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Della “Recherche” non c’è traccia…

Il miserrimo stato del giornalismo culturale italiano: non sapere neanche cosa abbia scritto Proust (citare i libri della “Recherche” e poi domandarsi perché Scott Fitzgerald non la contempli nel suo canone).

In un articolo piuttosto bizzarro sul Corriere.it ci godiamo un virtuosismo di fine ignoranza: “ma della Recherche non c’è traccia…”. Mio dio…

Schermata 2013-08-13 a 13.15.26

Nella mattinata di ieri, le vibranti proteste del pubblico e una consultazione di wikipedia fanno sì che l’articolo venga corretto. Nessuno saprà che i tre libri della “Recherche” non sono più libri della “Recherche”… ma nemmeno una riga di scuse, perché basta un click e l’articolo online viene ripulito dell’indifendibile e i rotolini di polvere possono essere spazzati facilmente sotto il tappeto dell’oblio.

Almeno Winston Smith in “1984” per riscrivere la realtà ci metteva tecnica e tempo; chi compiva quell’atto nel romanzo ne sentiva la “colpa” e cercava una impossibile redenzione, mentre ieri è bastato un click, e la coscienza del Corriere è tornata pulita.
Forse indignarsi ormai è moralismo di bassa lega, come lasciano intendere alcuni commenti all’articolo infastiditi dall’indignazione, ma l’ignoranza dei mediocri è un affronto barbaro che merita la rabbia, specie se condito dal pressappochismo di chi non sa mettere nemmeno le parentesi.

In un epoca in cui i mediocri si permettono pure di criticare Beethoven sulla base del loro giovanilismo idiota, non va accettato parimenti chi cita Proust senza una pallida idea di chi egli sia stato o di cosa abbia scritto.

ps. Da quando il nome di battesimo di Tolstoj viene traslitterato in “Leon”?

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  1. Francesco Vitellini
    settembre 4, 2013 alle 12:09 pm

    Però la citazione latina non manca… fa quasi figo…

    Inoltre, scommetto che la giornalista conosca benissimo le “cose” dei vari Volo, Gramellini, Moccia e James (quella delle sfumature).

    Che vuoi che sia il fatto di non conoscere Proust? Mica è uno vendibile, no?

  2. Franciscus wm
    settembre 4, 2013 alle 8:59 pm

    Concordo: ma Alain Proust non guidava le Ferrari negli anni ’80

    • Francesco Vitellini
      settembre 6, 2013 alle 10:47 pm

      già. All’epoca era in Mc Laren

  3. Francesco Vitellini
    settembre 6, 2013 alle 10:47 pm

    L’ha ribloggato su Strinature di saggezzae ha commentato:
    Giornalismo culturale 2.0

  4. settembre 7, 2013 alle 12:40 am

    L’ignoranza di quella frase è veramente fine.
    “Della Recherche non c’è traccia”. Santo cielo.

    • Franciscus wm
      settembre 8, 2013 alle 9:59 am

      Io ho ancora i fremiti di orrore… ma gli alfieri del buonismo non sopportano che ci si scandalizzi dell’ignoranza

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