiani e non, con spruzzi anche di reggae e rock. Un approccio musicale consapevole, mirato al pubblico, al coinvolgimento, con una grande propensione ad invitare alla danza.

Non sempre mi sono espresso con favore verso il “folk consapevole” e postmoderno, ma nella musica, scava scava, la cosa più importante è creare coinvolgimento emotivo con musica e parole, e nella manciata di pezzi di “Forastico” ci sono alcune belle canzoni. Questo basta per guardarli e seguirli con interesse.

Pagina FB: https://www.facebook.com/GasparazzoBand/

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  1. agosto 8, 2016 alle 5:33 pm

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