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Raffica di Cantautori di Maggio

meme cantautori

Indietro tutta! Il vintage si sta prendendo i nostri salotti, le foto dai colori giallastri di Instagram, gli armadi che pullulano dei vestitini ye-ye: attendo solo la cotonatura dei capelli. Niente di strano se lo stereo risenta di questo continuo passo del gambero, di questo cercare orizzonti di senso negli strumenti acustici e le tastiere valvolari, nel vago blues e nei giri di sol, in quell’America che non vorremmo finisse mai.
Dovremmo fare forse un immenso reboot della Storia per poter fare e dire qualcosa di nuovo, per osare, ma dato che ci è rimasto solo parlare d’amore, non ci resta che deporre le armi e arrendersi al sentimento di un mondo rosa confetto e sperare che qualche autore riesca a trovare in questo vuoto di senso una melodia giusta, un giro azzeccato e ci levi via dalla noia. Per un giorno il cinico prova a foderarsi gli occhi di prosciutto e a credere che esistano i sentimenti vagheggiati dai poeti e invocati dai loro carmi, nella speranza di non fare la fine di Jacopo Ortis. Poi evocheremo il cinismo e tutto finirà.

cover Battisti 600x600Nicola Battisti, lp omonimo (2013)
Cognome pesantissimo per uno che vuol fare il cantante. Immagino che dovrà convivere con la domanda “ma sei parente di…?” da tutta la vita, come chi si chiama Marina è ossessionata da quelli che cantano loro la canzoncina “Marinaaaa Marinaaaa Marin….aaaaarghhhhh” (tonfo sordo sul pavimento). Il disco vuole essere un inno all’amore e al tempo in cui all’amore ci si credeva, si compravano i 45 giri e si sognava su una nuvoletta rosa (vabbè poi arrivarono i capelloni e tutto cambiò, signora mia…). Strumentazione vintage (pure un mellotron ç_ç), canzoni che raccontano per metafore ed ellissi il sentimento di sentirsi fortunati ad amare o sul bisogno di esprimere i propri sentimenti. I testi sono lineari ed essenziali (ci ritroviamo anche le rime cuore-amore). Interessante l’inserto surf di “Piove” e un’apertura agli stilemi beat che hanno fatto la fortuna del pop italiano e che riemergono dai vecchi dischi degli anni ’60. Bella la voce di Nicola.

www.cabezonrecords.com

Alessandro romeo_cover_smllAlessandro Romeo, “Tesi di Redenzione” (2013)
È l’ironia bohemien che riscatta un disco che poteva avere altri esiti. Di fronte ad una veste molto essenziale, troviamo invece testi narrativi e divertenti, autoanalisi di chi piange in versi ed ama in musica. Belli gli scorci metropolitani di un’umanità povera e sorniona (“La Casona”) e lo swing (vintage estremo :P) di “Karrina”. Metafore (che significheranno i dolenti versi di “Zoo”? il disagio sociale degli anni Zero?), mezzeparole ed ellissi, sorridenti ossimori: “Tesi di Redenzione” prende con dolcezza il suo ascoltatore per mano e lo conduce in un mondo variopinto e dolce dove lo sguardo ad occhi socchiusi del Romeo ci fa fare qualche giro di danza. E meno male, ci vuole ogni tanto.

www.alessandroromeo.net

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