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Recensione: Gray, “Sessantanoveincerchio” (2014)

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di CLAUDIA AMANTINI

New Model Label sceglie con ottima cura i propri artisti, un’etichetta che sta aprendo spazi nuovi. E dal suo cilindro è uscito Gray. In realtà un personaggio già in circolo dagli anni ’80 sulla scena rock italiana, uno che ama Iggy Pop, Janis Joplin e Charles Bukowski… mi fa subito scattare simpatia spontanea. Poi ascolti l’album in questione e cresce la stima. Voce molto interessante, molto soul e rock, profonda, gridata, sussurrata e parlata. La musica stende tappeto da rock classico, che ben si lega ai brani.

Se si guarda all’Italia similitudini si posson trovare con Diaframma, Massimo Volume, Diathriba, qual cosina Afterhours, giusto per rendere un po’ l’idea, anche perché “Sessantanoveincerchio” conserva una propria originalià. I brani scivolano via uno dietro l’altro, alternando fasi più rock (Cose, L’essenza) ad altre più romantiche (Ballata per una stella, Silenzio parole), lasciando inalterata l’intensità, sia che vinca la rabbia sia che l’umore sia dettato dalla malinconia.

Un’artista da (ri)scoprire, un album da ascoltare.

SITO UFFICIALE : http://www.grayofficial.it/

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