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Einaudi e gli altri

“Ascolti questo”.

Quando mi allungano il biglietto, leggo il nome di Ludovico Einaudi e penso che stavolta mi dovrò decidere a pensarne qualcosa, a fare i conti con l’easy listening pianistico e la “classica contemporanea”. In fondo, anche da bambino criticavo Stephen Schlaks, ma non è che ascoltassi cose molto più beethoveniane, e per pigrizia nel pianismo pianissimo e cinguettante dei moderni mi sono un po’ baloccato e ho preferito non pensarci troppo: forse mi vergognavo come se fossi un fan di Michele Pecora (ah, a pensarci bene lo sono stato) e mettevo questi dischi facili dietro i Pink Floyd e i Genesis, che non si sa mai se qualcuno li vede.

Ricordo ancora quando leggevo su “Hi, Folks!” che George Winston era un Keith Jarrett a cui avevano fatto una lobotomia prefrontale (e mi stupisco che a 15 anni sapessi cos’è una lobotomia prefrontale, e conoscevo pure George Winston…): eppure ritengo Autumn un grande album perché… è stato il mio primo CD, mi è costato una cifra e l’ho consumato di ascolti, e i CD della Windham Hill erano registrati splendidamente: Winston è figlio del suo mondo, di quegli anni ’80 che sognavano la pace e l’Era dell’Acquario, di quello studio di legno dove la prima volta fu suonato, dove premetti il play. Lì resta, eterno.

Nyman invece lo giustificato in quanto colonna sonora, e in fondo Lezioni di Piano era un bel film, il disco l’ho preso usato a poco e citare un film con Harvey Keitel faceva proprio figo. Nyman 1 – Sensi di Colpa 0.

Wim Mertens e Philip Glass, musicisti difficili e fuori concorso, ma molti li mettono nel mucchio. Li tiro fuori io: la storia dirà tutto il bene possibile di loro, anche se molti li legherebbero come soppressate in cantina calabrese. Allevi, invece, lo lascio nelle nebbie dell’ignoranza: appena si deciderà di non attentare alla salute del pianeta laccandosi i capelli, avrà tutta la mia attenzione.

Poi è arrivato Einaudi: è arrivato in un enorme dvd-rom con tutto Michael Petrucciani, i concerti di Keith Jarrett e altri due tre mostri sacri del pianismo jazz. È un bel signore Ludovico, dalla faccia educata senza il grugno di Glass o la tamarraggine hippie di Winston; fa melodie delicate e vagamente chopeniane, figlie di un Nyman minore, che richiedono irragionevole estasi, chiedono di smontare ogni necessità di architettura sonora alla ricerca della melodia da trillo, dal fischiettio soave del passero.

Ma qualcosa non va: sembra una ricerca di atemporalità melodica, votata alla fruizione estatica da cuori gentili e anime belle, musica che esprime una Zeitgeist francamente preoccupante, fatta di un dinamismo senza costruzione intellettuale. Non distinguo un pezzo dall’altro: mi sento un vecchiume fuori dallo spirito del tempo così abilmente rappresentato.

Poi c’è questo Elements del ’15: forse uno spiraglio? I “difetti” einaudiani ci sono tutti, gli omaggi tarantiniani ai maestri, le concessioni al pop. Solo per un attimo l’attacco minimalista di “Petricor” mi scuote, mantenendo una bella tensione in un pezzo registrato magnificamente che forse aprirà strade nuove. Ascolto il resto abbastanza alla rinfusa, non ritrovo tutti i pezzi: presi alla rinfusa sembrano tutti gatti neri la notte: “Night”, “Drop” e le altre tracce come replicanti autoclonatisi.

Conclusione? Non concludo: il pianismo easy listening mi è piaciuto quando i tempi mi stavano piacendo, e sarà proprio per questo che ascolto con disagio; in questi tempi barbari e feroci (ove s’appendon i ladri insù le croci) la melensa intenzione consolatoria in un melò che non esplode davvero,  il lirismo appena accennato di melodie fischiettabili, l’estasi irrazionale mi sembrano non dionisiaco abbandono, ma figli di un’epoca dalla testa vuota che ama farsi cullare mentre fuori piove e la gente che non sei tu ha freddo.

ps. Probabilmente non ti piacerà, ma grazie dello spunto per l’articolo, Giorgia.

  1. sabinaviola
    febbraio 10, 2016 alle 1:59 pm

    …difficile dire, prendere partito, schierarsi…mi manca soprattutto la preparazione sufficiente per farlo.
    Certo, credo che di fenomeni simili ce ne siano ormai in tanti altri campi dell’espressione creativa, modi & mode di adeguamento ai temp-ora, che più mala-mente di così non potrebbero currĕre!
    E tanto male va il mondo che a volte mi sento incapace di commentare oltre..

    p.s.: sono la ex-Tereza del blog omonimo, rinata a nuova vita, a nuovo nome e a nuovo blog. Ne approfitto per dirti, caro WM, che ti ho appena citato in un post: scusami per il permesso preventivo non chiesto, spero di non averti dato un dispiacere.😉

  2. sabinaviola
    febbraio 10, 2016 alle 2:16 pm

    Riscrivo il mio commento, perché WordPress se l’è mangiato, manco fosse un’oliva dell’aperitivo!
    Credo di non avere sufficiente preparazione per dire, per prendere posizione ed esprimere giudizi degni di questo nome, ma credo che di fenomeni come questi ce ne siano a tonnellate in tutti i campi dell’espressione creativa.
    Forse sono i modi & le mode dei temp-ora, che più mala-mente di così non potrebbero currĕre.

    p.s.: sono la ex- Tereza del blog omonimo, rinata a nuova vita, nome e blog.
    Ti ho appena citato in un post, caro WM, e spero non ti dispiaccia, anche se non ho chiesto il tuo preventivo consenso. Se avrai qualcosa in contrario, ti basterà farmelo sapere e provvederò.
    Un saluto sorridente.

    • Franciscus wm
      febbraio 10, 2016 alle 3:14 pm

      ciao🙂 più tardi ti rispondo più estesamente

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