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Raffica di Aprile ’14

Fronte BiancoToo Much Ado, “NO!” (EP – 2014)

Molto rumore per qualcosa, per fortuna, bordello organizzato, per dirla come quelli in quel di Catania quando anche lì si picchiava sulle chitarre. E nel ventennale della scomparsa di Cobain, il post-grunge italiano tira fuori un altro bel disco che picchia e graffia “come ai bei tempi”, con testi in italiano minimali e sottili, anafore (Il rugby di Ele – storie di ordinaria crisi) e frequenti ellissi e vuoti (Mixticanza). Bravi questi giovinotti: una delle “cose” rock più interessanti ascoltate dall’LP dei Venus in Furs dell’anno scorso.

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a4187102328_2Sick et Simpliciter, “Speculation Remixes” (EP – 2013)

Un disco di remix presuppone degli originali da rifare, ma mancandoci l’apografo ci accontentiamo delle tracce antigrafe, a volte poco attarenti, a volte molto, molto interessanti e prossime a certa house sognante ed ingenua degli anni ’90, vero rock’n’roll liberatorio dalle catene del pop radiofonico (un plauso alla traccia “Got”). Apprendo che è un lavoro del collettivo Would Have Been, un collettivo internaionale di artisti e grafici che ha dato vita al progetto. Volentieri segnaliamo.

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coverBlue Dean Carcione / Top Hat Sisters, (split EP 2013)

Ukulele, fisa, washboard. Il curioso inconro fra amanti della musica “roots” dà vita ad un delizioso split EP con una traccia in italiano (“Il mio Cilindro”) e una in inglese (“Lose control”) meritevoli di molti ascolti per freschezza e divertimento. Le “Sorelle Cilindro”, pur non raggiungendo i virtuosismi vocali di certo neo-revival (ad esempio le Puppini Sisters”) sono due cantanti solide e piacevoli. Una vera forza della natura Blue Dean Carcione, che completa questo mini concept album su una crisi coniugale con uno stomp di ottima efficacia che starebbe bene in una puntata di Gommalacca. Sul perché degli italiani si servano delle radici altrui ho spesso detto, ma meglio ribadire: non è affatto strano che una delle poche tradizioni ancora vive e pulsanti sia quella sudista degli States, e non è disdicevole abbeverarsene, perché alla fin fine è importante fare belle canzoni, trasmettere il trasmissibile e fregarsene di etichette e passaporti.

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ZEMAN - ZEMAN EP - coverZeman, Ep omonimo (2014)

Non credo sia molto cauto prendere il nome di mediocre e sopravvalutato allenatore di calcio, sconosciuto fuori dai confini patrii. Per fortuna le radici musicali sono un solido post-punk di scuola Fugazi che trasferisce i giovini friulani Zeman al centro di una delle migliori espressioni del rock moderno, traducendola e declinandola con mano sicura e grande gusto anche melodico, che non guasta. Anche questo è un concept (qui è la crisi del Nord-Est a farla da padrone) e apre la strada ad un futuro album, che a questo punto siamo curiosi di ascoltare.

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