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Raffica di Dicembre ’15: il Mondo

Arrivano segnali dal mondo e noi li riceviamo a schegge, spesso con la sorpresa di un bambino che scarta inaspettati doni di Natale.

Cominciamo…

ADFAsian Dub Foundation, “More Signal, More Noise” (2015)

La musica-patch, a miscela ricca, non mi è mai stata particolarmente simpatica, anche perché è stata in passato un’operazione artificiale, una convivenza spesso radical chic (penso a certe cose dei Modena City Ramblers) o comunque ha dato luce a frullati inascoltabili (e qui la lista sarebbe davvero lunga). Le eccezioni sono poche: questa è una di quelle.

Serve coraggio per mettere insieme diavolo e acqua santa, musiche e stili più o meno distanti e inaggregabili: gli ADF lo hanno fatto da sempre con piglio popolare e aristocratico e insieme, con la volontà di far musica più che di dimostrare quanto son bravi (e son bravi, eccome…).

L’amore per il rock di “The signal and the Noise” trapassa i confini e certo spirito jethrotulliano dell’ipersoffiato del traverso ci trasporta in una dimensione rock e sperimentale, che ci fa danzare e sognare; è una musica fatta perché è gioia e danza (su le chiappe con “Radio Bubblegum”, piena di scale da nursery rhymes). Il Dub fa da collante (“Semira”), si recupera la jungle, la psichedelia da sfondo, i suoni di Oriente da corollario. Un gran, gran, gran disco. Grazie! non mi leggerete mai, ma la mia gratitudine va a voi, fra i pochi a far musica delle Muse.

30984Microcosmos, “Obras derivadas” (2015)

Dieci tracce in bilico fra toni hard rock e un pop quasi trasognato, testi in spagnolo, chitarre sonanti. Piacevole ma un po’ stereotipato questo disco di quattro giovani padovani alla ricerca di un suono solido, che rilassa e si fa ascoltare, ma manca ancora di una sua propria quidditas che lo nobiliti attraverso una qualche imperfezione di bellezza. La scelta di un rock in spagnolo con testi in castigliano è degna di nota, frutto di un lavoro di studio su altri movimenti rock nazionali. Facciamo così, metto il link e lo ascoltate da voi: sicuramente è il primo passo di un’evoluzione a venire, ma va accolto come una tappa preziosa di crescita. Io l’ho apprezzato.

Popular Computer Music, “French Kiss” (singolo, 2015)

Di “french touch” ne avrete sentito parlare a iosa negli anni a cavallo del millennio, quando sbocciarono gente come Daft Punk e Air (per me due gradini sotto a Cassius e Stardust, anche se misconosciuti): elettronica, leggerezza, una buona dosa di furbizia pop.

Avevo un po’ perso di vista la scena francese, finché nella casella non sono arrivati i PCM, ancora più lievi, accattivanti e retrofuturisti dei loro predecessori, che interiorizzano l’elettrofunk e la disco e la spalmano in un bel singolo apripista di un disco che ascolteremo spero presto e con grande voluttà.

 

 

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