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Recensione: Moustache Prawn, “Biscuits”

di Gustavo Tagliaferri

Moustache PrawnPuò esistere, direttamente dalla Puglia, il desiderio di abbandonare ogni tentennamento ed imbracciare un paio di chitarre per darsi alla pazza gioia? Assolutamente sì, e fa sempre piacere venirne a conoscenza, senza ridursi esclusivamente a presunti recuperi di tradizione, e magari addolcendosi un po’.
“Biscuits”, appunto, come vengono intesi dal trio che si nasconde dietro i Moustache Prawn. E la prima cosa che salta all’orecchio è la presenza di una proposta già sentita e non troppo esaltante come quella di un rock vicino alla corrente Strokes-Bloc Party, ascoltando brani come “Mixer”, “Oil” e soprattutto “A Lucky Charm”.
Eppure sorprende come all’interno di questi non manchi la sorpresa di turno, capace di renderli maggiormente godibili. Come non vengono meno quei brani che dimostrano come questi ragazzi abbiano voglia di scrollarsi di dosso certi stereotipi, passando dalla cureiana “Crucus” alla tirata “I’m Trying”, dalla funkeggiante “Never Think So Long” al punk-wave di “How To Grow Up Moustache?” fino ai più intricati otto minuti della conclusiva “Nail Hand Wrist”.

Quale più quale meno, sono episodi che contribuiscono a dare ai Moustache Prawn una marcia in più. Un esordio gradevole, che lascia le porte spalancate ad un futuro più felice.

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