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Raffica di Ottobre ’14: …eh Calabria caina!

Il tempo ci tritura come farina fina senza curarsi particolarmente di dare coerenza alla Storia del mondo, creando pieni e vuoti, riflussi e progressi figli del genio dei popoli. C’è chi è riuscito a rendersi cool e chi non ha mai potuto liberarsi da un immanente senso di sconfitta.
La razza maledetta, i Calabresi, leggendari uccisori di Cristo e eterne vittime di se stessi, non hanno avuto meno disgrazie degli Scozzesi, né meno cornamuse, ma nel Bruzio non è mai nato uno Stivell, dei Tannahill Weavers, dei Chieftains che nobilitassero la musica popolare e la portassero su un livello di fruibilità pop. La Calabria ha perso il treno del folk revival ’60-70 anche perché periferia delle periferie, gli anni ’80 li ha passati a guardare Canale Cinque, la musica tradizionale è stata tenuta su dalle vecchie glorie, dai menestrelli come Otello Profazio ai geniali giullari come Micu u Pulici.

E poi… e poi un’esplosione di meta-folk, para-folk, folk-folk, root-folk, tarante a destra e a manca, festival dove sfoggiare gonne a fiori e barbe impomatate da birra cheap e tavernello. La discesa del campano Eugenio Bennato a Caulonia (RC) ci ha perlomeno fatto rispolverare l’organetto e i balli a ruota, ma il power-folk del suo Taranta Power ha fatto notevoli danni, appiattendo e trasformando molte cose in un insopportabile tunz tunz. Stendo un velo pietoso su certi tentativi folk-pop degni della benedizione di Morfeo, rimuovo anche i tentativi malriusciti in cui mi sono imbattuto in passato e ho recensito e non linko (per carità). Però, almeno un pizzico di autocoscienza ha giovato, qualcosa è emerso.

Ritornano due nomi degni di rispetto, come quello degli Omerthà di Domenico Sisto e quello di Mimmo Crudo.

1458559_465206333596892_89806787_nDomenico Sisto & Omerthà Music Clan, “U tempu rallenta” (2014)

Gli Omerthà sono stati uno dei più interessanti esperimenti rock nel sud Italia figlio della nascita dell’Indie anni ’90, sono circolati per alcuni anni per poi sparire e riemergere con un progetto rock venato di nostalgica calabresità (“Da dove vengo io”), con un uso del vernacolo tagliente e saporito, che non cede mai all’oleografia, alla nostalgia dei bei tempi andati, ma getta uno sguardo lucido e profondo sugli anni Zero e li guarda da Sud. Un team solido, una bella voce e chitarre soniche alla ricerca di un brillante wall of sound (“Bella comu na stella”).
Un disco doppiamente figo (consentitemi il giovanilismo) che ricorda le lunghe notti sulla Ionica a scambiarsi nastri e alzare il volume perché a casa non si poteva amare il rock’n’roll.
Nostalgia a parte, direi che è un disco che mi resterà sulla pelle e nelle orecchie.

Mimmo Crudo e Lady U, “Acikof Dance” (singolo, 2014)

Spiazza ed elettrizza il nuovo progetto di Mimmo Crudo, ex componente de Il Parto delle Nuvole Pesanti; un cambio di rotta sull’electro, una sorta di taranta acida e psichedelica in cui si innestano venature trance e jazzistiche. World music? no, direi ricerca di nuovi impasti musicali, destrutturazione della tradizione e ricomposizione nel moderno.
Dimenticate l’approccio scanzonato, perché la sterzata è decisa e netta. A sto punto attendiamo l’album, felici che Mimmo ci provochi e ci riempia del senso dell’attesa.

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