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Recensione: The Star Pillow: “The Beautiful Questions” + “Via Del Chiasso”

Ben due nuove uscite, solari e sonore, per una delle migliori formazioni dell’Ambient italiano in cui ci eravamo già imbattuti tempo fa.

Sull’ambient avevo già detto.

Sull’inattualità e sul bisogno di storicità della musica ci sarebbe molto da dire, ma prima c’è moltissimo da meditare, né possiamo affidarci a qualche pensiero indistinto ed in fieri mentre facciamo scivolare l’indice su tasto di riproduzione.

The Star Pillow – “The Beautiful Questions” (2013)

the+beautiful+questions+coverLe oscillazioni come struttura su cui innervare e suturare un insieme di superfici sonore sovrapposte di percussioni e suoni acustici. Le campane della chiesa sui monti si inseriscono magicamente fra i ricami della chitarre. (On, In… Out). Ma sono vere, quasi le credo parte dell’impasto sonoro.

L’approccio di una musica geometrica e razionalizzante, ma che punta al suono mesmerico, finisce con lo scuotere l’inconscio, che prova a ritrovare un qualche appoggio melodico in un sogno di melodia tradito da un suono ineffabile, sordo alle richieste dell’orecchio che viene eluso e illuso. “The Beautiful Questions” scivola anche nella New Age quando per radi attimi (a metà di The Roots of Amazement) riprende certe armonizzazioni alla maniera di Vincenzo Zitello e di certo filoceltismo folk italico (non credo a una citazione diretta, ma le filigrane a volte coincidono). La terza traccia (Happy to be Dirty) si muove invece fra la psichedelia e il rumorismo, fino ad approdare ad un inatteso finale noise.

Ascoltai per la prima volta le tre lunghe tracce di “The Beautiful Questions” al tavolo di un bar sotto il sole, appesantito dalla fatica e davanti a un buon caffè: la musica fece il suo lavoro e mi ribaltò via dalla realtà, costringendomi a leggere “Il Sistema Periodico” di Levi in uno stato di semi-trance mentre le cose perdevano i loro contorni e la solitudine si faceva più solitaria e oziosa, e, fuggito dal negotium, ne trassi immenso piacere. Lasciai vegetare a lungo il disco per farlo crescere in qualità e si è rivelato ancora vivo e sgusciante ancor oggi.

The Star Pillow meet Bruno Romani- “Via del Chiasso” (2013)

Si cambia totalmente registro: l’ensemble del cuscino di stelle si interfaccia con il sassofonista Bruno Romani e tira fuori un dolente e radicale album di free jazz che non lascia spazio alle geometrie ma si affida all’estro dei singoli, alle dissonanze free e al jazz come “opera aperta”, proiettandola verso direzioni distopiche e struggenti. Una rivoluzione copernicana rispetto all’altro lavoro, da ascoltare in assoluta e totale solitudine, con buone casse adatte al “pianissimo” e una equalizzazione non banale.

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