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Reload: Massimo

di Flavia Guidi

Massimo Troisi

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A vent’anni dalla scomparsa di Massimo Troisi è difficile parlare di un personaggio tanto amato dal suo pubblico senza ripetere ciò che parenti, amici e colleghi hanno detto, prima e dopo la sua morte. Non posso neppure dire di non dimenticare l’acqua e il gas aperto perché pure questo è già stato detto, e proprio da Troisi. La sua ex compagna e collaboratrice Anna Pavignano, il collega Nino Frassica e molti altri ci hanno detto ciò che speravamo fosse vero: Massimo era nella vita l’uomo che ci ha fatto conoscere con i suoi film. “L’uomo-Massimo era l’uomo-attore, perchè Massimo non recitava. Era se stesso”, dice Frassica.

Timido, voleva però essere accettato per quello che era; fermo nelle sue decisioni, forse caparbio, amava essere amato. Aveva bisogno che la gente gli volesse bene, non ultimo il suo pubblico: spesso mi sono chiesta quanto di lui ci fosse nelle interviste, nei suoi interventi in alcuni programmi televisivi; quanto giocava con la sua immagine di uomo naif, timido e un po’ impacciato che aveva trasmesso coi suoi film? Era fiero o succube di quel “personaggio”? Ho tentato di capire, di rispondere a queste domande, anche se non potrò mai sapere più di ciò che vedo di lui e sento raccontare dalle persone che lo hanno conosciuto.

Massimo, a detta di tutti coloro che lo hanno conosciuto, era un genio. Un genio della comunicazione, assolutamente privo di schermi culturali e intellettuali e che dalla sua timidezza reale aveva saputo far uscire la sua acuta intelligenza, tagliente e disarmante proprio perché appartenente a una persona che usa parole semplici, concetti semplici ma veri, mai banali, da cui anche oggi abbiamo da imparare. In un intervista concessa a Gianni Minà, in occasione della vittoria dello scudetto da parte del Napoli, Troisi si pronuncia su alcuni striscioni con su scritto: “Napoli campione del nord Africa” dicendo: “Io intanto preferisco essere un campione del nord Africa piuttosto che mettermi a fare striscioni da sud Africa…”.

Aveva saputo fare della sua timidezza e semplicità un’arma, a volte dietro cui nascondere il dolore per la sua malattia, altre da cui far uscire messaggi importanti dando loro una veste originale, leggera, comica ma in fondo amara.

Si sa che spesso era “costretto” a fare dell’ironia e “apparire” allegro anche quando non era in vena di battute, ma questa più che ipocrisia è la dimostrazione della volontà di non deludere chi gli stava intorno, chi era abituato a un Troisi sempre pronto a far ridere e sorridere.

Fra le tante testimonianze penso che la più interessante sia quella della sorella dell’attore, Rosaria, non solo perché vicina e profondamente legata a Massimo, ma perché nelle parole della donna si ritrovano quella semplicità e genuinità che ci hanno fatto innamorare di Troisi.

Rosaria Troisi, insieme a Lilly Ippoliti, nel 2011 ha pubblicato un libro: “Oltre il respiro – Massimo Troisi, mio fratello”. Il contenuto ma soprattutto il perchè di questo volume si capiscono bene dalle parole di Rosaria stessa: “Il tempo che passa ti mette in una condizione emotiva di libertà perché sgombra il campo dal peso e dalla fatica del ricordo. Si dice che il tempo è galantuomo, ma al tempo stesso è spietato perché cancella tutto. In questo libro c’è il mio vissuto, la mia storia, e tutto un mondo che porto dentro e che non voglio vada perduto. Mi sono capitate delle cose straordinarie e vorrei che non andassero disperse, ma restassero vive per le nuove generazioni. Volevo lasciare qualcosa che potesse testimoniare questa grande avventura e il privilegio di aver avuto in famiglia una persona sorprendente e così speciale. Era un sentimento incontrollabile che provavo dentro di me e che doveva trovare una sua espressione. Volevo evitare l’implosione”.

Nonostante sarebbe bellissimo sapere cosa direbbe Troisi dell’Italia di questi giorni, penso che i suoi film, i suoi scritti, le sue interviste e le testimonianze di persone a lui vicine possano offrire un esempio di coraggio, umiltà e semplicità ancora oggi valido. In questo modo penso che l’Italia possa ricominciare…Ricominciare da ciò che Troisi ci ha lasciato, che è sempre più che ricominciare da zero. Forse sarà come ricominciare da tre…

 

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