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Recensione: [kaiser(schnitt)amboss/laszlo], “[5(x)5th Season]” (2013)

Umberto Eco ha più volte affermato che l’opera di ingegno non è più del suo autore sin dal momento in cui la canzone viene cantata, il testo recitato o stampato. Volato via, il prodotto è di chi lo cogli1555503_784480128233568_132728833_ne e lo assimila, lo spettatore se ne impadronisce completandolo con il proprio percorso intellettuale ed esistenziale. Ogni opera, quindi, è “aperta”, non finisce con la parola “FINE” in fondo al romanzo (ma qualcuno ancora ce la mette? Mi piaceva il “THE END” nei film western, lo ammetto: significava che potevo andare a comprare i popcorn), e l’autore conviene che sparisca, che si dilegui.

Anche per questo non dirò mai di essere un critico: presupporrebbe la capacità oltreumana di discernere Bene e Male; l’unico modo di parlare di un’opera consiste nel farla fluire in noi dentro substrato delle nevrosi, nei pensieri profondi, nei neuroni che fanno due più due (quattro), e perciò quello che leggete è storia del nostro malessere o di una fugace gioia che annulla lo sforzo che l’autore compie per (com)piacerci o provocarci.

In questo [5(x)5th Season] di [kaiser(schnitt)amboss/laszlo] cinque musicisti, Laszlo compresa, si impadroniscono del lavoro altrui e lo distorcono in cinque nuove interpretazione che rivedono in nuove chiavi uno dei pezzi più inquietanti e duri di “Viva Terror!”: canzone dalle liriche urticanti, talmente scarna che poteva essere rivestita di nuovi abiti. E così è avvenuto: solo ciò che è nudo può ricevere nuovi abiti e rifugio dalla tempesta.

Gianluca Becuzzi, musicista elettronico e artista visivo, ci immerge nella fatica dell’acqua, che richiama il male di vivere (ancora Montale!) di quei versi che rievocavano il rivo strozzato che gorgoglia e la foglia riarsa a terra. Il processo di dissoluzione avviene perché l’oceano ci inghiotte e a nulla valgono i vaghi suoni dell’ambiente che ancora dicono vita. E un pesante respiro tenta l’ultima difesa, l’ultimo sogno.

L’australiano Leon Dalton, professione chitarrista, ha un approccio spiazzante e quasi cocktail nell’incipit, giocando sull’insolito sound dello xylofono, strumento ritmico e melodico insieme,che suona e scandisce insieme come pochi altri strumenti, accoppiandolo a una batteria ossessiva e coinvolgente.

526787_374147162692211_1035375483_nNoisedelik, aka Massimo Olla, vira nel suo stile ambientale e psichedelico in un’interpretazione che richiama le forze inconsce, come se l’inno alla dissoluzione fosse a sua volta dissolto nel magma molecolare della creazione, come lontana eco. Nel mare dei toni gravi, spicca distorta una voce, che emerge, ma non si impossessa della scena, prigioniera claustrofobica del lago di suoni.

[kaiser(schnitt)amboss/laszlo]: emerge l’anima bluesy e cantautoriale che non poco ci aveva intrigato in “Viva Terror!”. Chitarra e voce e sovraincisioni. Gemma.

Colonel Xs ci regala invece una interpretazione feroce e ossessiva, sinistra e catartica insieme, servendosi anche della cantante americana Dana Young che mi dicono essere personagio davvero fuori dall’ordinario. Elettronica e noise del colonnello sempre affascinanti e struggenti.

Sarebbe riduttivo dirlo un disco di remix. È un pasto collettivo che consuma e poi ricrea, una possibilità di edificare dopo che si è decostruito, e crediamo sia un punto e a capo, in attesa di un nuovo album di [kaiser(schnitt)amboss/laszlo] che sarà un punto di partenza verso direzioni imprevedibili.

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