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Beatles 13. Beatles for Sale (1964)

c_4_front_2La ristampa da edicola ha già da tempo esaurito le sue uscite. Nel frattempo quelli di Repubblica hanno messo in circolo il catalogo dei Colplay, gli opera omnia dei Pink Floyd e già fa capolino “Sesion Cubana” che inizia la collezione di Zucchero Fornaciari, disco che non comprerò solo perché me l’ero fatto regalare per Natale (sulle mie frequentazioni col mainstream stendo un pietoso velo, o la Claudia vorrà la mia testa su un piatto d’argento).

Dicevo, ah sì, che i Beatles hanno chiuso sulle edicole mentre io me ne sto ancora impantanato ad ascoltare “Beatles for Sale” (d’ora in poi B4S) senza capirci una beata Acca.
“Vendonsi Beatles” così titolarono i giornali sulla discesa dei Quattro nel Belpaese (1) e questo è un disco che raccoglie singoli che hanno di sicuro raccolto più danaro del PIL di Singapore, eppure non mi convince.

Tempo fa, nell’ultimo articolo della serie avevo raggiunto una soluzione che mi pareva solida: ascoltando i loro primi vagiti, ritenni i primi Beatles portatori di una tecnica e di un sentimento musicale superiori, tutt’altro che una sterile cover band per adolescenti in crisi ormonale. B4S mi ha gettato nello sconforto, invece, perché anche se il suono è pulito (pure troppo) e il tutto non suoni malaccio, è un ammasso di pezzi senza organicità, senza quel nerbo rock ‘n ‘roll (tranne le gradevoli “Rock and Roll Music” di Chuck Berry e “Honey don’t”) che animava il coevo “With the Beatles”. B4S è un disco commerciale nel senso più pieno del termine: le adolescenti volevano sentirsi raccontare storie di ragazzi che vanno via da una festa per non rovinarla con le loro paturnie (“I don’t want to spoil the party”), i pianti di chi non riceve risposte d’amore (“No Reply”) o certi piagnistei caramellati di “I’m a loser”: almeno Beck trent’anni dopo avrebbe chiesto di essere terminato (“I’m a loser, baby, so why don’t you kill me?”) loro ci fanno su la canzone del perdente e contento, che gongola a ritmo di beat.

B4S è un disco da avere giusto perché soffrite come me la sindrome del “detesto buchi nella collezione”. Una serie di singoli incollati in un 33 giri che avran pure fatto la storia del pop inglese, ma non a caso in edicola è stata la tredicesima uscita, o il pubblico sarebbe scappato a gambe levate.

Mi contraddico con quanto dissi in passato: disco sotto la sufficienza.

______

(1) Vaghi ricordi da un libro “I Beatles in Italia” che elenca certosinamente tutto lo scibile beatlesiano in Italia, dai dischi ai pupazzi.

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