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Raffica di Luglio ’14

Electric-meetings-pochetteTears Of Hope, “Electric Meetings” (2013)

Un ragazzo narbonese, Cédric Busque, che adora la musica senza particolari barriere, che è passato dal mélange acustico del suo precedente lavoro (“Acoustic Meetings“, un disco di incontri musicali dal gusto pop limpidissimo che ancora echeggia nel mio ipod) ad un approccio elettrico e da band. E scopriamo che è un figlio della Jamaica anch’egli, ed il suo reggae bianco si mischia alle sonorità rock e punk che caratterizzano in nostro approccio ai ritmi in levare dell’isola della musica (ricordate? ne parlavamo in una trasmissione di Infrarox).
Un disco molto sincero, up-tempo e chitarre, ben cantato. Rispetto all’immediatezza del precedente, è da ascoltare in maniera più rilassata e danzereccia. Un cantiere di almeno due anni (il singolo “On the Ground” me lo aveva anticipato al tempo lo stesso autore) ma che ancora non è concluso. Dove dirigersi ora?

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incomodo-musica-download-streaming-un-po-di-silenzioIncomodo, “Un po’ di Silenzio” (2014)

Dalla scuderia Mammut di area Laika ci giunge un buon disco di RnR consapevole, dritto, ben suonato, con alcune canzoni che fanno alzare il sopracciglio e battere il piede. Consapevoli gli incomodo di dover sfornare essaggi, di dover sfondare il muro di indifferenza e rivolgersi alla quarta parete con le idee chiare, antimodernismo, ritorno all’Io, sperimentazione autoanalitica, cioè tratti distintivi di una generazione che prende forma (vicini quindi alla poetica di un bravo cantautore come Davide Solfrini ce avevamo già apprezzato). Però, attenzione… qualche volta scaraventare l’ascoltatore nel labirinto paga eh… un po’ di sfrontatezza mi aspetto dal secondo album: basso+batteria+chitarra già funzionano.

Tagliente e forte l’inizio dell’album “Mescalina” e “Un po’ di silenzio” meritano più di un ascolto; qualche caduta di tensione successiva viene poi recuperata da una energica “Luen” e dalla bella ballad “Sai ti dirò”. finale al cardiopalma, invece, bello cattivo con Miyagi’s litte tree” (concentrati, Daniel san!) e la ghost track che tanto mi faceva dannare quando compilavo le musicassette (ah nostalgia canaglia…).

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Ocean Cloud - Letters EP COVEROcean Cloud, “Letters” (2014) – WM APPROVED

“Ma da dove sono sbucati fuori questi?”; la domanda andava in loop mentre le tre (sigh) canzoni di questo breve (sigh) ep aleggiavano nelle casse; distillati emiliano di pop britannico che, come tutti quelli che si innamorano dell’inghilterra (penso ai norvegesi King of Convenience) rielaborano e purificano in clichés riconoscibili e suoni distillati i migliori ritrovati della musica britannica, e vai di cori e melodie, di chitarre e controcanti. Il risultato è proprio bello, un atto d’amore entusiasta e catartico per le orecchie, che a volte vorrebbero sentire cantare d’amore, ma sono ottuse dal cinismo trionfante.
Bravi ‘sti Ocean Cloud, che registrano pure ad Abbey Road. Approvo, sottoscrivo e controfirmo.

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meme2 pozzetto

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