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Out intervista… Snowdonia (Cinzia La Fauci)

Manifesto-SnowdoniaUn’anomalia italiana, dice bene l’articolo scovato in rete. Snowdonia, label che più indipendente non si può, nasce in una città musicalmente a zero come Messina e porta avanti un suo discorso musicale, estetico e culturale estremamente eclettico, incredibilmente coraggioso. Snowdonia è apprezzata da chi non ama etichettare le note e preferisce alle parrocchie indie piene di uniformi (pantaloni a sigaretta e frangetta alla francese -cit.-) uno sparuto gruppo di fedeli ascoltatori che ha decretato un piccolo, ma meritato successo di iper-nicchia. Mixtapes, compilation a tema, elettronica, no wawe, pop d’autore: se avete di affrontare il loro fantastico sito internet, costruito negando tutte le linee guida dei web designing contemporaneo (spacchiosissimo!), siete pronti per un viaggio musicale affascinante e polidimensionale, dove un fanciullesco postmoderno vi travolgerà. Nascosto nelle sue pieghe tutto il mondo snowdoniano, compreso il mio vecchio articolo di quando avevo tutti i capelli neri, o quasi.

Dopo tanto tempo, miracoli della Rete, ritrovo Cinzia e posso porle qualche domanda.

Out. Cosa è Snowdonia? Cosa è cambiato dal 1998, quando ti intervistai per il mensile “Quartiere”?

Cinzia La Fauci. Per noi nulla, abbiamo trovato il nostro “centro di gravità permanente”. Continuiamo a tirar fuori dischi con lo stesso spirito e con la stessa passione di quando abbiamo iniziato, nel 1997. E’ tutto il resto che è cambiato. Non è certo la sede per fare un’analisi sociologica approfondita ma direi che la rivoluzione del web, strettamente connessa alla rivoluzione messa in atto dal capitalismo 2.0, ha prodotto un senso generale e diffuso di stanchezza, noia, superficialità. E’ sempre più difficile che un essere umano si entusiasmi davvero per qualcosa, figuriamoci per un disco.

O. Se dico “Indie” tu cosa mi rispondi? Ma esiste una scena Indie in italia?

C.L.F. Boh. In realtà non abbiamo neanche capito bene cosa si intenda per “scena indie”. La colleghiamo a qualcosa che ha a che fare con il seguire determinati gruppi, di solito non propriamente “geniali”, in determinati locali, ordinando un gin tonic dietro l’altro, soprattutto il sabato sera. Mi sa che noi non siamo indie.

snowdonia_coverO. Quali sono i dischi di Snowdonia a cui sei più affezionata?

C.L.F. A tutti, però ci sono diversi dischi che, probabilmente a causa del loro carattere “avant”, hanno venduto pochissimo ed è un vero peccato. Siamo molto affezionati a questi figli geniali e problematici: l’omonimo dei Magic Secret Room, Cantina tapes di Gomma Workshop, Fobetore dei Suono C…

O. Snowdonia si è sempre distinta per il coraggio e la sperimentazione musicale ed estetica: è stata fruttuosa come strada?

C.L.F. Ricchissima di soddisfazioni, da un punto di vista artistico. Siamo fieri di aver pubblicato i dischi che abbiamo pubblicato. In termini economici direi un disastro, una vera apocalisse.

O. Domandina facile facile: disco nell’mp3/cd/stereo e libro sul comodino.

C.L.F. In questo momento “Marco Polo” di Flavio Giurato e la biografia di Albano Carrisi (@___@ ndr). E Raymond Chandler, “Ancora una notte”.

Fatevi un giro anche sul loro sito su Bandcamp. Qui invece un bel video della band di Cinzia, i Maisie (e ai barrettiani fischieranno le orecchie!).

