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Sulla sperimentazione

 

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Dichiaro morta la SPERIMENTAZIONE CHE NON SPERIMENTA!”, altro che non voler imparare gli strumenti nascondendosi dietro farlocche pretese dis-imparatorie! Signori, la MUSICA è una parola elevata; quella che intendete voi è la musicoterapia per infanti ritardati che battono i campanellini”.

di COLONEL XS

Con questa spietata e perentoria affermazione, pubblicata alcuni giorni or sono sulla mia pagina FB, volevo porre l’accento sulla faciloneria con cui tanti (sempre più, ahimè) si elevano al rango di musicisti elettronico-sperimentali. Da tempo assistiamo al sempre più ingombrante uso del computer, che sostituisce lo studio di registrazione (costoso e già per questo fonte di una prima scrematura), e al proliferare etichette casalinghe, nel migliore dei casi, quando non addirittura inesistenti o puramente virtuali.

Come può un consumatore differenziare ed orientare i propri ascolti tra una ragionevole offerta via web e la deviazione/distrazione data da una ciurma di “amiconi/perditempo/provocatori”, se non dopo una ragionevole perdita di tempo, per l’appunto?
Spesso purtroppo si uniscono anche musicisti affermati e/o storicizzati, che, fermi nella loro autoreferenzialità non sanno più discernere tra la mera qualità di un suono e la compiutezza di una “composizione”, sia essa canzonettara o puro ambiente sonoro; così come tante
labelunderground “ufficiali” che non possono più far altro che sparare nel mucchio e cercare di imbroccarla giusta, sempre che non limitino anch’esse la scelta su parametri “amicali”.

E qui casca l’asino: basta forse la qualità sonora sempre più facile da raggiungere – o, meglio, imitare – (ah, la “cameretta-generation”…)? Serve a qualcosa infestare il web con un’inondazione di gigabyte di cazzate, tra cui è sempre più difficile districarsi?

Nossignori! Non giova a nessuno: né a chi la musica la fa, né a chi ne è un semplice fruitore. L’unico risultato sulla distanza è la disaffezione per la ricerca (in tutte le sue accezioni). Cerchiamo il nuovo nel vecchio, proprio perché il “nuovo” ha cessato la sua spinta verso le “nuove frontiere”, verso un “oltre” che è (era) sempre un po’ più in la, continuando ad attorcigliarsi e contorcersi (al pari di una serpe cui è stata mozzata la testa – si, la testa, notoriamente sede dell’intelligenza e dell’ingegno), perdendosi nel mare dell’ovvietà.
Questo mentre da più parti si corre ad elevare a “nuova” (che palle!) Bibbia il saggio “Retromania” di Simon Reynolds, spesso portato ad emblema proprio da coloro che, come già dall’enunciato, “rinunciano ad imparare l’uso e la pratica di uno strumento” nascondendosi dietro banali citazioni di Tzara o Picasso (roba vecchia di un secolo o giù di lì, dunque), annunciando l’importanza (o piuttosto l’impostura?) del dis-imparare.
Bene. Il dado è tratto, come diceva qualcuno, e il mio punto di vista mi sembra chiaro.
Si apra il dibattito!

Il vostro amato (od odiato che sia)

 colonel XS

Categorie:Musica Tag:
  1. toso
    maggio 9, 2013 alle 10:25 pm

    ANCHE PERCHè CHI COMPONE LA NUOVA MUSICA “ELETTRO SPERIMENTALE” SPESSO è PIù UNO CHE SI DEDICA ALL’INGEGNERIA DEL SUONO FATTA DI NUMERI E PARAMETRI PIUTTOSTO CHE LASCIARSI ANDARE ALL’EMOZIONE CHE UN SUONO PUO PROVOCARE.

  2. Gio
    maggio 9, 2013 alle 10:46 pm

    Personalmente, quando ascolto un brano focalizzo sui suoni, il brano mi puó piacere o meno a prescindere da chi o con quale criteri sia stato fatto. Vero é che l’universo musicale é affollato, pieno di gente dedicata alla ricerca di clamore, piú che alla ricerca sonora. Ma visto che l’industria musicale é in piena fase di cambiamento, vivo con la speranza della naturale estinzione di alcuni soggetti… a buon intenditor poche parole

  3. Franciscus wm
    maggio 11, 2013 alle 4:06 pm

    Bella riflessione; alcune osservazioni sono dati di fatto incontrovertibili. C’è troppo materiale in free download, tonnellate di roba: chi prova, per lavoro o per follia fanzinara, a mettere ordine critico può lasciare ogni speranza. Spero comunque che la “scena” elettronica ci potri “oltre”, oltre i limiti, l’orizzonte di ciò che è dato, perché il conservatorismo musicale degli altri generi è a volte soffocante e sterile.
    C’è da dire che sull’uso del computer, non so se dare ragione a chi dice che è uno strumento diverso, ma pur sempre uno strumento in mano a musicisti abili o meno abili, oppure a chi afferma che il computer heideggerianamente non sia neutro, perché non esiste una Tecnica neutra, perché ti spinge ad un uso ingegneristico e formale, non creativo.

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