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Reload: Sono le cinque del mattino

Demis Roussosdi FLAVIA GUIDI

Sono le cinque del mattino.

Un uomo passeggia da solo per strade deserte. I suoi pensieri sbattono contro le pareti della sua testa come onde di un mare in burrasca, ma si accavallano…Sono voci sovrapposte, incomprensibili, che invece di rivelarsi non sembrano volersi rivolgere al nostro uomo solitario, rimanendo misteriose.

Per questo, senza volerlo, egli viene traghettato dalla sua mente indietro, ripercorrendo tutta la vita finora trascorsa.

Basta un momento per riuscire a recuperare la memoria di tutti i suoi volti passati, delle maschere indossate, delle idee in cui ha creduto ma poi gettato, delle speranze morte senza conoscere realizzazione. L’uomo, passeggiando, si imbatte nel suo volto di adesso, riflesso nel vetro di una finestra di una delle case accanto alle quali passeggia. E lì si ferma… Mentre scruta il suo riflesso prova dolore nel non trovare nulla di ciò che era. Ciò che è è qualcosa di profondamente diverso dal sé passato. E questo non è un caso di, ormai banale, crisi di identità, ma un grido muto, nato dal dolore di chi ha appena appreso, o forse riscoperto, che lo scorrere del tempo è inesorabile e che, anche se ci impegniamo a rimanere sempre uguali a noi stessi, la vita ci cambia, spesso senza che noi ce ne accorgiamo, lentamente. Così un giorno non troviamo più ciò che c’era un tempo.

E l’uomo che passeggia di notte non si ribella alla legge del Tempo, ma vorrebbe comunicare con un lamento cosmico quanto sia difficile accettarla.

A questo punto il nostro uomo esce dai suoi pensieri e lo vediamo guardarsi di nuovo intorno.

Sente il silenzio e la solitudine della notte, con cui instaura un rapporto di “simpatia”, come solo chi conosce l’etimologia del termine “simpatia” può capire. Egli preferisce condividere la sua dolorosa condizione con chi, come la notte, si trova in una condizione opposta, eterna e immutabile, piuttosto con altri uomini che ne condividono il destino.

Solo l’eternità della notte riesce a dargli speranza, a farlo vivere in un incanto, lontano da se stesso, ma non per questo dalla realtà.

Egli riesce a trovare serenità nelle braccia di chi è stato prima, e sarà dopo, di lui. E questo forse perché nel tempo eterno avrà visto un altro uomo passeggiare solitario in preda alla sua stessa angoscia.

Quell’uomo era Demis Roussos e se non fosse stato per il suo testo e la sua voce nessuno, tranne la Notte, avrebbe potuto conoscere i turbamenti di quell’uomo che, in fondo, è tutti noi…

Non so se questo fosseproprio questo il messaggio di “It’s five o’clock” degli Aphrodite’s child, ma tutti hanno trovato il brano particolarmente profondo perché capace di oscillare fra la più profonda malinconia e la più scintillante speranza. Un testo che per il suo gioco di specchi e per il suo parlare di Tempo e anima può essere accostato a “Anime salve” di Fabrizio De André.

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