  1. Franciscus wm
    luglio 12, 2013 alle 5:57 pm

    Ho recuperato il mio vecchio articolo

    Quartiere n.9 – Novembre 1998

    Una casa discografica messinese esalta il mercato underground

    Messina d’avanguardia: il caso Snowdonia

    È notorio che Messina gode di un totale discredito da parte dei media nazionali: se ne parla poco e male, quasi che tutto ciò che contiene si riduca ad un ponte da costruire o ad un Palazzo di Giustizia inquinato da troppi sospetti. Da qualche anno, però, circola nella stampa musicale specializzata un nome rispettato e ammirato, Snowdonia. Si tratta di un’etichetta discografica messinese di musica molto fuori dagli schemi che ha avuto, anche all’estero, recensioni dove si sprecano frasi come “disco imperdibile” e “prodotto eccellente”. Cosa assai strana, nessuno sembrava saperne nulla; zero quasi assoluto anche dopo aver chiesto in giro per mesi. Abbiamo chiesto il perché a Cinzia La Fauci (boss dell’etichetta) che risponde con un certo sconforto: “Non abbiamo mercato qui, non ne so i motivi, nè mi interessa fare analisi sociologiche. Ci sono scarsi stimoli e non so da chi o da cosa dipenda. Non ho nemmeno contatti con le radio messinesi”.
    Quindi Snowdonia vende fuori, cercando nel resto d’Italia o all’estero orecchie disposte ad ascoltare cose che escano fuori dai canoni abituali. Senza un vero distributore, gli snowdoniani contattano i negozi specializzati o vendono per corrispondenza, riscuotendo consensi anche da radio coraggiose che non trasmettono solo Ramazzotti o i complessi finto-alternativi con contratti miliardari: “Conoscendo gruppi molto validi – continua Cinzia – avevo il sospetto che esistesse molto altro dietro queste realtà: basta improvvisarsi esploratori e scoprire che c’è molto di valido in giro, ed ho voluto canalizzarlo in delle compilations per dimostrare il contrario a chi dice che da 20 anni in Italia non esiste nulla. Basta alzare il coperchio per vedere formicolare idee, immagini e stimoli”. La ricerca sembra avere avuto ottimi frutti: sui dischi si notano nomi italiani, ma anche gruppi provenienti da tutti gli angoli del globo. I generi più stimolanti e innovativi sono tutti rappresentati, il drum’n’bass, la jungle, il jazz rumoristico e schizoide fuori dagli schemi classici del be-bop, e i risultati sono sorprendenti, pochi minuti di ascolto convincono della bontà delle scelte snowdoniane. I prezzi sono modici, nonostante la qualità e la quantità di musica per disco. La prima incarnazione di Snowdonia è stata una rivista amatoriale, pubblicata dal 1984 al 1989, che parlava di musica con ironica e ludica allegria, per approdare poi alla creazione di una vera e propria etichetta che, oltre alla distribuzione di numerosi titoli altrui, comprende cinque produzioni proprie, tra le quali raccolte come “Orchestre Meccaniche Italiane” ed il curioso progetto di “Snowdoniani baccelloni invadono Megaton 4” ispirato ai film di fantascienza: “Mi piace affiancare alla musica le altre mie passioni, il tema qui era di creare un’ideale colonna sonora per il proprio film di fantascienza. Presto uscirà una “Gastro Compilation” dove abbineremo la musica alla cucina ed il libretto sarà un vero e proprio ricettario internazionale con i piatti preferiti che ogni gruppo ci ha proposto”. Grandissima attenzione viene da loro rivolta al cinema, specie quello ritenuto “minore”, con un catalogo di 4000(!) b-movies. Il colloquio si conclude con l’ascolto di una traccia (entusiasmante) dal lavoro dei Monophon, con l’amara sensazione che Snowdonia sia un patrimonio assolutamente sprecato per Messina. L’indifferenza che la città nutre per l’etichetta non è reciproca (“La Sicilia è un posto bellissimo dove vivere”, ci confida Cinzia), ma l’annullamento delle distanze operato dalla comunicazione via Internet permette un dialogo quasi immediato con il resto del mondo, dove esistono varie nicchie di mercato molto ricettive ed attente ai suoni propagati da Cinzia e i suoi. Snowdonia potrebbe essere nata ovunque, dalla voglia di osare di un cittadino del mondo in qualche altro angolo del pianeta, essendo forzatamente slegata dalla propria realtà territoriale; Messina, invece, tace quieta e stende un fitto velo di silenzio su chi non ha voglia di omologarsi: “Pochi soldi, ma tanta passione. Andremo avanti”.

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