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Recensione: Fargas, “in balia di un dio principiante” (2012)

Fargas in balia di un dio principianteUn disco fatto di caldo e freddo, pioggia e neve, come se la pelle, nostro ultimo confine dal mondo, avesse selezionato schematismi per filtrare la realtà; musica che addolora, esalta l’istinto di sopravvivenza (“Rogo a Parigi”). La poesia che colora le pareti è narrazione di sentimenti, focalizzazione e straniamento che vela fatti e situazioni, come il delicato incontro di “Dolce Amica” dove la morte cala un sipario su un sentimento che continua il suo tenero loop.

la distanza di un terzo piano e una finestra segnano un abbandono (“La gente si affolla”, il refrain più tagliente) la fuga dall’esistente e dal vissuto si rivela necessaria, perché la realtà e assediata da un’oscura minaccia come in “Mi vennero a cercare le mosche” e “Francesco” (in criptico e tenue dialogo con “Cercando un altro Egitto” di De Gregori, altra canzone di fuga).

I testi di Luca Spaggiari, mai banali, velano e disvelano come la maschera che egli stesso ha scelto, barba e occhiali scuri, che fanno vacillare l’ascoltatore, incerto se il tutto sia dolorosa autoanalisi simbolica o poesia leggera ed esangue, ironia o sangue e pelle scorticata. La voce alterna sussurri e grida e invera le parole con accenti di sincerità che muovono e commuovono, sostenuta da un suono dritto e deciso, tra psichedelia e grande rock italiano di -anta e passa anni fa, senza concessioni ai suoni alla moda e ai sequencer.

_MG_0701Spicca “Dio Principiante”, delicato blues minimale e floydiano sulla provvisorietà della nostra visione del mondo; il divino montaliano della Divina Indifferenza lascia invece spazio alla presenza di un dio maldestro che ci lascia in preda a contrasti di colore, sensazioni sfuggenti e alcooliche. Musicalmente un pezzo semplice e accattivante, che sprigiona un’inquietudine sognante che ha pochi pari… psichedelia pop d’autore.

Che disco questo dei Fargas! Soldi ben spesi, attesa dell’arrivo del plico da Snowdonia pienamente ripagata. Un disco che richiede moltissimi ascolti, necessari per smarrirsi nel labirinto di specchi perché ci illudiamo di cogliere una nuova allegoria, un sovrasenso per poi perdersi, come quando si metteva sul piatto “Rimmel” o un disco di Rino Gaetano o Faust’O. Bei tempi: questo disco li ricorda in maniera prepotente.

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SITO DELLA BAND

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Facciamo qualche domanda al frontman del gruppo Luca Spaggiari, che ringraziamo per la disponibilità

Out. Da un punto di vista musicale siete, passatemi il termine, inattuali: quali sono le influenze musicali di Fargas?

Luca Spaggiari. Inattuali sicuramente, siamo cani sciolti, senza vincoli. Vincoli creativi ma anche discografici… che tutt’ora, si dice di no… ma esistono… e pure molto stretti talvolta.
Le influenze sono molteplici ma sopratutto molto differenti, ognuno di noi proviene da un mondo di ascolto molto distante, dal metal hard core al cantautorato per passare dalla psichedelia fino al folk. Le influenze vere e proprie non ci sono, quindi io (Luca) compongo ma sottopongo alla band il tutto al fine di avere arrangiamenti che rispecchino ognuno di noi, al fine di un progetto coeso, ma anche di una sicurezza manifesta nei live, senza togliere o regalare nulla a nessuno. Per noi ha la stessa importanza una parola quanto una battuta di rullante.

O. Questo rivestire i testi di una tensione misteriosa è scelta consapevole e costruzione retorica o istinto?

L.S. Istinto. scrivo talvolta prima la musica poi il testo, molto spesso il testo poi la musica, quando mi ricordo , chiudo gli occhi e lo faccio assieme. Il tempo è comunque lo stesso. Una composizione dura cinque miniuti, almeno quanto la primordiale idea di arrangiamento. La deformazione a dare significato a tutto ciò che scrivo è la parte irrinunciabile; so sempre , appena ho carta e penna alla mano, dove voglio arrivare. Talvolta amo raccontare storie, talvolta fotografarle con un fermo immagine. Non cerco ermetismo o nulla che possa essere superiore alla mia personale cultura o comprensione, ma amo poter dare una chance di lettura o chiave di lettura a tutto… ciò che cerco io abitualmente nella forma ‘canzone’ di altri autori. La tensione al mistero forse deriva da esperienze personali talvolta sproporzionate all’età in cui mi si sono presentate, questa , come dice la mia analista, è la parte di ricerca interiore che metto nella scrittura, come un’autoanalisi.

O. Domanda inevitabile: esiste ancora un pubblico per canzoni di grande spessore emotivo e musicale? A proposito: le vostre lo sono…

L.S. Grazie mille per il complimento e la domanda. Non credo ci sia una pubblico per questo tipo di canzoni, pur avendo a mio parere, una forma popular. Importante oggi sono leggerezza ed immagine. Sono i nuovi anni ottanta ma senza, purtroppo, la stessa professionalità .

O. Cd nel lettore e libro sul comodino?

L.S. Anche. Ma preferisco vinile nel giradischi e libro in valigia…

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