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MetalRece: Black Capricorn, “Cult of the Black Friars” (2014)

by DOOM

BLACK CAPRICORN - CULT OF BLACK FRIARSApro la mia email e scopro che ci sta nuovo lavoro per me inviatomi dagli scortichini della ‘Blogdiout’! (azz…😛 Nota di WM) Dopo il rituale scarico/spacchetto… Sì, sono loro: i Black Capricorn già recensiti su queste pagine dal sottoscritto un anno fa, e Cult Of Black Friars è il terzo disco in studio dei cagliaritani, uscito il primo novembre, per i tizi della Stone Stallion Rex/ Voice of Azram. Con Cult of Black Friars, vengono abbandonate le sonorità più spaziali-psico-cosmiche molto care agli Hawkwind, del secondo lavoro in studio, per rimpatriare su registri più metal. Si inizia con la strumentale Atomium che conserva ancora qualche residuo psichedelico del precedente lavoro. Seguita da Cult of Black Friars, pezzo introdotto dai mesti rintocchi di una campana e scandito da ritmiche risolute e belligerose, furia che si mitiga solo nel momento di entrata in scena della voce, lontana e mistica di Kjxu. Pezzo di classico doom, melodico, oscuro e trascinante. La successiva Hammer of the Witches, è sostenuta da un riff lugubre che, cattura l’ascoltatore con il suo incedere ipnotico, per trasportarlo in un vortice mistico dal quale contemplare le pene terrene. Riding the Devil’s Horses, Animula Vagula Blandula e Cat People sono tre bellissime ed evocative strumentali. Mentre From the Abyss, è una vibrante e virulenta cavalcata di classico doom di marca Cathedral/Saint Vitus. Un melanconico arpeggio acustico introduce Arcane Sorcerer, un magnifico brano attraversato da un’aura mistica e tenebrosa, invocata da una chitarra maligna e perfidamente attraente. Una vera magia di atmosfere e sonorità psichedeliche/desert rock. Si chiude con To the Shores of Distant Stars, una sommessa e malinconica ballad areata da echi/vibranti di space rock. Signori miei, al di la di qualche innesto più arieggiato e progressivo, questo è un disco di grezzo e sudaticcio doom metal come si suonava una volta, fatto di atmosfere e sonorità plumbee, pastose e distorte senza tanta ricami tecnicistichi! Duro e puro! Consigliato!!!

Per onore di cronaca la band, per questo lavoro, da cinque membri è ripassata al terzetto, cioè lo ‘zoccolo’ duro degli esordi. Kjxu chitarra e voce Virginia al basso e Rakela alla batteria.

Trovate il formato lp picture disk, decorato da Vance Kelly di AVK Studios (Down, the Sword, Graveyard, ecc.), presso il sito dell’etichetta tedesca Funeral Industries. (Sti tedeschi, sono come il sale, li trovi dappertutto).

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