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MetalRece: Mastodon+Anathema

by DOOM

MASTODON,Once More ‘Round The Sun” (2014)

(RepriseMastodon Records)

Tornano a farsi vivi i metal sludge progressive post rockers Mastodon con Once More Round The Sun uscito dopo tre anni dall’ultima fatica in studio intitolata ‘The Hunter’. Sesto in ordine di nascita della band americana. Il tema portante di Once More ‘Round the Sun, è la morte. L’artwork, magistralmente disegnato da Skinner, rappresenta alla perfezione il contesto lirico-musicale dell’album. Prima di premere play, metto le cuffie, per evitare lanciamenti di maledizioni e contumelie varie. Clicco è in una frazione di secondi il mio essere è invaso da armonie evocative, sublimi e psichedelico/spaziali. Undici tracce dalle mille sfaccettature, un caleidoscopio di emozioni, di mondi alieni che aspettano solo di essere esplorati. Un crescente di tensione e potenza, di atmosfere rarefatte e oniriche. Asprezza e durezza, melodia e soavità si inseguono, si cercano in ogni singola traccia di questo superbo lavoro. Non mancano, comunque, puntante nel hard rock d’autore con seducenti ritornelli che si ficcano nel cervello e non escono più! La band in certe varianti mostra il suo lato più oscuro, soffocante, angosciante ma le aperture prog-psichedeliche portano sole e aria in tanta cupezza. Platter lontano dalle classe di Crack The Skye del 2009, disco che rappresenta tuttora un inarrivabile capolavoro, che comunque conferma una band incapace di restare ferma, sempre desiderosa di percorrere nuove strade e di ripresentarsi ai propri fans con qualcosa di fresco e autentico. Il prodotto di questa ricerca è ancora una volta encomiabile. Consigliato!

ANATHEMA, “Distant Satellites” (2014)

(Kscope Music)

anathemaQuesto nuovo lavoro è il dodicesimo in studio, non considerano i vari EP, degli inglese Anathema. I nostri dal sound morboso e colloso degli esordi, ovvero un doom/death paludoso e oscuro, sono transitati a metà anni novanta attraverso un sound pink floydiano/King Crimsoniano per evolversi verso territori prog pop alternativi dell’ultimo Distant Satellites. Per chi scrive è un mezzo passo falso considerando le grandi capacità artistiche degli Anathema. L’ispirazione non è quella dei tempi migliori, con una manciata di pezzi che sembrano un insieme di rimasugli o scarti del precedente Weather Systems, album oggettivamente di un altro livello. Nelle nuove composizioni viene dato ampio spazio al pianoforte più che alle chitarre acustiche e soprattutto c’è una forte componente elettronica. La chitarra solista sempre piena di pathos di Danny Cavanagh compare solo sul finire a dimostrare quanto il suo ruolo sia di secondo piano su Distant Satellites per il quale la band di Liverpool ha preferito dare un respiro globale e collettivo. Il finale dell’ album lascia un po’ perplessi, non tanto per le sperimentazioni attuate con gli effetti elettronici, quanto perché questi sono concentrati tutti in questa porzione di disco; dove non manca comunque una certa carica elettrica e le ultime due tracce chiudono l’album in maniera un po’ anomala per gli standard della band. Anche se il giudizio finale non è di quelli eccelsi, comunque questo non va ad intaccare l’onorabilità artistica della band che ha acquistato in questi venti e passa anni di carriera. Anzi conservo con gelosia i primi dischi, in vinile, della band. Un ascolto non è da disdegnare! 

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