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Recensione: Davide Vettori, “L’Impero della Luce” (Garage Records, 2015)

di Claudia Amantini

davidevettori

Partono le prime note mentre leggo biografia/credits di un musicista barbuto classe ’81. La mente si collega subito al Battiato più elettronico, i pensieri si concentrano sul numero 13, sulla matematica, sulla presentazione originale e diversa di un nuovo album.

Davide Vettori è di Treviso, esordisce nel 2012 con l’album “Visione Cosmetica”, con il primo singolo “Morire a metà” si guadagna la nomina di Artista Just Discovered da Mtv New Generation e il secondo, “La Distrazione”, viene promosso da XL de La Repubblica e nel brano mi ritrovo una piacevole collaborazione: Ilenia Volpe.

Ma… tre volte tredici. Già, la matematica di cui prima. Trip escogitato da chi di 13 ci è nato, di venerdì, mancino e prematuro. E rosso. E allora ecco il 13 che, come il 3, racchiude particolarità e significati che si perdono nei secoli (dei secoli) della storia umana: matematica, religione, astrologia, superstizione… nei giorni 13, da novembre a gennaio, 3 uscite differenti per creare un ponte tra il precedente lavoro, Visione Cosmetica, ed il nuovo: L’Impero della Luce. Il 13 novembre è uscito il brano “La Canzone del Figlio Unico” (in download per un giorno), realizzato a quattro mani con l’artista Francesco Liggieri; il 13 dicembre è stata la volta di “Intermezzo”, ep di remix e b-side con brani estratti dal primo e dal secondo disco (in download per un mese); il 13 gennaio l’uscita del nuovo album, L’Impero della Luce.

Un viaggio che parte da novembre, inverno, freddo (quest’anno passabile), nebbie, buio. Si rischiara nel giorno di Santa Lucia. Si illuminerà a gennaio (c’è chi prospetta neve). Un nuovo album che gioca con ombre/luci, 9 tracce (sempre multiplo di 3) che si ispirano a Magritte, alla tela che contiene due mondi, nel caso del Vettori al mondo programmato della musica elettronica e a quello irrequieto della voce umana. Canzoni che toccano più temi, scontri quotidiani (L’Impero della luce), rapporti di coppia (Ho anch’io un amore, cantata in coppia con Anna Luppi), amicizia (Il mio amico), scopi da perseguire (La Cima), sogni “piccoli” perché la vita è fatta così (Sogni nel cassetto, in duetto, guarda un po’, con Angela Baraldi), voglia di fare nonostante la stanchezza (Il cuore vibra), prese in giro (Empirica ignorante), disagio (La fine della guerra), solitudine (La canzone del figlio unico). “L’Impero della Luce” è tutto qui. Contrasti/chiarori, visioni/realtà. Per dirla alla Magritte: “Nell’ “Impero delle luci” ho rappresentato due idee diverse, vale a dire un cielo notturno e un cielo come lo vediamo di giorno. Il paesaggio fa pensare alla notte e il cielo al giorno. Trovo che questa contemporaneità di giorno e notte abbia la forza di sorprendere e di incantare. Chiamo questa forza poesia”. Aspettiamo il 13 gennaio per nuova poesia.

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