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Recensione: Gasparazzo, “Mo’ mo’” (2014)

di Claudia Amantini

gasparazzo-e-la-banda-bastarda-musica-streaming-mo-moGasparazzo, band emiliana attiva dal 2003, giunge al sesto album in studio: Mo’ Mo’. Un po’ com’era per gli Ustmamo’ quel mo’ sta per “proprio adesso, ora”. Col gruppo della Redeghieri&company, a parte condividere un’istantanea, in comune la terra, quell’Emilia che si sposta tra Bologna e Reggio Emilia. E quella base di folk/musica popolare contaminata con altro. Per i Gasparazzo la contaminazione prende le forme del reggae, i colori del patchanka, le sfumature del rock/pop. Musica ibrida, fusione di più generi, accostamenti che vanno da Mano Negra a Modena City Ramblers passando per Mau Mau.

Mo’ Mo’ è un lavoro versatile e contagiato, anima mediterranea che sposa musica e ricerca: “Rovesciala” apre le danze, brano nato come inno per i Mondiali Antirazzisti; “Michelazzo” e “Agro”, ironiche e allegre; “Se i posacenere potessero parlare”, nata dalla collaborazione con Mezzafemmina, è uno sguardo sulla realtà/quotidianità per arrivare poi a “Cristo è là”, brano dedicato a Federico Aldrovandi con testo basato sulle parole del padre.

Un album spumeggiante, intelligente, eterogeneo. Undici tracce che sanno di mare, colore, energia… ma che nascondono anche momenti di riflessione.

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