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Raffica (stoner) di Gennaio ’15

di DOOM e Gaia Zangla

RETURN FROM THE GRAVE, “Three(p)” (Argonauta Records, 2015)

RFTG_CoverGli stoner doom metallers italiani RETURN FROM THE GRAVE sono ritornati…è chi sono questi lazzari resuscitati? Scavo nella mia materia grigia contenuta nella mia scatola cranica tenuta al caldo dal berretto per reperire ricordi biomusicali in merito… ma ho bisogno del supporto della rete per meglio illuminare il giusto pertugio per entrare nel mondo dei RFTG. Allora: questi quattro beccamorti provengono dalle lande sperdute vicino a Venezia e sono attivi dal 2011 ed hanno all’attivo un ep e due full lenght: Return from the Grave del 2011 e The Rebirth from the Last Breath del 2012 entrambi lavori autoprodotti mentre Gates of Nowhere è uscito per Argonauta Records. Quest’ultimo imperdibile per gli amanti di band come Orchid, In Solitude e Uncle Acid. Musicalmente influenzati, e in questi casi il vaccino è dispensato, da Black Sabbath, Pentagram, Orange Goblin, Electric Wizard, Jimi Hendrix.

Ora è il momento di sezionare alla meglio il nuovo lavoro. I brani da autopsizzare sono tre! Timelessness sfodera un sound stracarico di una tormentosa oppressione che cede presto il posto alla monolitica ripetitività! Soul’s Grime spicca per una maggiore intensità e variabilità sonora. Un reticolo di riff distorti accompagnano una voce lamentosa e saturata di riverbero, molto simile all’ Ozzy Osbourne dei tempi passati! Sough sguaina un lungo passaggio ipnotico, voce e synth in primo piano, che rimembra un certo rock psichedelico inglese, caro ai Porcupine Tree e Ozric Tentacles, ma il riffing angoscioso sembra sgorgare direttamente dagli amplificatori di Tony Iommi. La band dimostra di avere delle ottime potenzialità però soffocate in certi passaggi, dal desiderio di fotocopiare i vecchi Black Sabbath! Bisognerebbe, in futuro, spegnere la fotocopiatrice! Comunque se siete fanatici del doom stoner Three(p) non vi deluderà. (D.)

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RUDHEN, “Imago Octopus” (2015)

Da appassionata di uno dei gruppi pioneri dell’heavy metal, i Black Sabbath, e ovviamente amante del genere e dei sottogeneri posso dire di aver apprezzato molto i Rudhen. Trovo che il loro suono sporco e pesante sia decisamente potente, con alternanze di riff di chitarra e basso che determinano a tutti gli effetti la loro interpretazione di stoner.

Ho inoltre trovato delle somiglianze come ad esempio nel ritornello di Rust ho notato una piacevole affinità con gli Alice in Chains. Le canzoni che ho più apprezzato sono: Rust e Lost, difatti danno il meglio di loro in quelle due per quanto riguarda le melodie, i riff e la voce roca che accompagna a meraviglia il loro stile. (G. Z.)

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