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Reload: Scrivere per ricominciare (ovvero la Repubblica delle Idee)

di Flavia Guidi

Che strana estate è questa 2013…

D’altra parte c’era da aspettarselo: sapevamo già che a causa della crisi molti non si sarebbero potuti permettere grandi vacanze come gli anni passati. Anzi, alcuni addirittura staranno a casa a lavorare come e più dell’inverno appena trascorso, sperando in un aumento o in un rinnovo del proprio contratto lavorativo.

C’è posto in tutto questo trambusto e malcontento per la politica? Non mi riferisco alla “politica”, ma alla Politica, arte del governo della polis, figlia della dialettica e del pensiero.

165017089-2036cc73-fac4-4684-8d8c-96aa15843867Quando la speranza sembra morta da tempo, come ci si può dedicare al libero scambio di opinioni, cercando di ascoltare chi ogni giorno racconta che cosa succede al nostro paese? Già l’anno passato il quotidiano nazionale “La Repubblica” organizzò a Bologna quattro giornate all’insegna della cultura con “La Repubblica delle idee 2012”.
Quest’anno, dopo aver fatto tappa a Torino in febbraio e a Bari in aprile per due anteprime, dal 6 al 9 giugno “La Repubblica delle idee 2013” è approdata a Firenze. Ezio Mauro, direttore del noto quotidiano, spiega lo scopo principale di questa iniziativa: “E’ l’occasione per far incontrare i lettori con gli autori del giornale, mettendo in movimento per qualche giorno un mondo culturale, attorno ai temi dettati dall’attualità”.

Inutile dire che il successo è stato enorme, tanto da far pubblicare i dialoghi, le interviste e i dibattiti della manifestazione in otto libri tascabili, che usciranno ogni venerdì e sabato assieme al quotidiano fino al 3 agosto. Insomma, un quadro non certo semplice e omogeneo, un’Italia dall’umore sempre altalenante fra sfiducia e voglia di ricominciare.

223907501-beb6a6fc-6812-4fcf-9cd8-3a40f5b055ceRicominciare” è la parola-chiave della quattro giorni di Firenze, dal titolo: “Scrivere per ricominciare” ed è anche ciò che Ezio Mauro augura al suo paese, dicendo che “un giornale deve raccontare l’attualità, ma anche immaginare un domani. Magari migliore.”. Così, fra i tascabili che “La Repubblica” ha già cominciato a diffondere come allegati, quello di Alessandro Baricco sembra essere il centro nevralgico di ciò che gli incontri di Firenze hanno voluto dire al proprio pubblico.

Nel piccolo saggio è racchiuso l’intervento dello scrittore del 6 giugno nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Baricco rivela la difficoltà incontrata nel cercare un titolo per il proprio intervento, che si propone lo scopo di parlare di “cambiamento”. E proprio a causa di questa iniziale difficoltà egli ha intitolato il suo monologo: “Le parole esatte da cui ricominciare”.

230609989-15d0e9ff-4aae-4127-947a-d2bcfb02ad55Con grande disincanto e semplicità lo scrittore afferma che la politica italiana è stata teatro di continue promesse di cambiamento che o non sono state mantenute (il “Miracolo italiano” berlusconiano), o non sono mai giunte “oltre il primo capitolo” (il PD). E’ difficile quindi dire: “Cambiamo questo paese” senza raccontare una storia stanca… “Nessuno se la beve più”.

Tuttavia Baricco ritiene che bisogna credere e “raccontare” ancora una volta la “storia” del cambiamento. Da scrittore egli ha cercato delle parole, poche, che possano essere utilizzate per narrare la svolta di un paese: educazione, cittadinanza, cattiveria, speranza.

(continua)

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