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Recensione: John Strada, “Meticcio” (2014)

di CLAUDIA AMANTINI

???Tempi moderni, prendi un cd e lo infili nel lettore, partono le prime note. Sfogli il librettino d’accompagno, l’occhio cade sul color seppia e sulle foto presenti. L’America che incontra l’Emilia, o meglio l’Emilia-Romagna dei paesaggi/personaggi che sposa chitarre e stivaletti stile America/Bruce Springsteen. E questo già riassume il tutto. Ma la mente vaga, mentre le canzoni scorrono, e allora in mano riprendo un libro già letto: “Un weekend postmoderno” di Pier Vittorio Tondelli. Perché l’Emilia di John Strada è anche l’Emilia di Pier. Elogio di province (Nella nebbia) e della “grassa” Bologna (“Rido”), viaggi (“Magico”, “Torno a casa”), spostamenti, aspettative, sogni…

Tondelli scriveva: C’è una sorta di attaccamento buio alla propria terra, e poi ci sono le nebbie che rendono le vie e le piazze delle città quinte metafisiche di un palcoscenico in cui si recita il copione tipico di ogni provincia: quello dell’attesa e del sogno”.

E via che scorrono “Hai ucciso i miei eroi”, “Promesse”.

John Strada unisce l’amore per la propria terra (“Tiramola”, unico brano in dialetto del disco; “Sangue polvere”, che racconta del terremoto che nel Maggio 2012 ha colpito l’Emilia) a quella per Springsteen e per un certo tipo di rock (“Chi guiderà”, “Hai ucciso tutti i miei eroi”).

L’album si chiude con la delicata “È Natale in Maghreb”, una ragazza maghrebina che vaga sola con una carrozzina vuota per le strade di Milano e “porta il frutto di un amore che nessuno capirà, il velo ha nascosto il suo segreto (…) I profumi del Natale ti inebriano le idee, si adorano le statue e si dimentican gli Dei”. L’ipocrisia religiosa trattata senza irriverenza, uno sguardo critico.

Per John Strada “Meticcio” è il sesto lavoro, nato con la collaborazione della “The Wild Innocents”, band che lo accompagna in studio e dal vivo. Una produzione New Model Label, distribuito da Audioglobe.

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