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Recensione: coreAcore, “Lottoventisette” (2014)

Copertina FronteMi sono spesso lamentato dell’incapacità del pop e del rock italiano di trarre linfa vitale dalla propria tradizione popolare, di non riuscire a rendere fruibile e moderno (absit iniuria verbis) un patrimonio di canzoni, suoni e stili che renderebbero il folk italiano uno dei più interessanti al mondo, ma che, data l’incuria e il disinteresse, è ormai lontano dalle masse e dal mercato, non più vendibile, non più fruibile.
Ci sono riusciti gli americani, che hanno fondato la musica del ‘900 metabolizzando tutto, dal folk scozzese alla musica degli schiavi nelle piantagioni. Noi ci si vergogna pure a tirar fuori gli strumenti; cito di nuovo il buon Maurizio: se uno suonava, una volta tutti ballavano; ora chiamano i carabinieri.

Ogni tanto, qualche oasi, ma giusto per due tarante e qualche intenditore, oasi sempre meno frequentate, tanto che i movimenti politici legati al territorio si rifanno alle tradizioni altrui per avvalorare le proprie: mai capito il gusto leghista per la musica irlandese, quando tra Piemonte e Lombardia ci sarebbero fior di musica e musicisti da valorizzare, dalla musica Occitana alla Ciapa Rusa (pretending to be Irish fa assai più figo).

CoreACore @ Teatro ItaliaRoma, invece, resiste; traballa, soffoca da sola i suoi figli, ma resiste.
Nella sua ferocia e nel suo rimescolarsi, rende tutto romano ciò che tocca, e nei quartieri storici come la Garbatella non ci si vergogna di rispolverare dei grandi come Gabriella Ferri e Franco Califano, le sonorità malinconiche (strofe in minore, refrain in maggiore) della stornellistica romana, patrimoni che altrove hanno messo in cantina e lasciato ammuffire senza se e senza ma.
Roma ha avuto Venditti, il Folk Studio. Roma esiste e, modificandosi nel sangue e nel corpo, esisterà anche dopo che le vecchie pietre si sbricioleranno. Roma trionfa.

feat. Francesco Di GiacomoI meriti del progetto coreAcore, tuttavia, non si limitano a questa operazione coraggiosa di riscrittura pop del passato; il gruppo aggiunge anche 5 pezzi originali e li inserisce in un contesto musicale molto interessante, con un pop gradevolissimo con tocchi prog e di lieve psichedelia (“Nina” dal repertorio della Ferri) e collaborazioni di altissimo livello, l’immenso Francesco Di Giacomo, ospite in “Lella”.
Splendide “I non piango”, un racconto di sentimenti senza filtri e di una dolcezza tenera e violenta da farti mormorare “Roma” a ogni strofa; fulminante “La coltellata”, opening track, che denota anche una cura nella scansione della playlist, che ritma tensione e dolcezza fino alla finale “Roma Nuda” (Califano, il grande, un cantante che non ci siamo meritati, ridotto a personaggio e sminuito come artista). Divertente “L’amore è ‘n’incidente (“che poi del resto non me mporta gnente/ se ste lacrime le butti pe’ sarvà/ n’amore nato come n’incidente/ tra du persone che si sbaglieno a ggirà”) che parte sull’aria di “Daje de tacco, daje de punta” (ok taccio…).

Ps. Ricordarsi di cercare sul TrovaRoma qualche concerto estivo dei coreAcore.

PAGINA FB: https://www.facebook.com/coreAcoremusic

meme sordi

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