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Raffica bis di Lp di Aprile

Sia chiaro: non è l’adesione a uno stile che rende indimenticabile un prodotto artistico. Ci sono state epoche storiche in cui c’erano delle linee guida estetiche che tracciavano dei solchi in cui inserirsi quasi obbligatoriamente: penso ad esempio al Barocco, quando pochi si opposero alla poetica della “maraviglia” del Marino

E’ del poeta il fin la meraviglia,
parlo dell’eccellente e non del goffo,
chi non sa far stupir, vada alla striglia!

e chi non stupiva con metafore ed analogie poteva andare a ferrare cavalli e spalare guano, altro che poesia.

Il problema è che da un po’ son saltati gli schemi, la post-modernità ci ha bell’e fregati… spezzate le barriere in nome di una democrazia estetica che mescola Alto e Basso, confusi i codici perché tutti si credono Gadda o Consolo.
I musicisti son fregati due volte dall’immanenza delle discografie che stanno tutte in un ipod, perché i Maestri ti guardano grifagni dal passato, e tutto è reperibile in mp3 e su Youtube, tutto è ascoltabile, facilmente spalmabile su prodotti che non hanno binari estetici da seguire se non il mercato in cui si incanalano. Rari i cani sciolti, rarissimi  e preziosi (mi piace ricordare il disco di Kaiser Schnitt Amboss Laszlo) ma va capito chi cerca una cifra abbracciando codici o tentando un loro superamento dialettico. E un mondo difizile, un futuro insierto…

Nuur Paradisi ArtificialiNuur – Paradisi Artificiali (2011)
Venerati Maestri! Ecco cosa esclamano le melodie di questo interessante gruppo Prog psichedelico. Un disco coraggioso che collega Mike Oldfield della opening track “Eremo”(con un pesante omaggio a Tubular Bells) e i Pink Floyd prima di “More” poi quelli di “The Wall”. Un disco che cerca la bellezza e in più pieghe la trova. Belli i testi, che navigano nell’inconscio e nell’incubo del quotidiano. Mi è particolarmente piaciuto un (involontario?) omaggio fra le righe a “Felona e Sorona” de Le Orme nella traccia finale (“Spleen”). È un lavoro che prova l’imitazione, l’emulatio competitiva con i giganti degli anni ’70 innervandola con lacerti sonori successivi e una verve smaliziata più moderna. Bravi, ci vuole un coraggio da leoni solo a concepire un disco come “Paradisi Artificiali”.
https://www.facebook.com/pages/NUUR/132962636729350?fref=ts
http://www.myspace.com/nuurband

TUNATONES_Front_CoverTunatones – “Vulcano” (2013)
Sarà che mi sto smazzando la discografia dei Beatles per imparare l’ABC della musica, ma le orecchie sentono sempre più bisogno di r’n’r bello ignorante, che celebri l’energia della volizione, il disimpegno rispetto al grigiume borghese, nonché il “lassàteme pèrde” che invade ogni fibra dell’essere non appena il mondo alza l’asticella della sua intolleranza nei miei confronti. E vai di Chuck Berry, primi Beatles, ma anche di Stray Cats.
E poi arrivano i Tunatones a intercettare questo desiderio di vita con il loro rock: meno filologici di una cover band, più interessati allo spirito che ad una resa in fotocopia dei modelli. Disco energico e frizzante, che mischia rockabilly, inserti bluegrass (splendida la coda di banjo in “Me and my motorbyke”, inattesa), bop e anche surf tarantineggiante. Meraviglioso il tris in medley di pezzi di pezzi hard rock come Hell’s Bells degli AC/DC smitizzata e rinfrancata da una sfrontatezza che le dà una nuova coloritura.

https://www.facebook.com/Tunatones?group_id=0

L'OccasioneCorrado Meraviglia – “L’occasione” (2013)
Non è da molto che ho deposto l’ascia di guerra nei confronti dei cantautori in generale e di quelli contemporanei in particolare, col risultato che riesco ad accostarmi al complesso e metaforico mondo di Corrado Meraviglia con sufficiente rispetto che non avrei potuto avere solo poco tempo fa.
E se la metafora delle scatole di un trasloco mi perplime alquanto (“Scatole”), comunque  mi si porge l’occasione di vivere qualcosa senza dire troppe cose (la splendida “L’occasione”, opening track).
E non che ci sia molto da dire, perché nei dischi dei cantautori le parole devono cantare, mica le recensioni. Il link sta qui sotto, perciòdate una possibilità a questo disco complesso, non facile, ma che darà notevoli soddisfazioni se coltivato lentamente, solipsistico quando è necessario (“Lampione”, bellissima), rock quanto basta.
Corrado ci dona la sua confusione, una filastrocca che ci fa stare bene. La accogliamo volentieri.

https://www.facebook.com/corradomeraviglia?fref=ts
http://corradomeraviglia.bandcamp.com/

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  1. aprile 15, 2013 alle 9:54 am

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