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Recensione: Bobby Soul & The Bonobos, “L’insostenibile leggerezza del Funk” (2015)

indexIl libro feticcio di Kundera, un inizio lento, domande, dubbi: alto=bene/basso=male? E così via: luce è il bene, contro il male che è buio? E per caldo/freddo non siamo forse sicuri che sia il primo ad esser buono, non il secondo?

Con leggerezza e pesantezza come ci regoliamo? È la leggerezza che tende verso l’alto e l’infinito ad essere il bene o è migliore la pesantezza che ci fa vivere saldamente ancorati alla terra? Alla fine di quelle pagine sarà la seriosa forza dell’amore di Tereza a vincere sul libertinismo di Tomáš e sul suo essere più leggero dell’aria, ma in musica vince chi fugge nell’aria o no?

E come potevamo noi sperare che il soul e il funk potessero essere presi sul serio dell’Italia delle Locomotive proletarie poi rinnegate, dei cantautori barboni che poi han flirtato con i rasoi. Bobby Soul, a.k.a. Rag. De Benedetti, narra sul social come quando ai tempi dei Blindosbarra parlare di Funk, della leggerezza del ritmo “nero”, era reazionario e da denuncia al Comitato Centrale delle Anime Belle, un tradimento della pesantezza dei “compagni dai campi e dalle officine”, della chitarra e del romanesco o emiliano biascicato in nome del Popolo. Guai alla leggerezza, guai al Funk: James Brown era il cantante di Rocky e dei mutandoni a stelle e strisce. Ma guardatelo qui, guardate che pesante leggerezza…

Mi fa piacere che di certa attrezzatura ideologica ci si sia liberati con fastidio, altrettanto piacere che Youtube mi affranchi da anni di embargo e di pesantezze, e non si offenda l’ottimo Kundera, di leggerezza abbiamo bisogno come il pane e i Beatles.

Credere alle metafore è roba da liceali, perché è meglio affidarsi alle orecchie e ai neuroni, ma la “Donna Davanzale” dell’intro ci titilla col suo riposo sentimentale e il “Mi Muove” ci sposta i sentimenti e le gambe come i mobili nei traslochi; “Dacci dentro” stipula un contratto ludico col pubblico di dieci o trecento, a prescindere dai numeri, dai piedi che danzano; altrove Bobby souleggia e si fa confidenziale.

Un disco bello e mai banale questa sostenibilissima leggerezza del funk del Genovese De Benedetti, che fonde Ammerega e grande tradizione autoriale ligure (non so perché, ma mi scattano dentro certe canzoni del miglior Endrigo).

Kundera non se ne abbia a male: qui la leggerezza vince.

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