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Raffica di Giugno ’16, ovvero Antologia scolastica

by WM

Bluesqueeze, demo (2016)

12473620_1101002469932614_2269800700322592815_oScolastici perché mi sono arrivati a scuola: il duo doppia zeta Zordan/Zangla, batteria e chitarra, stoner con vena acidamente blues e settantesca, ci manda (oddio, veramente lo manda Gaia, nostra collaboratrice) un demo bello tirato e da far ascoltare a tutto l’isolato se vuoi finalmente far incazzare l’inquilino di sopra, che ci diletta ogni settimana con la sua zumba domenicale.

Merito indubbio del duo è evitare accuratamente di scimmiottare quelli che già suonano con questa linea sonora, e non mi riferisco solo ai White Stripes, ma anche i nostrani e grandissimi Wildmen. Il demo è ancora acerbo, riempito di episodi diseguali, ma è la natura dei demo, che condividono il difetto delle fanzine di essere figli di diversi stati d’animo e momenti sghembi fra di loro: molto apprezzabili gli episodi più tirati e nervosi (Ego, ma soprattutto Bluesphere) perché ho imparato che, suonando in duo, bisogna premere sul pedale. Attendiamo l’EP.

https://www.facebook.com/BluesqueezeAtlanticStorm/

https://bluesqueeze.bandcamp.com/album/demo

12inch_Cover_1LP_3mmAstolfo Sulla Luna, “Ψ²” (2015)

Scolastici, perché mi fanno riprendere i manuali in mano.

Non so perché mi aspettassi un disco di prog puro da questa band di math rock dura e precisa nell’urlare e suggerire, nell’arretrare e nell’attaccare con ritmi in battere, anche dispari, anche teneri, mai stucchevoli o ruffiani. Il desiderio di espressione, il bisogno di una catastrophé e di una apocatastasi, un chiliasmo e la delusione del millenarismo. Ibis redibis non (,) morieris in bello, con la sicurezza che invece la china discende, senza che la computazione del problema decisionale elabori una soluzione formale, goedelianamente irriducibili alla dimostrabilità.

Vabè. Solo gli Astolfo capiranno… gli altri sappiano che il disco è bello, bravi , bene , sette più.

https://www.facebook.com/AstolfoSullaLuna/?fref=ts

HBMD_artwork

Steve Howls, “Holding Back my Days” (2015)

Scolastico perché la New Age chitarristica degli anni ’80 è ormai tramontata e rifare Michael Hedges, già inutile e stantio nei mefitici Eighties, non mi pare un’ottima idea. Chitarra utilizzata come strumento percussivo, basso, acuto, melodia e ritmica: poca misura, poca voglia di pensare alle canzoni, che scivolano, pur piacevoli, nel dimenticatoio. Consiglierei l’ascolto di un Dan Ar Braz qualsiasi (magari “Acoustic”) per ritornare sulla diritta via e pensare più al suono che ai suoni, più alla scrittura che all’artificio retorico.

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